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          <title>La Página Millonaria</title>
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            <title>La Página Millonaria</title>
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          <title>Inizia l&#039;avventura</title>
          <link><![CDATA[https://lapaginamillonaria.com/riverplate/Inizia-lavventura-20140107-0006.html]]></link>
          <pubDate>Fri, 19 Oct 2018 02:06:08 -0300</pubDate>
          <description><![CDATA[il-river-plate-inizia-lapreparazione-al-final-2014 <p><span style="background-color: #141414">(por/di Andrea Ciprandi) Anche quest’anno la preparazione si sta svolgendo a Tandil. La Banda si tratterrà nella località nel cuore della Provincia di Buenos Aires per rodarsi al meglio in vista del prossimo campionato, che inizia la seconda settimana di febbraio. Sempre in quest’ottica sono state confermate anche quattro amichevoli: una con l’Estudiantes e le tre tradizionali col Boca.</span></p>
<p><span style="background-color: #141414">A poche settimane dall’elezione della nuova dirigenza capeggiata dal presidente D’Onofrio, da cui è dipesa la conferma di Díaz, il River inizia un nuovo semestre ma soprattutto un nuovo ciclo con la ferma intenzione di vincere un titolo – intendendosi il Final. Dopo le prestazioni deludenti dell’ultimo campionato (17° posto), della Sudamericana (eliminazione ai quarti contro il Lanús) e della Copa Argentina (fuori già ai 16esimi per mano del modesto Estudiantes di Buenos Aires) e ancora una volta senza Libertadores, l’obiettivo minimo è infatti la corona nazionale.</span></p>
<p><span style="background-color: #141414">Alle prese con una situazione finanziaria disastrosa figlia della pessima gestione Passarella, quindi senza troppi soldi da spendere, e con parecchi nodi contrattuali da sciogliere, il primo passo è stato il richiamo di Fernando Cavenaghi. Epurato all’indomani della promozione di un anno e mezzo fa dal Kaiser col tacito e forzato assenso di Almeyda, il Torito rientra alla base per dare all’attacco l’impulso necessario alla luce della contundenza praticamente nulla nel corso dell’Inicial; oltre alla sua ottima media-gol nel corso della carriera riverplatense, a suo favore gioca anche la cabala: dei 67 incontri in cui è andato a segno con la Banda, infatti, soltanto 3 sono stati poi persi.</span></p>
<p><span style="background-color: #141414">Ma se in entrata è l’amatissima punta a essersi guadagnata tutta l’attenzione, con D’Onofrio che non ha annunciato alcuna altra negoziazione di peso per puntellare la rosa, un occhio va per forza dato anche al mercato in uscita. Già partito Maidana, fra le tante ipotesi sembra inevitabile l’addio anche di Mora mentre Ponzio si è sentito di dover ribadire che da solo non se ne andrà, come se qualcosa minacciasse la sua permanenza.</span></p>
<p><span style="background-color: #141414">In quanto alle speculazioni sul possibile arrivo di Beckham, invece, non vale la pena di ipotizzare nulla dato che l’unica voce in capitolo, prima ancora che si consideri l’idea di valutare dal punto di vista prettamente calcistico la cosa, ce l’ha l’Adidas coi suoi soldi. Anche ammesso che Díaz desse l’assenso, di fatto senza la sponsorizzazione della marca tedesca non si farebbe niente.</span></p>
<p><span style="background-color: #141414">Di seguito, la lista dei convocati. Comprende 37 giocatori, di cui trenta già professionisti e ben sette provenienti della giovanili a conferma della rinnovata tradizione del club (gli ultimi):</span></p>
<p><span class="column_row" style="background-color: #141414">Marcelo Barovero, Maidana, Eder Álvarez Balanta, Federico Vega, Matias Kranevitter, Ramiro Funes Mori, Carlos Carbonero, Juan Menseguez, Rodrigo Mora, Manuel Lanzini, Osmar Ferreyra, Nicolás Rodríguez, Martín Aguirre, Ariel Rojas, Jonathan Fabbro, Augusto Solari, Leandro Chichizola, Germán Pezzella, Leonel Vangioni, Federico Andrada, Leonardo Ponzio, Gabriel Mercado, Jonathan Bottinelli, Cristian Ledesma, Teófilo Gutiérrez, Giovanni Simeone, Daniel Villalva, Fernando Cavenaghi, Tomás Martínez, Juan Kaprof, Sebastián Driussi, Emanuel Mammana, Nicolás Francese, Victor Cabrera, Lucas Pugh, Leandro Vega e Julio Zúñiga.</span></p>
<p></p><p></p>
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          <dc:creator><![CDATA[aciprandi]]></dc:creator>
          <category><![CDATA[River Plate]]></category>
          
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          <title>Supermini</title>
          <link><![CDATA[https://lapaginamillonaria.com/riverplate/Supermini-20131007-0006.html]]></link>
          <pubDate>Fri, 19 Oct 2018 00:56:01 -0300</pubDate>
          <description><![CDATA[il river perde il superclasico contro il boca <p><span class="column_row" style="background-color: #141414">(por/di Andrea Ciprandi) Non è più il Superclásico di una volta. Resta il rango delle contendenti, il contorno, il fascino, ma la qualità di certe sfide è davvero un lontano ricordo.</span></p>
<p class="column_row">Come in tutti questi casi, c’è comunque chi gode per una vittoria che resta speciale. Archiviato un incontro giocato da entrambe le squadre senza concessioni allo spettacolo, se da una parte c’è solo amarezza dall’altra resta poco più che la soddisfazione per altri sei mesi di sfottò ai rivali e tre punti che valgono il rilancio in campionato. Niente ‘grandeur’ dal lato degli ospiti, nessun giocatore decisivo fra i padroni di casa, e anche se spesso si dice che i derby non si giocano ma si vincono dalle due grandi d’Argentina è lecito aspettarsi sempre qualcosa più che la speculazione. Il Boca invece ha giocato esclusivamente di rimessa, mettendo la testa fuori dalla propria metà campo appena tre volte per ottenere il massimo risultato col minimo sforzo come in fondo ha riconosciuto il suo allenatore rivendicando, e vantandosene, lo stesso atteggiamento tattico di cui Ramon Díaz si è fatto bello in coppa: il catenaccio. Al River, dal canto suo, fanno ancora male i due pali presi ma deve far pensare innanzitutto la gestione sconclusionata dell’intera gara che è dipesa in gran parte dall’assetto con cui è sceso in campo e dagli aggiustamenti tattici tardivi.</p>
<p class="column_row">A parte una fiammata iniziale, la Banda non è parsa quella di sempre. Né quella di un tempo che piaceva, vinceva e segnava, neanche a parlarne, ma neppure quella che nelle ultime giornate e in coppa pian pianino si stava ritrovando al punto che dall’inizio di settembre, fra tutte le competizioni, aveva sofferto un’unica sconfitta per altro ininfluente in campo internazionale. I suoi principali punti di forza del presente sono venuti a mancare tutti in una volta e hanno pesato le assenze intese come potenzialità, prima fra tutte quella di Fabbro che ‘deus ex machina’ della manovra d’attacco ‘millonario’ non sarà forse mai. Male Vangioni, relegato per tutto il primo tempo in fondo a sinistra per stare dietro a Martínez, senza possibilità di spingere sulla fascia; male Lanzini, che ha vissuto un pomeriggio di totale appannamento; malino pure Andrada, che là davanti, isolato, comunque poco poteva fare. Sì, perché l’unico grande protagonista del River è stato Teo Gutierrez, che però ha dovuto rinunciare al suo ruolo di prima punta per coprire la zona del campo di Carbonero, disastroso, e da lì da solo provare a generare gioco. Qualcosa è cambiato nella ripresa al che non tanto Ponzio, subentrato, quanto Vangioni spostato finalmente in avanti ha dato un minimo di fluidità maggiore alla manovra – su un suo classico cross, non per altro, è venuto uno dei due legni che avrebbero significato pareggio. Ma nel complesso proprio niente di che.</p>
<p>Un misto fra avventatezza tattica e inconsistenza è costata al River la sconfitta, e con essa l’addio al titolo e forse anche alla qualificazione alla prossima Libertadores se il Lanús non dovesse essere eliminato nello scontro diretto di Sudamericana. Questo giusto pochi giorni dopo la firma modello hollywoodiano che Passarella, improvvisamente ricomparso, aveva fatto mettere al Pelado sul nuovo contratto – come se fosse potuta bastare quella sceneggiata a creare i presupposti per un trionfo.</p>
<p class="column_row">Nella cornice surreale di un Monumental tutto bianco e rosso per la permanenza del divieto di ammissione al pubblico ospite, il River è passato da una potenziale dimostrazione di forza quasi esagerata alla dimostrazione invece di tutta la sua attuale pochezza. L’ha fatto sul campo riflettendo un caos tattico figlio di uno manageriale che da una campagna acquisti dissennata in poi è stato il primo motivo di un nuovo fallimento che va oltre questo particolare risultato.</p>
<p>Guardando ai freddi ma sempre significativi numeri, è dal 2011 che non vince un Superclásico di campionato – e due non li ha potuti giocare perché era in B. Con quella di ieri, ha accumulato la quarta sconfitta in dieci giornate dell’Inicial. Dei miseri 8 gol fatti nel torneo, soltanto 3 portano la firma di un attaccante di ruolo. Anni luce, allora, separano questa squadra da quelle dell’altro ieri, che non saranno state le gloriose del Cinquanta e nemmeno dell’Ottanata e del Novanta, ma in avanti erano comunque targate Higuaín, Alexis Sanchez, Falcao Garcia, Cavenaghi e Trezeguet. Oggi sono principalmente due ragazzini a dannarsi l’anima per buttare la palla in rete, questo mentre fra i più recenti scarti Iturbe, che pure sarebbe costato troppo caro trattenere, nel Verona sta facendo cose meravigliose… Così si ritorna a una campagna acquisti anche sfortunata considerando gli acciacchi che a lungo hanno martoriato i nuovi arrivati, è vero, ma si sa che la fortuna aiuta gli audaci e da Passarella in giù, fra i dirigenti, non si è ravvisato alcun merito particolare che la sorte potesse ripagare.</p>
<p>Alla vigilia della trasferta in casa del capoclassifica Newell’s, che se vinta dopo un successo contro il Boca avrebbe riaperto i giochi, al River regna allora la frustrazione. Doppia pensando che battendo i campioni in carica si farebbe un altro piacere al Boca, a cui già è stato regalato il confronto diretto. L’assenza certa però di Teo Gutierrez, impegnato con la Colombia, e quella probabile di Vangioni che è squalificato e non si sa ancora se verrà autorizzato ugualmente a giocare in base all’Articolo 225, fanno pensare che il River non riuscirà a fermare la marcia della Lepra verso il ‘bicampeonato’. Sul futuro della Banda, e sembrerebbe solo su quello, restano infatti tutti i nuvoloni che dal cielo di Buenos Aires se ne stanno invece andando con l’arrivo della primavera.</p>
<p></p><p></p>
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          <dc:creator><![CDATA[aciprandi]]></dc:creator>
          <category><![CDATA[River Plate]]></category>
          
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          <title>Caos</title>
          <link><![CDATA[https://lapaginamillonaria.com/riverplate/Caos-20130910-0008.html]]></link>
          <pubDate>Fri, 19 Oct 2018 00:56:01 -0300</pubDate>
          <description><![CDATA[il river cerca se stesso senza teo e fabbro <p>(por/di Andrea Ciprandi) Questo inizio di stagione del River è di difficile lettura. In campionato, di sei partite giocate tre le ha perse col risultato che a oggi è tredicesimo, lontano 6 punti dalla vetta. In Copa Sudamericana, invece, ha fatto quel che doveva guadagnando il passaggio del turno a spese del San Lorenzo, dato da tutti per favorito, dopo due partite tiratissime – decise solo da un rimpallo ma nel complesso approcciate e gestite nel modo più consono.</p>
<p>Tornando all’Inicial, il banco di prova più frequente, insolita è la sua posizione in classifica. Ancor più strano è però che abbia spesso giocato male, oltretutto agli ordini di Ramon Díaz che è famoso per far disimpegnare bene le sue squadre col risultato di far punti – anche se, va detto, questa squadra non è quella stellare delle sue due precedenti gestioni che non per altro coincisero con grandi successi.</p>
<p>Le radici di questa situazione altamente deficitaria, comunque, è impossibile nascondere che affondino non tanto nello stato fisico di molti giocatori o nell’assetto tattico deciso dall’allenatore quanto invece nell’assurda campagana acquisti condotta dalla dirigenza – senza che il corpo tecnico abbia avuto troppa voce in capitolo.</p>
<p>E’ vero: a Díaz è imputabile lo scaricamento di Trezeguet, Funes Mori e l’uruguaiano Mora (poi ripescato, quest’ultimo, ma dopo essere stato appunto allontanato). E a fronte dei soli 3 gol segnati nelle prime sette uscite fra tutte le competizioni, prima del 3-0 col Tigre, l’errore di valutazione appare ancor più evidente. Difficile però pensare che il tecnico si sia sbarazzato in fretta e furia di certi giocatori senza aver avuto prima delle rassicurazioni dalla dirigenza.</p>
<p class="column_row">Il punto è che l’incredibilmente tardiva abilitazione a Teo Gutierrez, punta eletta a sostituire gli attaccanti ceduti, ha avuto un peso enorme e devastante dando vita di fatto a un vuoto in attacco che le pur talentuose punte promosse dalla giovanili, Andrada e Gio Simeone, non avrebbero potuto risolvere con facilità. Impossibile capire se per lunghe settimane contraddistinte da annunci trionfanti e subito dopo smentite o imbarazzanti silenzi non sia stato pagato il Cruz Azul, da cui arriva il colombiano, o se invece siano stati i messicani a mettere il bastone fra le ruote a un giocatore ritenuto ingrato appellandosi a ogni cavillo pur di ritardarne l’esordio con la Banda.</p>
<p>Fatto sta che non si può gestire un mercato come si è fatto. E considerando che pure Fabbro, altra nuova incorporazione che nei piani dovrebbe essere il cervello della squadra dalla cinta in su, ha dovuto aspettare molto tempo prima di poter giocare, e che una situazione simile ha riguardato anche il rientrante Mora, i fatti parlano da soli: la colpa è di Passarella.</p>
<p class="column_row">E’ incredibile che si siano potuti finalmente schierare assieme tutti e tre i presunti titolari dell’attaco ‘millonario’ solo alla quinta di campionato. Checché si dica che il torneo fosse appena iniziato, infatti, in realtà ne era già stato giocato più di un quarto. E ora che Teo e Fabbro, finalmente coi documenti in ordine, saranno rientrati dagli impegni con le Nazionali, il torneo sarà arrivato addirittura a un terzo del suo svolgimento. Certo, questa loro ultima assenza non è imputabile a un mercato mal fatto, ma resta che per un motivo o per l’altro il River ne ha dovuto fare a meno troppo a lungo – e dovrà attendere non si sa quanto prima che li si possano considerare in forma e integrati nel gruppo.</p>
<p>Altro discorso quello di alcuni torti arbitrali subiti, evidenti. I commenti più frequenti sono che storicamente per ogni errore a sfavore il River ha beneficiato almeno di due a proprio vantaggio – cosa che però, oggettivamente, è comune a tutte le grandi. Ma affrontare questo argomento in simili termini non ha davvero senso perché nel gioco politico che sempre entra nel calcio, favorendo ora un club ora un altro, appare chiaro che qualcuno ha remato contro – e lo sport non dovrebbe mai dipendere da decisioni prese a tavolino da pochi soggetti.</p>
<p>Inutile però fissarsi sulla pagliuzza nell’occhio altrui quando nel proprio c’è una trave, come si dice. E’ quindi il momento che il River ricominci a giocare, benché i responsabili del mercato che teoricamente dovrebbero volere il meglio per la propria società l’abbiano messo in condizioni di essere in grave ritardo sulla tabella di marcia (preparazione fisica, abitudine alla partita e integrazione di molti nuovi suoi volti). Arbitri, infortuni, acquisti e cessioni a parte, tenere la palla e creare occasioni da gol è la maniera più semplice per far bene. Anche contro il mondo, fosse necessario… come per certi versi sta succedendo in questo momento.</p><p></p>
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          <dc:creator><![CDATA[aciprandi]]></dc:creator>
          <category><![CDATA[River Plate]]></category>
          
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          <title>Riv-oluzione</title>
          <link><![CDATA[https://lapaginamillonaria.com/riverplate/Riv-oluzione-20130802-0008.html]]></link>
          <pubDate>Fri, 19 Oct 2018 00:37:38 -0300</pubDate>
          <description><![CDATA[Fabbro e Teófilo Gutierrez i colpi di mercato del River Plate <p class="column_row">(di/por Andrea Ciprandi) Terminato lo scorso semestre Ramon Díaz ha via via cambiato faccia alla rosa fino al punto da rivoluzionarla, almeno rispetto al reparto avanzato. Questo attraverso una serie di acquisti ma prima di tutto parecchie cessioni, alcune delle quali giunte come un fulmine a ciel sereno, che parevano improbabili.</p>
<p>A volte un semplice elenco dei fatti è sufficiente per rendere perfettamente l’idea di quel che succede.</p>
<p>Fra i nomi di spicco, fuori Trezeguet (Newell’s) e Luna (Rosario Central), restituito forzatamente Iturbe al Porto ed escluso dal progetto Rogelio Funes Mori che è sul punto di andare al Godoy Cruz.</p>
<p>Dentro Fabbro e Teo Gutierrez.</p>
<p>In più, sono arrivati i due centrocampisti Carbonero e Ferreyra (questi di ritorno) e dalle giovanili sono stati promossi gli attaccanti Andrada, che coi professionisti aveva già esordito, e il figlio d’arte Simeone, che invece è debuttante.</p>
<p>Importanti anche le cessioni paventate ma non effettuate: sono rimasti il promettente difensore Balanta e il centrocampista di rottura Ledesma.</p>
<p>Ancora da sciogliere, però, sono gli ultimi dettagli. Probabile che vengano sacrificati Román e un altro straniero, da cedere per far posto ai nuovi senza eccedere il limite massimo consentito dall’AFA. In più si vedrà la prossima settimana chi verrà (forse) integrato fra Mora, inizialmente epurato, Hauche del Racing (con un fugace passaggio per il Chievo) e Romero del Lanús, tutti iscritti nelle liste in chiusura del mercato per aver tempo di concludere un’eventuale trattativa nel tempo extra concesso dalla Federazione. Ovvio che la priorità sia l’acquisizione di un attaccante esterno, perché le poche punte che già ci sono giocano in area.</p>
<p>E così alla partenza del nuovo campionato il River si ripropone come candidato al titolo. Non solo per il rango, perché se bastasse questo non sarebbe retrocesso, ma in base a com’è stato costruito in questo particolare frangente.</p>
<p>Qualche parola sui due maggiori acquisti, comunque, è necessario spenderla. </p>
<p>Fabbro, argentino naturalizzato paraguaiano come Iturbe, ex Cerro Porteñoma anche Boca (con cui vinse l’Apertura 2003 ma che poi batté nella finale di Libertadores 2004 quando giocava nell’Once Caldas), è un giramondo. Per chi segue la cronaca rosa, è anche il fidanzato di Larissa Riquelme, la prosperosa modella paraguaiana salita agli onori della cronaca nell’ultimo Mondiale. Oggi come oggi però quel che più interessa è che si tratta del trequartista di esperienza (ha 31 anni) e peso che Díaz cercava fin dal suo ultimo insediamento a Núñez. Uscito dal prestigioso vivaio dell’Argentinos Juniors, si distingue per grande visione di gioco, velocità nonostante la stazza, illuminati passaggi filtranti e un’ottima media-gol per non essere una punta (nelle ultime tre stagioni, 54 gol in 159 partite). Col suo inserimento, Lanzini, che ha oltretutto dimestichezza col gol, sarà più libero di muoversi in prima linea.</p>
<p>A fare coppia col giovane e talentuoso ex rifinitore eletto della Banda sarà proprio il secondo acquisto di lusso, il colombiano Teofilo Gutierrez. Ventotto anni, arriva dal Cruz Azul e di lui in Argentina si ricorda un passato d’eccellenza ma al tempo stesso burrascoso nel Racing. Epurato dall’Academia nel 2012 proprio in ragione delle sue bravate, nonostante l’ottimo rendimento, non è un caso che la sua prima dichiarazione da ‘millonario’, a parte quella scontata che vuole segnare al Boca, sia stata che la sua passione del momento sono i gol e non più le pistole. Il riferimento è chiaramente a quella a piombini con cui minacciò Saja nello spogliatoio dopo essere stato espulso nel clásico di Avellaneda, partita che finì per essere ovviamente la sua ultima con la maglia del Racing. Anch’egli di corporatura robusta, come Fabbro, non è un mistero che l’attacco del nuovo River farà conto sulla fisicità oltre che sulla velocità (quella che di recente gli era stata garantita da Mora, quando giocava, e Iturbe). Ridurre la sua presentazione al temperamento, però, sarebbe un grave errore o quanto meno limitativo: si stratta infatti di un attaccante che in poco più di cento incontri giocati con sei squadre diverse ha ottenuto la media di quasi un gol a partita.</p>
<p>Venendo strettamente alla cronaca, il River parte comunque con un problema che riguarda proprio il reparto a cui maggiormente si è messa mano. All’esordio né Fabbro né Gutierrez giocheranno, il primo solo per questioni di documenti e il secondo anche perché ancora non ha raggiunto la forma. In base a ciò Díaz dovrà affidarsi ancora una volta a Lanzini nel ruolo di rifinitore che voleva togliergli e con lui al giovane Simeone. Per una volta che il mercato è stato fruttuoso, quindi, si deve far buon viso a cattiva sorte di fronte a una partenza a leggero handicap rispetto ai piani.</p>
<p>Al di là di questa particolare faccenda e fermo restando che come sempre sarà il campo a dare i responsi, è comunque indubbio che ora che Passarella si è deciso ad appoggiare i piani del suo allenatore i presupposti per una campagna ai vertici ci sono tutti.   </p>
<p></p><p></p>
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          <dc:creator><![CDATA[aciprandi]]></dc:creator>
          <category><![CDATA[River Plate]]></category>
          
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          <title>Trentaquattro!</title>
          <link><![CDATA[https://lapaginamillonaria.com/riverplate/Trentaquattro-20130708-0003.html]]></link>
          <pubDate>Fri, 19 Oct 2018 00:37:38 -0300</pubDate>
          <description><![CDATA[il river plate ottiene anche il secondo titolo del 1936 <p>(por/di Andrea Ciprandi) L’AFA ha da poco riconosciuto al River Plate un titolo del 1936. In tal modo la Banda, club che già aveva vinto più campionati argentini di tutti, arricchisce il proprio palmarés e in questa particolare graduatoria distanzia ancor più gli altri integranti dell’Albo d’Oro.</p>
<p class="column_row">Ma cos’è successo?</p>
<p class="column_row">Due settimane fa la Federazione aveva finalmente riconosciuto tutti i titoli del 2012-13 legati ai campionati vale a dire l’Inicial 2012, il Final 2013 e la Superfinal 2013. A questo punto, il San Lorenzo avanzava la pretesa che allora anche un titolo che aveva vinto nel 1936, mai ufficializzato, gli venisse riconosciuto.</p>
<p>Quella lontana stagione in effetti si era dipanata come quest’ultima con la sola differenza che i tornei avevano denominazioni diverse. Si giocarono infatti la Copa de Honor, vinta proprio dal club di Boedo, e la Copa Campeonato, cha andò invece al River Plate, più la Copa de Oro, andata sempre al River. La Copa de Oro fu di fatto uno spareggio fra i vincitori dei due tornei precedentemente disputati – come anche la Superfinal 2013 doveva essere in principio ma non ha finito per risultare – e se proprio un solo titolo su tre doveva venire ufficializzato a logica avrebbe dovuto essere questo. Fino all’altro giorno, invece, l’unica stella assegnata era stata quella corrispondente alla Copa Campeonato.</p>
<p class="column_row">Fatto sta che di fronte alle pretese del San Lorenzo l’AFA ha detto sì. Col risultato che pure quel secondo titolo stagionale del River, finora rimasto non assegnato, è stato finalmente riconosciuto. </p>
<p>In base anche a com’è stata archiviata la stagione 2012-13, l’Albo d’Oro viene quindi così aggiornato:</p>
<p>1) River Plate 34 titoli (33 più la Copa Campeonato 1936)<br>2) Boca Juniors 24<br>3) Independiente 14<br>4) San Lorenzo 11 (10 più la Copa de Honor 1936)<br>5) Velez Sarsfield 10 (compresi sia la Superfinal 2013 che l’Inicial 2012)<br>6) Racing 7<br>7) Newell’s 6 (compreso il Final 2013)<br>…</p>
<p>In questo modo, il River Plate si trasforma anche nel primo club a essere stato ‘tricampeón’ per aver vinto tre titoli di fila: Copa Campeonato ’36, Copa de Oro ’36 e titolo ’37. A perdere questo primato è il Racing, che l’ottenne soltanto fra le stagioni ’49 e ’51.</p>
<p>A proposito di successi consecutivi conquistati, poi, non va dimenticato che oltre ai Tricampeonatos (4 di cui l’ultimo fra il ’96 e il ’98) il River ha anche inanellato 4 volte un Bicampeonato cioè due tornei vinti di fila, il primo nel 1941-42 e l’ultimo nel 1999-2000.</p>
<p>In mezzo a tante perplessità, frutto certamente dell’incertezza che regna nell’AFA, il River ottiene comunque l’ennesimo riconoscimento per meriti sul campo. E a onor del vero, ironici o meno che siano i suoi detrattori, non è l’unico club a beneficiare della decisione presa nella sede federale di Viamonte dato che nell’occasione altrettanto è stato riconosciuto anche al San Lorenzo.</p>
<p>Sempre per rispondere a quei tanti detrattori, infine, va ricordato che non è la prima volta che in un palmarés vengono inclusi titoli discussi in quanto ripescati dal passato. Che poi quello appena assegnato al River è proprio un campionato e non un titolo legato a dei mini-tornei disputatisi giusto in due o tre occasioni, a mo’ di riempitivi, che a tutt’oggi servono a rimpinguare il palmarés di una certa squadra argentina che anche attraverso di essi mira al primato assoluto di allori vinti in campo internazionale.</p><p></p>
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          <title>Il nuovo River vola</title>
          <link><![CDATA[https://lapaginamillonaria.com/riverplate/Il-nuovo-River-vola-20130211-0005.html]]></link>
          <pubDate>Wed, 17 Oct 2018 01:41:16 -0300</pubDate>
          <description><![CDATA[il river plate vince in casa del belgrano nella prima giornata del final <p>(por/di Andrea Ciprandi) La mano di Ramon Diaz si nota, eccome.</p>
<p>Reduce da una preparazione esemplare impreziosita da due brillanti vittorie e un pareggio nei tre confronti col Boca, il River ha inaugurato la campagna del Final con un altro successo. Un’affermazione, questa, che va addirittura al di là del risultato specifico inducendo all’ottimismo sotto tutti i punti di vista. A partire dai disgraziati spareggi di un anno e mezzo fa, infatti, non si riusciva a battere il Belgrano; e l’ultima vittoria conquistata in casa sua risaliva al lontano 2001, quando allenatore era proprio il Pelado.</p>
<p>Nel giro di una serata gran parte del passato recente sembra essere stato spazzato via. E non per caso. Guardando ai numeri, c’è infatti anche una certa continuità di risultati, per quanto striminzite siano ancora le basi per trarre delle conclusioni: con Diaz alla guida, tra la fine dello scorso campionato e l’inizio di questo il River ha giocato solo due partite ufficiali, ma le ha pur sempre vinte e lo ha fatto in trasferta. Prima del suo arrivo, invece, nel corso di quasi un intero semestre appena 3 affermazioni in 10 trasferte e nessuna nelle ultime 4.</p>
<p>Vale quindi la pena di scoprire su cosa si basa questo ritrovato equilibrio che ieri, per esempio, ha reso possibile il successo nonostante l’inferiorità numerica per tutta la ripresa in ragione dell’espulsione di Ponzio. Senza il suo conduttore sul campo, nell’occasione molto meno lucido del solito, la squadra è stata riorganizzata fino a risultare compatta ed esplosiva al punto giusto. E, quel che più conta, senza rinunciare alla sua attitudine offensiva, come dimostrato dalle sostituzioni in sequenza dei due attaccanti titolari (Trezeguet e Mora) con altre due punte (Funes Mori e Luna).</p>
<p class="column_row">Tornando però alla struttura di base di questo nuovo River, la formula a cui lo scorso semestre non si era mai arrivati è stata invece trovata quasi immediatamente.</p>
<p>Oggi come oggi il River ha in Barovero il portiere titolare. Davanti a lui una linea a tre con Roman, reintegrato, a fare da libero, più Mercado e Bottinelli. Nel fulcro della manovra Ponzio, a cui è richiesto di dettare i tempi spingendosi all’occasione anche avanti, e il ‘Lobo’ Ledesma cui spetta invece maggiormente di coprire. Esterni di centrocampo Sanchez e il nuovo arrivato Vangioni. Davanti, poi, Lanzini da trequartista dietro a Trezeguet e all’ispiratissimo Mora.</p>
<p>Resta da vedere come Diaz intenderà impiegare Iturbe, anche se ha già dichiarato di vederlo meglio sulla sinistra un po’ come Almeyda aveva fatto giocare (però inadeguatamente) Lanzini. C’è poi l’alternativa Mauro Diaz, che a gennaio ha sostituito proprio Lanzini con grande efficacia. E in attacco si è già visto come sia Funes Mori che Carlos Luna valgano sostanzialmente la coppia titolare.</p>
<p>Viste le sue prestazioni generali e anche quella di ieri, va riconosciuto che il vero colpo messo a segno nel mercato è Vangioni. L’esterno di sinistra ex Newell’s sta dimostrando grandissima affidabilità e il suo inserimento è cosa fatta. Si potrebbe dire che l’idea calcistica di Diaz stia proprio nei suoi movimenti, oltre che nel compito affidato a Trezeguet – che l’allenatore ha intuito essere forse più prezioso in fase di scarico della palla, quindi di creazione rapida di spazi, che di conclusione. Nel complesso, quindi, tutto gira attorno al movimento. E gli effetti di questa cura, di questo opportuno ritorno a un passato troppo remoto, all’essenza ‘millonaria’, sono evidenti.</p><p></p>
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          <title>E&#039; iniziata la preparazione</title>
          <link><![CDATA[https://lapaginamillonaria.com/riverplate/E-iniziata-la-preparazione-20130108-0007.html]]></link>
          <pubDate>Wed, 17 Oct 2018 01:41:16 -0300</pubDate>
          <description><![CDATA[il river plate ha iniziato la preparazione a tandil <p>(por/di Andrea Ciprandi) Nelle ultime settimane ha tenuto banco il mercato, con le usuali speculazioni ma anche alcune gradite conferme nell’attesa di altrettanto importanti notizie circa nuovi acquisti. Sono arrivati infatti Vangioni e Adalberto Roman, mentre ancora da chiudere sono gli affari per Iturbe (che pare questione di poco) e un ultimo calciatore il cui nome appare però decisamente incerto. </p>
<p>Ramon Diaz pare quindi sulla strada buona per mantenere la parola data – o, vista da un’altra prospettiva, per riuscire a essere appoggiato nei fatti dal club.</p>
<p>Il nuovo DT aveva dichiarato di volersi assicurare un giocatore per reparto, con l’assoluta necessità di portare a Nuñez un trequartista, e al momento può già contare su Vangioni (proveniente dal Newell’s, esterno di sinistra che può giocare sia dietro che in fase offensiva), il difensore centrale Adalberto Roman di ritorno dalla sfortunata esperienza in Brasile col Palmeiras retrocesso e il centrocampista Mauro Diaz che invece è di rientro dal prestito all’Union Española in Cile. Questo mentre oltre che per Iturbe si sta cercando di chiudere per Fabbro, una valida alternativa al talentuosissimo e giovanissimo suggeritore dal doppio passaporto (Argentina e Paraguay) oltretutto anch’egli legato al Cerro Porteño come lo era stato Iturbe.</p>
<p class="column_row">Contemporaneamente, Diaz ha confermato piuttosto che promosso in prima squadra vari ragazzi: i difensori Diego Martinez, Silguero, Vega ed Espindola Lopez, i centrocampisti Cazares, Kranevitter e Solari, gli attaccanti Tomas Martines e Andrada (goleador assoluto delle categorie inferiori).</p>
<p>Altrettanto chiaro il Pelado era stato circa l’intenzione di non includere nella rosa alcuni nomi. E così sta succedendo davvero: Vega, Arano e Vella si stanno infatti allenando separatamente a Buenos Aires.</p>
<p class="column_row">Di seguito la lista dei 35 che sono andati a Tandil. Si tenga inconto che Lanzini e Kranevitter sono impegnati con la Nazionale Under 20 al Sudamericano e che nuovi innesti ma anche cessioni sono nell’aria, con Passarella impegnato in fitte contrattazioni in Europa nel tentativo di cedere a peso d’oro innanzitutto Cirigliano e Rogelio Funes Mori (benché Diaz vorrebbe invece fare di quest’ultimo il nuovo centravanti di riferimento in alternativa al recuperato Trezeguet).</p>
<p>Portieri:<br>Barovero, Chichizola e Marinelli</p>
<p><span style="font-family: __">Difensori:</span><br>Mercado, Abecasis, Roman, Bottinelli, Gonzalez Pirez, Federico Vega, Espindola Lopez, Silguero, Diego Martinez, Maidana, Pezzella e Ramiro Funes Mori</p>
<p>Centrocampisti:<br>Affranchino, Sanchez, Solari, Ponzio, Cirigliano, Ledesma, Acevedo, Vangioni, Rojas, Aguirre, Cazares, Mauro Diaz e Tomas Martinez</p>
<p>Attaccanti:<br>Trezeguet, Rogelio Funes Mori, Luna, Villalva, Mora, Vila e Andrada</p><p></p>
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          <title>Un mercato da 10</title>
          <link><![CDATA[https://lapaginamillonaria.com/riverplate/Un-mercato-da-10-20121213-0005.html]]></link>
          <pubDate>Wed, 17 Oct 2018 01:24:09 -0300</pubDate>
          <description><![CDATA[river-plate-mercato-dalessandro-formica <p>(por/di Andrea Ciprandi) Ramon Diaz ha già lasciato il segno. Schierando nella sua prima e finora unica uscita una squadra che girasse attorno alla figura del suggeritore, quel che era mancato al River per la gran parte dell’Inicial, ha propiziato la vittoria necessaria all’ambiente ‘millonario’ per affrontare le vacanze e la preparazione al prossimo torneo con spirito rinfrancato. Contemporaneamente, però, ha anche dato un segnale inequivocabile circa il taglio che vuole dare alla squadra che verrà.</p>
<p>Contro il San Martin de San Juan, a giocare dietro le punte è toccato a Lanzini che è l’unico vero trequartista con un minimo di esperienza su cui oggi può contare la Banda. Ma domani chissà. Il giovanissimo ‘10′ rientra di certo nei piani del nuovo tecnico, ma l’importanza del ruolo è tale (e la pressione dei tifosi altrettanto) che i nomi che più stanno circolando a Nuñez come possibili rinforzi per il Final 2013 sono innanzitutto quelli, per l’appunto, di altri suggeritori.</p>
<p class="column_row">Il candidato numero uno, stando al desiderio dei tifosi ma anche del corpo tecnico finanze permettendo, è l’ex Andres D’Alessandro. Il Cabezon, attualmente in forza all’Internacional di Porto Alegre e da sempre propenso a un ritorno a casa, costa però parecchio e per di più il neo allenatore ‘colorado’ Dunga ha già chiarito di volerlo trattenere.</p>
<p>Contemporaneamente si sta sondando per Diego Morales, l’ex Tigre che mal si è adattato all’Arabia Saudita e sogna di rimpatriare ma ha però altri due anni e mezzo di contratto con l’Al-Ahli. Con lui, sul taccuino del Pelado figura anche Mauro Formica, ex Newell’s che piaceva pure ad Almeyda e a cui il Blackburn Rovers e la seconda serie inglese stanno proprio stretti. Nelle ultime ore quindi si è tornati a parlare anche di Pablo Aimar, che se da un lato sta giocando poco in Portogallo dall’altro non lo fa per via degli infortuni sempre più frequenti e ha già 33 anni: il suo rientro suonerebbe quindi più come il tributo a un indiscusso beniamino che l’inizio di un nuovo progetto a lungo termine (che invece è necessario).</p>
<p>Le intenzioni di Diaz sono di costituire il più della rosa per il prossimo semestre già per i primi di gennaio, e se è vero che col suo arrivo si è tornati a pensare a un River in grande è altrettanto vero che alle parole debbano seguire i fatti – a differenza di quanto accaduto gli scorsi anni.</p>
<p>Gli introiti necessari ad assicurarsi la figura di riferimento del prossimo futuro possono venire dalle cessioni di alcuni pezzi forti provenienti da reparti affollati. Rogelio Funes Mori e Cirigliano potrebbero prendere la via dell’Italia o più in generale dell’Europa, e la portata economica della loro eventuale vendita non ha confronti con quella di nessun altro. Alle loro cessioni potrebbe aggiungersi quella di Carlos Sanchez, richiesto in Inghilterra, ma quando si fanno i conti è bene farli anche dal punto di vista tecnico perché si è visto che incassare senza reinvestire (tecnicamente, appunto) non solo non serve ma anzi è un vero autogol ovvero una manovra in grado di rendere piccolo un club grande. Allo stesso modo, non è consigliabile fare follie per assicurarsi un’unica stella.</p>
<p>Lo smantellamento, quindi, non è auspicabile; ma si può star tranquilli, perché non è a questo che mira Ramon Diaz. Quel che vuole è riportare il River dove gli compete, iniziando dalla scelta di diversi e indispensabili uomini giusti – così anche da un ruolo che al River è indispensabile quanto la presenza di campioni e finalmente tornerà a vivere. Per questo tutti, in questi giorni, sognano un mercato ‘da dieci’ in tutti i sensi.</p><p></p>
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          <title>Il ritorno di Ramon</title>
          <link><![CDATA[https://lapaginamillonaria.com/riverplate/Il-ritorno-di-Ramon--20121210-0005.html]]></link>
          <pubDate>Wed, 17 Oct 2018 01:24:09 -0300</pubDate>
          <description><![CDATA[ramon-diaz-nuovo-allenatore-del-river-plate <p>(por/di Andrea Ciprandi) E venne il giorno in cui tornò Ramon.</p>
<p class="column_row">Dieci anni dovevano passare perché il Pelado più amato dai tifosi potesse tornare ad allenare il ‘suo’ River, sostituendo per uno strano scherzo del destino un altro Pelado, Almeyda, idolo altrettanto indiscusso ma più per quanto fatto sul campo che in panchina.</p>
<p>Con una decisione per i più inaspettata e certamente improvvisa, dello stesso tenore di quella che aveva portato al repentino allontanamento di Cavenaghi e del Chori Dominguez appena pochi mesi fa, Daniel Passarella ha dato una svolta che in considerazione dei rapporti tesi che storicamente ha con Diaz può essere definita epocale. Così, in un colpo solo, il karma si è impossessato di Nuñez. Da un lato Almeyda è rimasto vittima della stessa arma che aveva utilizzato allorché liquidò senza spiegazioni né preavviso i due attaccanti citati. Dall’altro l’attuale presidente ha parzialmente espiato le proprie colpe piegandosi all’unica scelta tanto ragionevole quanto in verità forzata che potesse prendere: dare il benvenuto al suo più grande rivale.</p>
<p>Dietro la scelta di Passarella, comunque, stanno certamente ragioni per alcuni versi legate al bene del club ma per altre di mera opportunità individuale. Se Ramon Diaz in ragione dell’esperienza e del carisma che ha è infatti il timoniere ideale per riportare in rotta questa squadra alla deriva, al tempo stesso è anche la carta più vincente che il Kaiser poteva giocarsi nella speranza di essere rieletto. Per fare solo alcuni nomi fra quelli girati nei mesi scorsi come possibile successore di Almeyda, nemmeno un vincente come Ricardo Gareca (fresco campione argentino e al terzo titolo in altrettanti anni solari) o Marcelo Gallardo (ugualmente un vincente benché per ora solo su una panchina uruguaiana e oltretutto identificato col club e amatissimo dalla gente) avrebbero infatti avuto lo stesso impatto del tecnico che più titoli ha conquistato nella storia del River. Se alla gente sarà bastato ritrovarlo per dimenticare che Passarella ha finito lo sporco lavoro iniziato da Aguilar trascinando la Banda in B, però, lo si vedrà solo alle urne.</p>
<p>Nel frattempo una cosa è certa: il Pelado ha iniziato in quarta. Le sue prime dichiarazioni da nuovo allenatore sono state macigni indirizzati a mettere ordine per come lui vede le cose e gettare le basi per un ciclo che ricordi almeno in parte il suo precedente, quando vinse una Libertadores, una Supercoppa Sudamericana e 5 titoli argentini. Che se fosse stato Passarella si sarebbe chiamato prima, che con lui il River non sarebbe retrocesso, che si lotterà per il campionato e che per il Boca adesso le cose si fanno difficili sono esternazioni tipicamente sue e quanto mai importanti in un momento storico in cui il River si era perso sia sportivamente che dal punto di vista mentale finendo per rinunciare alla propria identità e ripiegarsi su se stesso.</p>
<p>Venendo al pratico, è certo anche che con questa squadra non andrebbe lontano nemmeno Diaz. Il giorno della sua presentazione ai tifosi, sul prato del Monumental, il River era riuscito a piegare il Lanus solo sugli sviluppi di un calcio piazzato ben riuscito, perché per il resto il deserto tattico imputabile ad Almeyda sommato ai limiti tecnici e la poca forma di molti dei protagonisti avevano prodotto l’ennesima prestazione da dimenticare. E contro il San Martin de San Juan, poi, quando in panchina sedeva già il vecchio nuovo Pelado, non si è visto molto di più anche se il reinserimento di Lanzini nel suo ruolo e uno schieramento più logico ovvero rispettoso delle caratteristiche di tutti alla lunga hanno dato i loro frutti: un gran secondo tempo e 2-0.</p>
<p>Al di là di quanto raccolto in quest’ultimo scorcio di stagione, però, l’arrivo di Ramon ha immediatamente provocato un movimento effervescente fatto di dichiarazioni d’intenti di tantissimi forti giocatori alcuni pronti a tornare ed altri a vestire la maglia con la ‘banda roja’ per la prima volta e di prospettive di mercato che per via delle prossime elezioni presidenziali questa volta potrebbero concretizzarsi: da D’Alessandro a Demichelis, passando per il Burrito Martinez e Ricky Alvarez, per esempio, i nomi che circolano sono già numerosi e tutti importanti. Così com’è importante l’atteggiamento di Diaz, chiaro con tutti: dai messaggi inviati ai tifosi, a cui dedica le vittorie, come ai tempi, a quelli diretti ai giocatori, molti dei quali hanno già saputo che non verranno tenuti in considerazione e hanno così tutto il tempo per pianificare il prossimo futuro.</p>
<p>Con Ramon sembra essere tornato il vero River. Una parte di esso, è vero, se ne va con Almeyda, ma è sensazione diffusa che sia stato meglio non compromettere oltremodo un rapporto che è pur sempre nato da un sincero amore reciproco e riprenderne uno che per troppo tempo non è stato onorato come meritava.</p><p></p>
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          <title>Ancora niente da fare</title>
          <link><![CDATA[https://lapaginamillonaria.com/riverplate/Ancora-niente-da-fare-20121030-0010.html]]></link>
          <pubDate>Wed, 17 Oct 2018 01:16:38 -0300</pubDate>
          <description><![CDATA[il river si fa rimontare anche nel superclasico <p>(por/di Andrea Ciprandi) Visto l’esito frustrante anche del Superclasico, un pareggio regalato in extremis dopo il doppio vantaggio a un quarto d’ora dalla fine, non resta che decidere una volta per tutte da che parte stare. Ma bisogna farlo, chiarendo cosa ci si aspetta dal River di oggi, come si vuole che sia quello del futuro e quale strada va intrapresa per costruirlo. Non è infatti più il tempo della mediazione.</p>
<p class="column_row">La partita di domenica, è vero, nel complesso è stata dominata. Ma alla fine più di tutto conta che ce la si è lasciata sfuggire dalle mani. E davanti non c’era il forte Boca dei primi anni Duemila bensì quello ridotto male di questi tempi, una squadra che per certi aspetti ricorda lo stesso River considerato il nome che porta e lo stato in cui versa ormai da parecchio.</p>
<p>La prima considerazione da fare è che in altri frangenti (ai bei, vecchi tempi) l’incontro sarebbe stato innanzitutto condotto diversamente, con una gestione del gioco che andasse ben oltre contropiedi pur ben confezionati coi benefici che ne sarebbero venuti. Il famoso addormentamento del gioco a cui ha fatto riferimento Almeyda in conferenza stampa, rammaricandosi per non essere riuscito a farlo mettere in pratica dai suoi, avrebbe potuto essere anche preceduto da un reale dominio dal gioco col risultato che molto probabilmente al 75′ il vantaggio sarebbe risultato addirittura più ampio. Come si dice, la miglior difesa è l’attacco. E così dev’essere soprattutto quando la difesa lo è di nome ma non di fatto, ossia quando per scelta del tecnico è composta praticamente nella sua interezza da stopper (contro il Boca ha fatto eccezione il solo Mercado) ed è costretta a restare tale anche quando si provvede alla sostituzione di un suo elemento (Gonzalez Pirez per l’infortunato Ramiro Funes Mori, entrambi centrali costretti a giocare esterni di sinistra per l’appunto).</p>
<p class="column_row">Un’altra doverosa considerazione è che ancora una volta la difesa, sempre questa, ha ballato. Diversamente dal solito non l’ha fatto per la maggior parte della partita, è vero, ma sono bastati un fallo da rigore sconsiderato proprio del subentrato Gonzalez Pirez e un’uscita incerta di Barovero per ridare vita a un avversario altrimenti inconcludente che di certo fino al 91′ avrà irritato i suoi sostenitori tanto quanto, per altri versi, il River nello stesso minuto ha finito col deludere i propri.</p>
<p>In fondo, anche domenica niente di nuovo sotto il sole non fosse che la rabbia è doppia per via del rivale. Non è la prima volta che il River si fa rimontare e non è la prima volta che gioca solo apparentemente bene (anche se di certo meglio di chi ha davanti). Così come non aveva dimostrato oltre ogni ragionevole dubbio di essere forte contro Arsenal e Godoy Cruz (che con la loro attuale pochezza avevano agevolato goleade illusorie per qualcuno) ieri fino a un certo punto ha beneficiato dei limiti del Boca. Ma, diversamente dalle altre due occasioni citate, a un tratto ha anche subito la caratteristica principale degli Xeneizes da sempre: il non considerarsi mai morti. Risultato: il consistente vantaggio è andato in fumo e lo sconforto è sceso un’altra volta sul Monumental.</p>
<p>Che poi Almeyda dica che lui, a differenza evidentemente di quelli del Boca, non ha mai festeggiato per un pareggio conta davvero poco perché si tratta delle solite, inutili parole che oggi non dovrebbero bastare nemmeno al più irrazionale dei tifosi. Ora come ora e nonostante tutto, però, Almeyda resta dov’è e con lui rimangono le sue dichiarazioni e il suo modo d’intendere il calcio che, rispetto a quel che dice, risulta ancora più inutile e quel che è peggio dannoso.</p><p></p>
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          <dc:creator><![CDATA[aciprandi]]></dc:creator>
          <category><![CDATA[River Plate]]></category>
          
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          <title>Andare oltre il Superclasico</title>
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          <pubDate>Wed, 17 Oct 2018 01:16:38 -0300</pubDate>
          <description><![CDATA[il river perde contro il quilmes e gia guarda al superclasico <p class="column_row">(por/di Andrea Ciprandi) La sconfitta in casa del Quilmes ha rappresentato un repentino ritorno alla grigia normalità di questo River. </p>
<p>Poco conta che sia venuto alla ripresa dell’attività dopo uno stop di due settimane per via delle Eliminatorie di Brasile 2014: una squadra forte infatti non dovrebbe risentire del calendario. Ma il fatto, semplicemente, è che il River di Almeyda non è forte. E dopo tutto, in quanto tale, non ha patito tanto (o solo) la sosta prolungata che a detta di alcuni avrebbe potuto smorzare l’entusiasmo derivato dagli ultimi due successi di fila; piuttosto, è tornata a pagare innanzitutto gli errori di sempre del suo tecnico e, va detto, la qualità non infima ma nemmeno eccelsa di alcuni suoi interpreti. Finendo per perdere contro un avversario che non vinceva da sette turni, il che fa riflettere tanto quanto si sarebbero dovuti considerare con molta prudenza i successi per goleada contro e Arsenal e Godoy Cruz che, quando battuti, venivano rispettivamente da tre sconfitte in assoluto con 8 gol subiti e tre sconfitte in trasferta con 5 reti al passivo.</p>
<p>Dettagli a parte, se questa partita la si fosse giocata in un momento qualsiasi degli ultimi due mesi fatta eccezione per l’inizio di ottobre le conclusioni generali tratte al termine sarebbero state pressoché identiche a quelle di oggi. Il tempo, infatti, non ha minimamente inciso sulla gestione tecnico-tattica del gruppo. E le perplessità sono le stesse di sempre: vanno da quelle su una difesa inventata il cui assetto nuoce nella fase di contenimento come in quella di ripartenza, a quelle su un centrocampo troppo muscolare e soprattutto sterile in quanto a creatività e su un attacco cui si chiede di bastare a se stesso e che evidentemente a tanto non arriva nonostante molti suoi protagonisti siano di rango e abbiano grande esperienza.</p>
<p>Sono già stati versati fiumi di parole sulla conduzione di Almeyda, che sul piano tecnico risulta inconcepibile molto più di quanto già avesse fatto su quello diplomatico (per non dire umano) nel recente passato. Quel che resta al termine praticamente di ogni partita è sconcerto per una squadra che sarà anche unita ma di certo sul piano sportivo non è ancora decollata dopo due terzi di campionato giocato. Una squadra a cui non si è ancora saputo dar forma e le cui prestazioni risentono più di ogni altra cosa degli effetti nefasti di un disordine tattico capace di mortificare le qualità dei singoli (che in molti casi ci sono e a tratti si sono viste). Senza che Almeyda, sempre lui, sappia trovare una formula alternativa e di riferimento che risparmi a se stesso e al River la lenta agonia che si sta consumando.</p>
<p>In tutto questo, domenica c’è il Superclasico e le dichiarazioni a riguardo, molte delle quali ottimistiche, si sprecano. E’ certamente un’occasione ghiotta per infierire sul nemico già ferito, dato che i 3 punti di vantaggio che i rivali hanno in classifica non bastano a mascherare un disagio analogo a quello della Banda. La realtà, però, è che si tratterà di uno scontro fra giganti malati e se da un lato la vittoria potrebbe almeno emotivamente salvare la stagione dall’altro invece la stagione stessa resterebbe ugualmente compromessa se a questo successo (ammesso e non concesso che arrivi) non ne seguissero parecchi altri nelle sette giornate che mancheranno al termine dell’Inicial dopo il Super. </p>
<p>Se al River si vuole mantenere l’atteggiamento che contraddistingue i club ambiziosi, allora bisognerà prescindere dal risultato della partita col Boca. Si sa fin d’ora che un trionfo ridarebbe ossigeno a un ambiente in cui negli ultimi anni si sono dovuti mandar giù troppi e spesso immeritati bocconi amari; vincere solo questa sfida, tuttavia, non significherebbe molto nell’economia del campionato in corso che è già fortemente compromesso per quanto fatto finora.</p>
<p>C’è quindi da chiedersi se il bonus di fiducia che Almeyda si guadagnerebbe vincendo (o anche solo pareggiando, c’è da scommetterci) sarebbe meritato e anche se pur perdendo la sua posizione non resterebbe inattaccabile di fronte all’unico che potrebbe metterla in discussione cioè Passarella.</p>
<p>La sensazione è che, qualsiasi risultato esca, sostanzialmente poco o niente cambierà. Non cambierà nella testa di Almeyda, di conseguenza non cambierà in campo e nemmeno sul piano organizzativo e gestionale. Purtroppo.</p>
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          <title>Resurrezione</title>
          <link><![CDATA[https://lapaginamillonaria.com/riverplate/Resurrezione-20121009-0014.html]]></link>
          <pubDate>Wed, 17 Oct 2018 01:16:38 -0300</pubDate>
          <description><![CDATA[il river plate batte 5-0 il godoy cruz al monumental <p>(por/di Andrea Ciprandi) Incalzato dai giornalisti, in settimana Almeyda aveva spiegato che lo schieramento ultradifensivo deciso per far visita all’Arsenal dipendeva esclusivamente dalla caratteristiche di quell’avversario. In base a ciò, non era assolutamente detto che avrebbe ripetuto la formazione col Godoy Cruz.</p>
<p class="column_row">Contro i mendocini, però, almeno in partenza nulla è cambiato ad eccezione dell’ingresso di Trezeguet, nuovamente disponibile, al posto di Luna: un ritocco quindi tutt’altro che tattico. In più, ancora una volta nessun difensore in panchina coi possibili (e già disgraziatamente sperimentati) rischi che potevano conseguirne. Niente di nuovo, quindi, rispetto alla classica inattendibilità delle parole dell’allenatore e al suo incaponimento su soluzioni incomprensibili anche perché da lui stesso mai volute troppo illustrare. Ancora una volta navigazione a vista, senza il minimo appiglio a una qualsiasi linea, giusta o meno non importa purché in grado di dare la sensazione di aver intrapreso una certa strada, di star seguendo una progettualità.</p>
<p>E così, date le premesse, la sonante vittoria per 5-0 ha sorpreso ed entusiasmato un po’ tutti. Ancor più perché è stato il secondo motivo di giubilo nel giro di otto giorni, dopo il 4-0 inflitto all’Arsenal la giornata precedente. Nove gol fatti e nessuno subito in due partite hanno fatto del River la squadra col miglior attacco del campionato, la seconda per differenza reti e anche una di quelle che negli ultimi tempi hanno avuto la difesa imbattuta assieme, fra gli altri, a Newell’s e Racing cioè i primi e secondi in classifica. Dopo un inizio a singhiozzo, dunque, tutto sembrerebbe mettersi per il meglio.</p>
<p>Com’è sempre doveroso, e ancor più nel momento in cui l’entusiasmo potrebbe togliere lucidità, vanno però messi da parte i numeri presi di per sé per analizzare invece ciò da cui essi sono derivati. Innanzitutto la prudenza è d’obbligo dopo due vittorie sonanti sì ma pur sempre conquistate ai danni di squadre che venivano una da 3 sconfitte con 8 gol subiti (l’Arsenal) e l’altra da altrettanti stop consecutivi esterni (il Godoy Cruz). Sul piano tattico, poi, come anticipato nulla è cambiato. Semmai, allora, al di là della fortuna per cui questa volta i pali li hanno presi gli avversari qualcosa si è trasformato con riguardo all’atteggiamento dei giocatori: praticamente gli stessi, infatti, venivano da una prestazione abbottonatissima e questa domenica invece hanno spaziato in continuazione dimostrando intesa, creatività e contundenza. Questo è al tempo stesso rincuorante ma anche troppo poco per sentirsi sicuri, benché del merito vada comunque riconosciuto ad Almeyda – tanto quanto gli va attribuita anche la solita incoscienza pensando che è stata una fortuna che contro il Tomba non si sia resa necessaria la sostituzione di un difensore altrimenti l’equilibrio conquistato si sarebbe certamente perso un’altra volta.</p>
<p>Tanti, dunque, i punti a favore dell’ultimo River, capace fra l’altro di tornare alla vittoria interna dopo ben 2 mesi e 4 partite (addirittura 10 considerando solo quelle nella massima serie). Altrettante, però, le conferme necessarie ora che sulla propria strada la Banda si troverà il Quilmes (che in casa ha fatto punti 4 volte su 5) e poi il Boca.</p>
<p>Le quasi due settimane di pausa che gli impegni della Nazionale regalano ai club di Primera Division dovranno essere sfruttate al meglio in chiave consolidamento. Al rientro ci si augura innanzitutto di ritrovare in piena forma Ponzio, che nel giorno della sua centesima partita col River è stato vittima di un infortunio alla caviglia che però dovrebbe essere recuperato giusto in quindici giorni. Si spera poi che ora di allora avrà ritrovato tranquillità e convinzione nei propri mezzi Trezeguet, ancora a secco e improvvisamente indotto pur da comprensibili ragioni personali a decidere sul proprio futuro già a fine Incial nonostante il suo contratto scada ben più in là. E’ auspicabile che nel frattempo non perdano lo smalto ritrovato Sanchez e Aguirre, così come che non smetta di brillare la stella di Mora che al momento è assieme a Ponzio il vero faro della squadra. Cose via via migliori ci si attendono infine dalla difesa, che resta inventata in quanto a ruoli e tradisce ancora incertezze ma in queste ultime due uscite se non altro ha saputo assestarsi finendo per dimostrarsi più solida che in passato e potrebbe certamente beneficiare della continuità – anche se c’è da aspettarsi che più o meno a breve, col recupero fisico di Maidana, Mercado e Martinez, Almeyda le metterà nuovamente mano.</p>
<p>Più che su qualsiasi altro bisogna però far conto proprio sul Pelado. Dopo tante parole spese sul suo operato, forse è il caso di rassegnarsi al suo modo di operare e riconoscere in lui un semplice motivatore. Quel che sembra aver creato è un gruppo che, forte delle qualità individuali, una volta caricato al punto giusto può essere in grado di autogestirsi sul campo. Non è esattamente quel che ci si aspetta dall’allenatore del River, ma se a questo bisogna rassegnarsi almeno che non venga mai a mancare il suo influsso positivo (dopo che per troppo tempo il suo intervento ha invece pesato in negativo, il che resta un fatto). Insomma, chissà che agli osservatori di fede ‘millonaria’ e non solo il segreto del suo metodo non debba essere rivelato solo molto tempo dopo che ai suoi (più o meno tutti) fedeli giocatori. Chissà… Fino ad allora, lo si è capito, a chi ama il River non resta che osservare e incrociare le dita.</p><p></p>
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          <dc:creator><![CDATA[aciprandi]]></dc:creator>
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          <title>Una vittoria non può bastare</title>
          <link><![CDATA[https://lapaginamillonaria.com/riverplate/Una-vittoria-non-pu-bastare-20121002-0008.html]]></link>
          <pubDate>Wed, 17 Oct 2018 01:02:37 -0300</pubDate>
          <description><![CDATA[il-river-plate-batte-l-arsenal-campione <p>(por/di Andrea Ciprandi) Tornare vincitori per 4-0 dalla trasferta in casa dei campioni in carica sarebbe certamente motivo di esaltazione se non si andasse oltre il risultato sulla carta. In un colpo solo, il River si è infatti sbarazzato dell’Arsenal ritrovando la vittoria dopo cinque turni, si è parzialmente rilanciato in classifica e ha anche abbandonato il fondo della tabella del Descenso.</p>
<p>Tenere al River, volerne il bene assoluto, implica però andare oltre. E limitandosi anche solo al piano sportivo quanto fatto domenica lascia perplessi sia per quanto pianificato da Almeyda che per quel che di conseguenza è poi successo in campo. La pochezza dell’avversario, infatti, è stata senz’altro decisiva di fronte a uno schieramento che non solo va contro la tradizione ‘millonaria’ e quanto di recente reclamato a gran voce dalla maggioranza di tifosi e soci ma contrasta anche con la presunta formula magica che secondo l’allenatore avrebbe inaugurato una nuova era appena tre settimane fa contro il Newell’s. Come dire, caos totale.</p>
<p class="column_row">Esaltato dal 4-3-3 per via della sua spettacolarità e con la possibilità di ripeterlo anche a Sarandí, Almeyda ha invece proposto una formazione che più chiusa non poteva. Un po’ per via degli infortuni ma molto anche in base alle sue tipiche scelte che prescindono dalle caratteristiche dei giocatori, in campo sono stati mandati quattro difensori centrali in linea e davanti a loro tre centrocampisti di contenimento. In attacco infine, abbandonati più o meno a se stessi non fosse per le imbeccate di Ponzio, i soli Mora e Luna (quest’ultimo per la prima volta titolare solo per via dell’assenza di Trezeguet).</p>
<p>Con Gonzalez Pirez e Ramiro Funes Mori esterni difensivi e il trio Ponzio-Aguirre-Cirigliano a formare una diga davanti alla difesa, non ci si poteva certo aspettare una grande manovra. E così è stato. A decidere la partita, alla fine, sono stati un’estemporanea conclusione da fuori di Ponzio dopo quasi un tempo di apatia, il primo gol stagionale dell’ultimo capocannoniere argentino (imbeccato da Mora) e in chiusura, a giochi praticamente già fatti, una doppietta di Roglio Funes Mori che era entrato dalla panchina. E’ vero, gli attaccanti sono stati davvero efficaci; ma se le loro iniziative non fossero praticamente tutte andate a buon segno (come raramente, in generale, succede) allora le cose sarebbero state ben tristi. E’ evidente infatti che Almeyda facesse conto esclusivamente sull’estro e la dedizione dei suoi oltre che su una serie di circostanze fortunate che non era scritto da nessuna parte che si sarebbero verificate per forza. </p>
<p>Partendo dal presupposto che la vittoria, benché chiaramente graditissima e benedetta, è stata un premio giusto al di là del fatto che numericamente sia parsa eccessiva, è giusto sottolineare i limiti tattici da cui si evince che così, paradossalmente, non si debba più giocare. Da quattro marcatori centrali in linea non si è avuto né si avrà mai il minimo, necessario apporto in fase di spinta né la combinazione di forza e velocità adatta a contrastare attacchi presumibilmente differenziati. Altrettanto sconsigliabile è la staticità derivante da un centrocampo improntato per tre quarti su guastatori. Inoltre non capita sempre che delle punte prive dei suggerimenti di un trequartista (come Lanzini, ancora una volta rimpiazzo) riescano a sfruttare al massimo ogni singola opportunità. Da questo appare chiaro come il risultato rotondo ottenuto sia dipeso, oltre che dalle ricordate qualità individuali di alcuni singoli, dalla giornataccia dell’avversario, e che quindi in fondo poco sia cambiato rispetto all’uscita precedente – che, anzi, tatticamente era stata migliore.</p>
<p>Ma se fino alla scorsa settimana non si era capito niente di quel che Almeyda ha in testa (fin dallo scorso anno) con riguardo all’assetto della squadra, ancor meno è dato di intendere ora che, ripudiato il suo stesso ultimo credo cioè il 4-3-3, potrebbe aver ricavato nuove indicazioni potenzialmente valide ma tendenti a fargli stravolgere per l’ennesima la formazione. Nello specifico, che fine farà Luna, un gol e una traversa in una partita e mezzo, col rientro di Trezeguet che è il titolare ma invece finora ha segnato una volta sola? Considerata appunto l’inamovibilità di Trezeguet e con Funes Mori che ha segnato ancora (è il capocannoniere stagionale della squadra con 5 centri) e Mora che ha fatto di nuovo bene anche grazie al suo movimento, salterà subito questo 4-4-2 improvvisamente tornato in auge e tornerà un 4-3-3 che in quanto ad offensività ne è l’opposto? Fosse così, però, chi resterebbe fuori fra i tre attaccanti citati e Mora, che è sempre più in palla? E l’impermeabilità della difesa statica vista a Sarandí,pur con metà dei suoi effettivi fuori ruolo, segnerà la rinuncia definitiva a dei veri esterni mobili e propositivi al tempo stesso?</p>
<p>In mezzo a tanti dubbi e con tanti timori, almeno resta un elemento assolutamente positivo: la coesione del gruppo. Benché non tutti possano essere contenti né ancor prima sentirsi troppo parte di quest’avventura (dichiarazioni pubbliche a parte), è un dato di fatto che a partire dal gol di Ponzio in poi i protagonisti della vittoria di domenica non abbiano perso l’occasione di dimostrare il proprio appoggio ad Almeyda e, soprattutto, rendere evidente a tutto il mondo quanto siano coinvolti dal suo progetto. In assenza di altre (teoricamente necessarie) certezze, è già molto. E di sicuro, comunque la si pensi sul piano tecnico-tattico, la soddisfazione di chi veste la Banda non può che far piacere a sua volta.</p><p></p>
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          <dc:creator><![CDATA[aciprandi]]></dc:creator>
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          <title>La testa e il cuore</title>
          <link><![CDATA[https://lapaginamillonaria.com/riverplate/La-testa-e-il-cuore-20120924-0003.html]]></link>
          <pubDate>Wed, 17 Oct 2018 01:02:37 -0300</pubDate>
          <description><![CDATA[il-river-plate-perde-col-racing-e-almeyda-rischia-il-posto <p>(por/di Andrea Ciprandi) Arrivati a questo punto è giusto chiedersi cosa sia davvero meglio per il River.</p>
<p class="column_row">Dopo la sconfitta interna col Racing si è precipitati nei bassifondi della classifica di Primera e, quel che è peggio, al penultimo posto di quella del Descenso. Da un lato, in quanto neopromossa, era ragionevole concedere alla squadra un po’ di tempo per adattarsi alla nuova categoria – chiamarsi River non conta nulla se non nel confronto verbale coi tifosi avversari. Dall’altro disorienta (anzi, ormai irrita) l’atteggiamento del primo responsabile dell’attuale campagna, Almeyda. Col suo incaponimento sugli schemi, i continui cambi di formazione, azzardi come quello di non portare difensori in panchina e la sostanziale incapacità di esaltare (comprendere?) le caratteristiche di molti giocatori, infatti, il Pelado fa prevedere che se finora le cose sono andate sostanzialmente male nel futuro non potranno che peggiorare – non foss’altro che per la somma di esperimenti negativi da cui dipendono altrettanti risultati dello stesso segno.</p>
<p>Se Almeyda fosse almeno più possibilista, questo già basterebbe a dare una speranza. Sì, perché i numeri fanno ancora di lui il miglior tecnico da dopo Simeone con quasi 2/3 dei punti conquistati fra quelli a disposizione e solo 8 sconfitte nel corso della sue 50 e oltre partite da allenatore della Banda (non importa se la maggior parte in B). Dal punto di vista sentimentale, poi, è anche colui che era tornato a giocare per aiutare la causa ‘millonaria’ e poi ha avuto gli attributi per prendere in mano la squadra nel momento peggiore della più che centenaria storia del club – senza alcuna certezza circa il successo della campagna che avrebbe affrontato dato che la promozione non è mai cosa semplice, a maggior ragione se si è una (più o meno) nobile momentaneamente decaduta come dimostrano anche le esperienze travagliate di Rosario Central, Gimnasia y Esgrima La Plata e Huracan. Il modo in cui si sta comportando umanamente e professionalmente fin dal termine dello scorso torneo (a partire dall’affaire Cavenaghi-Dominguez) sembra però poter cancellare quanto di buono si può dire di lui badando ai numeri e al cuore, questo mentre gli stessi numeri di oggi e il cuore inteso come interesse per il River al di là di ogni (sua) personalizzazione iniziano a non essere quelli di un tempo.</p>
<p>Vi si arrivasse, la sua destituzione potrebbe avvenire a vantaggio di altri personaggi di riferimento nell’ambiente. In massa, oggi, invocano il ritorno dell’altro Pelado cioè l’adorato e vincente Ramon Diaz: è l’ipotesi più esaltante per la gran parte dei tifosi (e forse anche dei dirigenti) ma anche la più improbabile perché i rapporti tesi fra lui e Passarella e il pericolo che correrebbe di bruciarsi in queste circostanze inducono a pensare che si tratti di una strada non percorribile. D’altra parte anche gli altri nomi che si stanno facendo sono di professionisti molto accorti che possono aver capito quanto il legame sentimentale col club conti poco quando quel che si chiederebbe loro è di far girare una squadra allo sbando. Marcelo Gallardo, fresco campione d’Uruguay col Nacional, Pedro Troglio che attualmente dirige il Gimnasia di La Plata e Omar Labruna, impegnato in Cile col Colo Colo, è difficile capire se accetterebbero l’incarico perché, molto semplicemente, gli dev’essere chiaro in che ambiente finirebbero. </p>
<p>Se l’eventuale accettazione dell’incarico da parte di uno degli allenatori menzionati sarebbe tutta da verificare, è però facile ipotizzare che chiunque fra loro saprebbe comunque far meglio di Almeyda – per un fatto innanzitutto di esperienza da cui deriverebbe la capacità di far nuovamente rendere come possono giocatori che oggi sono a terra e senza una vera guida. Certo, la soluzione migliore sarebbe che l’attuale tecnico rimanesse e desse continuità a un progetto che almeno la scorsa stagione ha finito col dare i frutti desiderati. Sarebbe però imprescindibile che cambiasse registro: facendolo, probabilmente riuscirebbe in un colpo solo, a suon di risultati, a riscattare la propria immagine e (quel che più conta e dovrebbe contare anche per lui) rilanciare la squadra. Con quel che ha fatto per il River nel corso della sua carriera se lo meriterebbe. Al momento, però, non ci sono segnali in tal senso e immaginare questo nuovo Almeyda che improvvisamente si mette in discussione e non annuncia sprezzante che se ne andrebbe solo dopo avere perso sei volte di fila, come se ora di allora il River non sarebbe già quasi spacciato, è purtroppo mera illusione. E allora, non cambiasse nulla nemmeno da qui a poco tempo, sarebbe il caso di usare la testa e non il cuore (quel che fino ad ora, insieme a Passarella, l’ha salvato) rinunciando a lui senza nemmeno troppi rimpianti. Smessi i panni dell’allenatore e vestiti quelli del semplice tifoso, come si professa, paradossalmente dovrebbe esserne contento pure lui.   </p><p></p>
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          <dc:creator><![CDATA[aciprandi]]></dc:creator>
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          <title>Volere non è sempre potere</title>
          <link><![CDATA[https://lapaginamillonaria.com/riverplate/Volere-non--sempre-potere-20120918-0008.html]]></link>
          <pubDate>Wed, 17 Oct 2018 01:02:37 -0300</pubDate>
          <description><![CDATA[il river plate perde col velez nell'inicial <p>(por/di Andrea Ciprandi) A questo punto non c’è più niente da scoprire. I limiti del River di oggi sono ormai palesi. Dopo tante ipotesi, si è capito che le lacune tecniche e la scarsa forma di alcuni giocatori sono aggravate dall’inettitudine tattica dell’allenatore. In definitiva, quindi, la squadra è davvero modesta.</p>
<p>A mancare non è per forza la materia prima. Certo, non sono tutti campioni e anche i giocatori migliori non stanno girando al meglio, ma a mancare è innanzitutto la giusta considerazione delle caratteristiche di molti di loro con la conseguenza che scarseggia anche la convinzione nei propri mezzi – che talvolta aiuta a sopperire alle lacune – di tutto il gruppo. Come risultato, una difesa colabrodo (addirittura la quarta peggiore del campionato con già 10 gol presi in 7 giornate), un centrocampo allo sbando costretto a sfiancarsi per andare in soccorso dei difensori e privo dell’inventiva necessaria a innescare l’attacco e una prima linea invece piuttosto forte (la seconda migliore con 10 gol) anche se per quanto segnalato dalle potenzialità ancora largamente inespresse e soprattutto i cui sforzi sono stati spesso vanificati dalla permeabilità del resto dei reparti.</p>
<p>Responsabile numero uno di tutto questo è certamente Almeyda. Non si scappa. Preso nota dell’avventatezza del mercato che ha fatto condividendo di certo più scelte della dirigenza di quanto non dica, l’ostinazione con cui ripete gli stessi nefasti errori tattici è insieme la causa della crisi attuale e il motivo per cui sarà molto difficile uscirne. Siamo alle solite, le pecche da sottolineare non cambiano ma vanno ricordate ogni volta proprio perché si ripetono di settimana in settimana. Si tratta della fascia sinistra senza troppi ricambi né uomini di ruolo e/o referenti di fiducia del tecnico, dietro come davanti; il centro della difesa, che conta su pochi giocatori di esperienza e i cui protagonisti per di più al momento sono tutti appannati; la rinuncia in via pressoché definitiva a un trequartista. Gli schemi che Almeyda sceglie di volta in volta, inoltre, sono poco più che formule da dare in pasto a giornalisti e tifosi perché poi quanto succede sul campo non li rispetta e, quel che è peggio, non c’è praticamente partita che si riesca a terminare col modulo di partenza. I cambi in corsa, per aggiungere peggio al peggio, sono un altro punto debole dell’allenatore: da quelli impossibili (per mancanza di giocatori di un certo ruolo portati in panchina, si pensi ai difensori contro Colon e Newell’s) a quelli sbagliati da cui deriva che certa gente debba stare dove non sa.</p>
<p>Contro il Velez si è toccato il fondo, al punto che lo stesso Almeyda ha dichiarato che si è trattato forse della peggiore delle sue cinquanta partite da allenatore. Ma dato che lo schema iniziale era lo stesso 4-3-3 (nei fatti però il solito, banale, inadeguato, trito e ritrito 4-4-2) che lo aveva esaltato contro il Newell’s ha concluso che è stata colpa solo della serataccia… Ma è mai possibile che non lo sfiori nemmeno l’idea che (anche) questa pessima prestazione generale sia figlia innanzitutto del caos a cui proprio lui ha condannato la squadra? Perché se contro il Newell’s erano stati soprattutto degli errori individuali a fare il danno (pur nel disorientamento generale della difesa e lo sconquassamento del centrocampo) a Liniers la squadra è stata completamente dominata dal primo all’ultimo minuto e, guardando a tutto il campionato, non si ricordano che pochi e isolati sprazzi di bel gioco.</p>
<p>A prescindere da giocatori disponibili e indisponibili, c’è da dubitare che Almeyda voglia fare i necessari passi indietro già in tempo per il prossimo appuntamento di campionato che è niente meno che il ‘clasico’ col Racing al Monumental (dove in stagione non si è ancora vinto, ci si mette pure la cabala). A dire il vero, è piuttosto improbabile che metterà mai mano a questa squadra. Ma se anche arrivasse a farlo, quanto tempo dovrà ancora passare o cosa dovrà succedere perché rinsavisca? Se quel che succede in campo non lo tocca, lo scuoterà almeno il lento ma inesorabile sprofondare nella graduatoria del Descenso? Da primo che era, il River è già scivolato al quattordicesimo posto ad appena 0,126 punti sopra l’Union che a oggi sarebbe la prima delle tre retrocesse dirette. Che strano modo di amare il River, quello di Almeyda…</p><p></p>
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          <title>Almeyda è indifendibile</title>
          <link><![CDATA[https://lapaginamillonaria.com/riverplate/Almeyda--indifendibile-20120910-0008.html]]></link>
          <pubDate>Wed, 17 Oct 2018 01:02:37 -0300</pubDate>
          <description><![CDATA[il river plate pareggia col newells <p>(por/di Andrea Ciprandi) Per intere settimane si è parlato delle scelte di Almeyda rispetto all’attacco ed ecco che il giorno in cui questo gioca al meglio il River paga la sua debolezza forse maggiore: la difesa.</p>
<p>Contro il Newell’s (e senza trequartista) la prima linea ha funzionato bene come mai quest’anno. Trezeguet ha trovato il suo primo gol stagionale, Rogelio Funes Mori il terzo (avesse fatto anche il quarto, nel finale, si sarebbe vinto 4-3) e lo scatenato Mora il primo in assoluto. Tutto sembrava andare a meraviglia, non fosse che per sostituire l’infortunato Mercado non c’era in panchina un difensore che fosse uno. Risultato: in campo al suo posto è stato mandato Aguirre e a coprire è stato chiamato anche Sanchez. Ingolositi dalle opportunità che queste infelici soluzioni potevano offrire e approfittando dell’atteggiamento del River, che a un tratto si è prodigato non senza impaccio a cercar di mettere le necessarie toppe a una difesa assemblata ancora più alla buona che a principio, gli ospiti hanno punito le incertezze di chi evidentemente da difensore non sa e soprattutto non dovrebbe giocare (su tutti Sanchez, involontario protagonista al negativo della rimonta subita). Ripresa fiducia proprio quando la partita sembrava chiusa, nel giro di quattro minuti la Lepra ha segnato le reti del pareggio e il River ha finito per pagare le ennesime inconcepibili decisioni di Almeyda: stavolta non solo quella di mandare in campo difensori un po’ a casaccio ma anche quella di non portarne in panchina nessuno fra i rimanenti della rosa.</p>
<p>Se nel breve volgere di una sera (e illudendosi che la formula dei tre attaccanti possa funzionare senza ombra di dubbio da qui a sempre) l’attenzione si è bruscamente spostata sulla difesa, la costante di ogni preoccupazione non possono però che essere le scelte del tecnico. Dei centrali, più o meno utilizzati che siano stati, nessuno finora ha giocato troppo bene; e Bottinelli, dal canto suo, ha potuto debuttare soltanto ieri. Intanto però, complici le recenti cessioni e l’evidente mancanza di fiducia che Almeyda ha nel giovane Martinez, a sinistra gioca ormai in pianta stabile Ramiro Funes Mori che essendo anch’egli un centrale non garantirà mai la spinta che si richiede a un esterno – non si dimentichi che in passato si era provato anche con Vella, altro fuori ruolo. Nel caso specifico della partita col Newell’s, poi, a un tratto è stato indebolito anche il settore opposto (dove ha finito per doversi barcamenare il povero ex centrocampista uruguaiano del Godoy Cruz). E il responsabile di questa situazione è soltanto l’allenatore, non si scappa.</p>
<p>Almeyda ha dichiarato che questo nuovo River è quello che vuole. Ci si augura che facesse riferimento al solo tridente, che in verità col suo exploit ha conquistato anche molti altri che evidentemente ragionano a compartimenti stagni. In caso contrario, infatti, non si capisce come si possa essere soddisfatti del saldo derivante da un attacco devastante e una difesa invece inadeguata al punto da riuscire ad annientare gli incredibili successi di una prima linea addirittura esplosiva. Una difesa pensata, allestita e quindi proposta (sembrerebbe anche trascurata) come solo uno scellerato può fare e che, assemblata senza criterio com’è, non può che risultare incerta in copertura e sterile in fase di ripartenza.</p>
<p>Ora viene la trasferta sul campo del Velez e, beffardamente, con la squalifica di Ponzio non si potrà confermare questo rinnovato assetto offensivo – per una volta che, comunque la pensi, Almeyda non l’avrebbe cambiato. Ma se dal centrocampo in su la ricerca di un’alternativa è obbligata, cosa dire della difesa a cui Almeyda non pensa di dover metter mano nonostante continui a fare acqua? Avendo rischiato di prendere almeno il doppio dei gol incassati fin qui ed essendo il suo assetto anche una delle ragioni per cui il centrocampo fatica tanto, non sarebbe finalmente il caso di sistemarla prescindendo dalle sanzioni disciplinari? Non importa se per tutti la risposta è sì… Per Almeyda, se continua così, no.</p><p></p>
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          <dc:creator><![CDATA[aciprandi]]></dc:creator>
          <category><![CDATA[River Plate]]></category>
          
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          <title>Le parole sono importanti</title>
          <link><![CDATA[https://lapaginamillonaria.com/riverplate/Le-parole-sono-importanti-20120905-0011.html]]></link>
          <pubDate>Wed, 17 Oct 2018 01:02:37 -0300</pubDate>
          <description><![CDATA[almeyda punta su mora per l'attacco a tre del river plate <p>(por/di Andrea Ciprandi) Nel pieno della polemica circa il suo modo di far giocare il River, Almeyda ha annunciato che contro il Newell’s inizierà una nuova era.</p>
<p>Normalmente indeciso fra il 4-4-2 (senza trequartista) e il 4-3-1-2 (con) pare che stavolta opterà per un 4-3-3 con Mora davanti accanto a Funes Mori e soprattutto Trezeguet, la cui astinenza dal gol nell’Inicial rappresenta uno dei nodi da sciogliere. L’altro dilemma è quello annoso dell’utilizzo di Lanzini e in particolare del suo impiego da suggeritore piuttosto che da esterno di sinistra. Nel complesso, però, la questione è una sola e riguarda come gioca il River e cosa può fare proprio in base al modulo. La forma dei giocatori viene dopo.</p>
<p>In una delle ultime interviste rilasciate, Almeyda ha spiegato di prevedere che l’inserimento di Mora agevolerà Trezeguet. Fin qui tutto bene: ragione o meno che abbia, è un’idea la cui validità dev’essere per forza verificata sul campo. Lascia invece perplessi quel che pensa di Lanzini (e quel che ne consegue per tutta la squadra sul piano tattico). Ha fortemente voluto che rientrasse dal prestito al Fluminense proprio per via delle sue caratteristiche (fra l’altro è l’unico a poter giocare da 10 essendolo, non come il Chori lo scorso anno) ma finora l’ha impiegato prevalentemente da esterno finendo quasi per bruciarlo come indica la sua esclusione addirittura anche dalla panchina nell’ultima uscita. Ora dice di aver capito che sulla fascia non rende ma anche che da rifinitore non lo considera ancora pronto… e questo però non significa che non possa trovare di nuovo spazio già col Newell’s – viene però da pensare proprio come laterale se va dato credito alle dichiarazioni precedenti dello stesso allenatore, che aveva detto che con una linea d’attacco a tre avrebbe logicamente sacrificato il rifinitore.</p>
<p>E allora che idea ci si deve fare?</p>
<p>Domenica sera si sarà giocato un terzo delle partite di campionato e questo traguardo coinciderà con l’introduzione dell’ennesima novità tattica. Non è certo il massimo che a questo punto della stagione si debbano fare ancora esperimenti ma va fatto buon viso a cattiva sorte ammettendo che è necessario, inevitabile per come stanno le cose. Quel che va evitato, invece, è di giustificare all’infinito un’indecisione (caratterizzata da continue retromarce e correzioni effettuate a cuor leggero) di cui unico responsabile è proprio l’allenatore. E’ comprensibile che Almeyda non voglia essere attaccato gratuitamente e volgarmente, ma non può pretendere che le incongruenti spiegazioni che dà del proprio operato vengano accettate. Né che nessuno, fra i tantissimi che non lo capiscono, inizi ad irritarsi.</p><p></p>
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          <dc:creator><![CDATA[aciprandi]]></dc:creator>
          <category><![CDATA[River Plate]]></category>
          
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          <title>Pelado, fa&#039; la cosa giusta!</title>
          <link><![CDATA[https://lapaginamillonaria.com/riverplate/Pelado-fa-la-cosa-giusta-20120904-0011.html]]></link>
          <pubDate>Wed, 17 Oct 2018 01:02:37 -0300</pubDate>
          <description><![CDATA[il river plate di almeyda non ha ancora un volto definitivo <p>(por/di Andrea Ciprandi) Archiviata senza danni la trasferta in casa dell’ex capolista Colon, ora al River tocca il Newell’s secondo in classifica. E come (anche) la partita di Santa Fe ha evidenziato un’incapacità di fare gioco ormai pericolosamente radicata, adesso quella con la Lepra che è l’unica squadra a non avere ancora subito reti induce a considerare prima ancora che si giochi una conseguenza della citata assenza di una manovra fluida: l’inefficacia offensiva.</p>
<p>E’ vero che nelle prime cinque partite dell’Inicial il River ha sempre segnato con la sola eccezione della partita col famoso San Lorenzo arroccato sceso al Monumental a fine agosto. A segno sono oltretutto andati ben tre degli attaccanti a cui Almeyda ha dato fiducia. Ancora a secco è però Trezeguet e, momentanei acciacchi fisici del francese a parte, questo è un segnale non trascurabile. Si tratta infatti dell’unica vera punta, dell’autentico terminale offensivo, colui a cui per ultimo viene chiesto di retrocedere per prendersi la palla se questa non arriva da altri; e se non ha ricevuto molti palloni giocabili è evidente che le seconde linee non sono riuscite a creare abbastanza spunti – dato confermato dall’alta percentuale realizzativa in proporzione alle occasioni da gol che, in base ai 7 centri fatti finora, è rinfrancante con riguardo alla qualità delle punte ma indicativa di qualcosa che non va in fase di creazione. Ecco allora che i due gol di Rogelio Funes Mori, gli altri due di Lanzini e quello di Villalba (a cui si aggiungono i centri di Sanchez e Pezzella) non sono sufficienti a rassicurare in chiave futura – almeno fino a quando, dopo una serie di esperimenti sostanzialmente falliti, Almeyda non metterà mano al modulo togliendo la squadra dalla mediocrità a cui la costringe un 4-4-2 che oltretutto di ‘millonario’ non ha proprio niente.</p>
<p>D’altro canto, almeno con riguardo al prossimo impegno, lascia ben sperare la scarsa contundenza dei rivali: solo 4, infatti, sono le reti segnate dal Newell’s fin qui. Sarà allora 0-0, con prolungamento della serie di partite interne senza vittoria? Non tutti firmerebbero per l’ennesimo risultato insipido e fuorviante, tendente a nascondere le pecche che ci sono in virtù di un piccolo passo avanti in classifica. Meglio sarebbe provare a dare una scossa alla stagione (che è tornata a essere corta) e cambiare quel che serve per puntare alla posta piena partendo da presupposti più ragionevoli. In fine dei conti nessuno contesta che ci voglia tempo per sistemarsi; il punto però è cosa si cerca e, soprattutto, iniziare subito a cercare la cosa giusta.</p><p></p>
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          <dc:creator><![CDATA[aciprandi]]></dc:creator>
          <category><![CDATA[River Plate]]></category>
          
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          <title>10 a rischio estinzione</title>
          <link><![CDATA[https://lapaginamillonaria.com/riverplate/10-a-rischio-estinzione-20120903-0013.html]]></link>
          <pubDate>Wed, 17 Oct 2018 01:02:37 -0300</pubDate>
          <description><![CDATA[ortega ha criticato il river plate di almeyda <p>(por/di Andrea Ciprandi) Nell’ambito della polemica ormai costante che si consuma sul River e la sua conduzione tecnica, in settimana aveva detto la sua anche Ariel Ortega. Lasciando da parte le considerazioni personali su Almeyda, l’idea del Burrito è semplice: la squadra dovrebbe essere più offensiva e innanzitutto andrebbe costruita partendo da un 5, un suggeritore e due punte. Non si tratta solo di rispetto della tradizione ‘millonaria’ ma anche dell’utilizzo del modulo più adatto a garantire equilibrio e generare occasioni, cose che di recente scarseggiano.</p>
<p>Alle dichiarazioni di Ortega ne erano poi seguite di analoghe per bocca di un protagonista del River di oggi, Villalba. Il che, è superfluo sottolinearlo, ha aumentato il disagio nell’ambiente anche se il Keko in realtà non ha voluto attaccare il suo allenatore ma si è limitato a rispondere a una domanda sul modulo con cui si trova meglio. Parole realmente dure, semmai, le ha pronunciate di lì a poco Ferrero che, ora all’Huracan, ha spiegato di essersene andato dal River solo non avere più a che fare con Passarella e, ancora una volta, Almeyda.</p>
<p>Tornando però alle considerazioni di carattere tecnico, è curioso come l’attuale tecnico ‘millonario’ non abbia ancora deciso cosa fare. L’anno scorso, alla sua prima esperienza in panchina e in un torneo molto particolare che a detta di molti lascerebbe poco spazio alla fantasia, era arrivato a far giocare dietro le punte il Chori Dominguez che suggeritore non è; evidentemente riteneva la sua tecnica sufficiente a sopperire all’evidente azzardo tattico e non stupisce che di fronte a questa sua scommessa tutti si fossero convinti che quel ruolo per lui fosse imprescindibile, importante al punto da dovervi piuttosto adattare un giocatore che quella posizione di norma non ricopre. Si resta quindi doppiamente perplessi adesso che potendo contare su un trequartista vero, Lanzini, questa soluzione la adotta solo a singhiozzo.</p>
<p>Contro il Colon, quindi, l’ennesima soluzione. Di fronte all’allora capolista (e a logica senza bisogno di fare troppe sperimentazioni) ecco titolare Cazares, schierato da esterno di sinistra al posto di Lanzini. Se non altro finalmente un vero esterno al proprio posto, ma fatalmente anche niente più suggeritore né l’interprete per eccellenza di questo ruolo – Lanzini, appunto, che ci si augura non sia stato bruciato per il solo fatto che sulla fascia, che non dovrebbe competergli, non rende abbastanza. E così, come logico, classe e forma del giovane ecuadoregno a parte il risultato di quest’ennesimo rimescolio di carte è stato deludente e se non fosse stato per la giocata nel finale Ponzio-Pezzella che ha portato al gol del pareggio il River avrebbe perso un’altra volta – per colpa di un gioco ancora deludente, figlio di uno schieramento anonimo e insufficiente per dare tranquillità a maggior ragione adesso che il tenore degli impegni concede ben pochi margini di errore.</p>
<p>Concludendo, con la partita di addio di Ortega che sembra si giocherà a febbraio c’è da augurarsi che non si debba aspettare fino ad allora per vedere tradotta sul campo l’essenza storica del gioco del River. L’unica da cui sono sempre venuti i trionfi e a cui bisognerebbe restare fedeli per ottenerne altri, non importa se il calcio (come prova a spiegare Almeyda ogni volta che può) è cambiato.</p><p></p>
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          <dc:creator><![CDATA[aciprandi]]></dc:creator>
          <category><![CDATA[River Plate]]></category>
          
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          <title>I dubbi di (e su) Almeyda</title>
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          <pubDate>Wed, 17 Oct 2018 01:02:37 -0300</pubDate>
          <description><![CDATA[il river plate di almeyda genera perplessita <p>(por/di Andrea Ciprandi) Chissà come stanno davvero le cose. Chissà se nello spogliatoio c’è armonia, se ci sono vicende di cui non sono al corrente nemmeno i cronisti che seguono la squadra più da vicino, se tutti i giocatori sono davvero integri fisicamente (quindi utilizzabili) e col tecnico parlano delle diverse soluzioni possibili concordando sul modulo adottato di volta in volta.</p>
<p>Almeyda è una brava persona? Un bravo allenatore, magari ottimo in prospettiva tanto quanto è stato un ottimo giocatore? La persona giusta al posto giusto nel momento giusto? Possibile. Probabile. In ogni caso auspicabile. E va da sé che con quel che ha dato al River sul campo niente farebbe più piacere a ogni tifoso che trovare risposte effettivamente positive a ognuna di queste domande. Il dubbio che attanaglia tutti in questo momento, però, è se sappia molto più di noi che ci limitiamo a osservare e azzardiamo commenti. Ragione di tanto scetticismo, le sue scelte tattiche.</p>
<p>Ultimamente gli si è dato addosso da più parti con acredine e a tratti volgarità per via di come fa giocare la squadra (e prima ancora, con riguardo quindi alla sfera umana, per aver liquidato Cavenaghi e il Chori). Tanto livore è se non giustificato quanto meno comprensibile in virtù della diversa visione delle cose che si può avere e anche della varia umanità che riempie il mondo. Ma limitandosi ad attaccare, a trarre conclusioni senza concedere nulla a chi non piace, non si va da nessuna parte. Diamogli allora tutto il credito dovuto a chi fa, a chi agisce in prima persona e da più di un anno è in cerca della formula giusta. Diciamo però anche che di qui a poco ci si aspetta di vedere quanto meno 1) a sinistra un terzino di ruolo, meglio se fluidificante ma semmai anche di contenimento purché dietro a un cursore vero, 2) Lanzini liberato da compiti di copertura e schierato finalmente dietro le punte a creare gioco senza dover più ‘disorientare gli avversari’ (come sostiene il Pelado) partendo dalla disgraziata fascia sinistra attuale e 3) un assetto offensivo definito con la chiara distinzione fra titolari e sostituti (con l’arrivo di Mora e Luna, infatti, gli attaccanti potenzialmente titolari sono diventati addirittura cinque).</p>
<p>E’ pieno di pseudo allenatori da bar che fanno andare la bocca. Ce ne sono a milioni e stando a quel che dicono è tutto da rifare ma al tempo stesso ci vorrebbe poco per raddrizzare le cose. Non è così. Basterebbe però che Almeyda adottasse le poche soluzioni riportate perché la squadra risultasse se non altro equilibrata e assumesse una sua identità che, si sa, genera confidenza e rende efficaci. Il River sarebbe più forte a prescindere dal raggiungimento della maturità di alcuni (non sembra ancora il caso del pur promettente Gonzalez Pirez) e dalla forma di altri (Cirigliano su tutti). In fin dei conti al Pelado non si può dare la colpa per gli eventuali errori dei giocatori né tanto meno la scarsa vena o la poca qualità di alcuni di essi, benché del mercato sia in parte responsabile. Di certo però gli si può chiedere che tragga il meglio da ognuno.</p><p></p>
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          <dc:creator><![CDATA[aciprandi]]></dc:creator>
          <category><![CDATA[River Plate]]></category>
          
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          <title>River Plate 0 San Lorenzo 0</title>
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          <pubDate>Wed, 17 Oct 2018 01:02:37 -0300</pubDate>
          <description><![CDATA[ii river plate pareggia col san lorenzo nell'inicial <p>(por/di Andrea Ciprandi) Il River pareggia col San Lorenzo e perde così la grande occasione di salire al primo posto in classifica.</p>
<p>L’attesa per questa partita dipendeva da ragioni che vanno oltre l’attualità e il prestigio storico della sfida. Col fardello della B ancora da scrollarsi di dosso, benché principalmente per gli sfottò altrui, nessuno al River poteva ignorare che il ‘clasico’ col Cuervo sarebbe stato il primo di campionato dal ritorno nella massima serie. Il che, a prescindere dalle recenti difficoltà del club di Boedo che ha rischiato di fare la stessa fine della Banda l’anno scorso, è un segno tangibile dell’agognato ritorno alla normalità.</p>
<p>Il caso vuole che questa sfida fosse stata anche l’ultima del genere prima della retrocessione. Un anno e tre mesi erano passati da allora, quando ugualmente finì con un pareggio. E nonostante sia tanto tempo, sempre meno di quanto separava il River dall’ultimo successo casalingo in Primera Division: 1-0 al Banfield addirittura a inizio aprile 2011, chiudendo fra l’altro una serie di 3 vittorie consecutive (tra casa e fuori) che prima di ieri sera si sperava potesse essere eguagliata. Dopo quel successo, invece, includendo quest’ultima sono arrivate 8 partite interne senza vittorie – di cui ben 4 terminate in sconfitte.</p>
<p>Effettivamente la maledizione del Monumental sembra esistere. Tante partite casalinghe senza riuscire a conquistare la posta piena sono certamente un fatto notevole e, come si è visto, nefasto. Ricordare cos’abbiano comportato i tanti punti persi nel 2011 è superfluo. E se anche adesso non ci sono le stesse urgenze di allora, gli ottimisti possono ugualmente dire che vincendo con Belgrano e San Lorenzo si sarebbe primi addirittura da soli così come ai pessimisti non può essere impedito di prendere già in mano la calcolatrice: basterebbero infatti un passo falso in casa del Colon e poi un altro pareggio interno col Newell’s nelle prossime due giornate (ipotesi non assurda, essendo entrambi gli avversari ancora imbattuti) per scendere a 1.333 nel Descenso.</p>
<p>In queste circostanze poco valgono le lamentele di Almeyda con riguardo allo schieramento adottato ieri dal San Lorenzo, definito da squadra di B. Caruso Lombardi gli ha giocato l’ennesimo scherzo dello stesso tenore, ordinando ancora una volta ai suoi di chiudersi a riccio per poi provare a colpire di rimessa – piano che a momenti gli riusciva non ci fosse stata la traversa a salvare Barovero su conclusione di Jara. Da parte sua, il River non ha trovato il modo di scardinare le file serrate degli avversari e non per altro gli unici pericoli creati sono venuti da un calcio d’angolo e da un tiro da fuori di Ponzio (il migliore in campo). Considerando che a Trezeguet non è stata fatta toccare palla, Lanzini ha dovuto giocare un’altra volta fuori ruolo, Cirigliano non riesce ancora a dare il contributo che ci si aspetta da lui e la difesa a tratti ha ballato, andamento e risultato dell’incontro non possono stupire.</p>
<p>Bene, giocate quattro partite dell’Inicial si possono già fare alcune considerazioni. Per prima cosa Almeyda non ha ancora trovato un assetto definitivo o quanto meno di riferimento. Oggi come sempre, il reparto su cui sembra avere più incertezze è l’attacco soprattutto con riguardo alla formula: Lanzini, per esempio, sta facendo bene ed è tra i più regolari ma non può che risentire della decisione del tecnico di farlo giocare un po’ sulla fascia e un po’ sulla trequarti (fra l’altro, se dietro le punte in qualità di suggeritore non ci sta lui non ci sta nessuno). E viene da chiedersi cosa succederà nelle prossime settimane. Se fino ad ora la coppia d’attacco di riferimento è stata Trezeguet-Funes Mori, con l’inserimento effettivo di Luna e Mora c’è da aspettarsi che si possa fare confusione: memori soprattutto di quanto fatto la scorsa stagione, un punto debole di Almeyda sembra infatti essere la poca propensione a gestire una rosa numerosa come si conviene in un grande club, vale a dire definendo chi è titolare con buona pace di chi non lo è (riservando comunque a questi ultimi il ruolo ugualmente fondamentale di alternativa in corsa). In pratica, la ricerca di un assetto definitivo a cui il Pelado si appella ogni volta che deve giustificare i suoi rimescolamenti di formazione non può essere eterna altrimenti di definitivo, alla fine, ci sarà solo il caos.</p>
<p>Capitolo a parte la difesa. E anche qui ci si aspetta un intervento chiaro da parte del tecnico. Si può dire che Barovero può andare, così come Mercado sulla destra. Grossi problemi invece al centro e sulla sinistra. Maidana potrebbe essere ceduto proprio in chiusura del mercato europeo, ma in questo caso a prendere il suo posto (AFIP permettendo) ci sarebbe Bottinelli. Al suo fianco però finora ha stentato a decollare Gonzalez Pirez, esattamente come Ramiro Funes Mori sulla fascia (non è un caso che l’occasione di Jara, ieri, sia venuta proprio da un’azione sviluppatasi in questi due settori). Qui però, a differenza dell’attacco, penalizzante potrebbe essere l’assenza di vere alternative: Rojas potrebbe effettivamente coprire la fascia sinistra e non è da escludersi la formazione della coppia centrale Maidana-Bottinelli, ma non esistono ancora reali presupposti perché questo avvenga.</p>
<p>Dipendesse solo (si fa per dire) dal mercato e dalle indagini sulla trasparenza dei trasferimenti, potremmo capire di più in pochi giorni. Ma poi si dovrà passare lo stesso per le idee di Almeyda, e allora l’attesa potrebbe farsi molto lunga.</p><p></p>
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          <dc:creator><![CDATA[aciprandi]]></dc:creator>
          <category><![CDATA[River Plate]]></category>
          
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          <title>I ragazzi suonano la carica</title>
          <link><![CDATA[https://lapaginamillonaria.com/riverplate/I-ragazzi-suonano-la-carica-20120820-0008.html]]></link>
          <pubDate>Wed, 17 Oct 2018 01:02:37 -0300</pubDate>
          <description><![CDATA[il river plate batte il tigre trascinato dai suoi ragazzi <p>(por/di Andrea Ciprandi)Alcune manovre di mercato e molte voci avevano fatto temere che il River potesse repentinamente allontanarsi dalla tradizione che vuole che i talenti provenienti dal suo vivaio abbiano un ruolo importante se non centrale anche una volta arrivati in prima squadra. Al di là delle esigenze finanziarie che accomunano la Banda alla maggior parte dei club argentini, costretti a vendere i giovani migliori per raddrizzare i bilanci, sembrava che non si stesse davvero più dando il giusto peso alle risorse di casa.</p>
<p class="column_row">Forse però i timori erano stati eccessivi e l’emorragia, con l’ultimo sangue versato che è quello di Ocampos, è stata tamponata – a patto che Cirigliano non vada al Napoli. Domenica, contro il Tigre, Almeyda ha mandato in campo da titolari addirittura sei ragazzi formatisi a Nuñez: Ramiro e Rogelio Funes Mori, Gonzalez Pirez, Cirigliano, Lanzini e Villalva. Certo, il Keko ha trovato spazio solo in ragione dell’infortunio di Trezeguet e della forma non ancora ottimale di Luna e Mora, ma è pur sempre rimasto quando tutti lo davano già al Nacional di Montevideo con l’ex ‘millonario’ Juan Manuel Diaz – e come lui non se ne sono andati nemmeno il ‘mellizo’ Rogelio e Cirigliano che, con Lanzini e gli altri due giovani difensori menzionati, sembrano poter far parte in pianta più o meno stabile degli undici di partenza.</p>
<p>La partita, poi, non ha fatto altro che confermare che non è solo una questione di tradizione ma, nel caso fortunato dei talentuosi prodotti del River, di reali opportunità. Due dei tre gol della vittoria a firma proprio di Villalva e Lanzini, oltre a un’ottima prestazione anche di Rogelio Funes Mori, sono la dimostrazione del fatto che credere nei tanti giovani che si hanno non è per nulla imprudente. Non bastasse, a segno è andato pure Orban, altro prodotto del vivaio da poco passato al Tigre.</p>
<p>A prescindere dal risultato positivo ottenuto a Victoria, comunque, la buona notizia è che alla tradizione si sta dando ancora importanza. E nonostante sia ragionevole e comprensibile la scelta di affidarsi innanzitutto a giocatori di esperienza quindi anche provenienti da altre squadre, è bello e confortante sapere che l’inserimento di Bottinelli, Luna e Mora non impedirà ai più recenti frutti ‘millonarios’ di maturare nell’orto di casa, afianco di chi ce l’ha già fatta.</p><p></p>
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          <category><![CDATA[River Plate]]></category>
          
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          <title>Si vince ma si perde</title>
          <link><![CDATA[https://lapaginamillonaria.com/riverplate/Si-vince-ma-si-perde-20120816-0012.html]]></link>
          <pubDate>Wed, 17 Oct 2018 00:35:43 -0300</pubDate>
          <description><![CDATA[il mercato del river plate ha sacrificato molti giovani millonarios <p class="column_row"><em>(por/di Andrea Ciprandi)</em>Con tutte le voci che giravano, gli annunci e le smentite, addirittura schede biografiche di giocatori che su internet anticipavano affari imminenti ma non ancora conclusi, sarebbe stato prematuro dare un giudizio definitivo sul mercato del River. E in qualche modo lo è anche adesso, a poche ore dalla chiusura del mercato, se è vero che Piatti e Formica potrebbero ancora arrivare.</p>
<p>Portate a termine alcune importanti operazioni in entrata su cui spiccano gli arrivi di Bottinelli, Luna, Mercado, Rojas e Mora e il rientro di Lanzini, la recente e veloce cessione di Ocampos al Monaco ha però già dato un’indicazione importante con riguardo almeno alla scarsa considerazione delle numerose e giovanissime stelle ‘millonarie’ doc – e di conseguenza circa la fiducia o meno in una ricetta casalinga che è più che possibile anche se non può certo essere esclusiva – su questo tutti convengono. Al trasferimento di cui sopra potrebbero infatti tuttora seguire quelli di Rogelio Funes Mori e Cirigliano, anche se quest’ultimo per ragioni innanzitutto personali del giocatore. In più, benché solo in prestito, lasciano Nuñez anche Bou, Rios e Villalva – come poco prima avevano già fatto Orban e Nicolas Domingo.</p>
<p class="column_row">La domanda che ci si pone, a questo punto, è perché Passarella (prima ancora che Almeyda) stia orchestrando un simile ricambio ovvero uno stravolgimento della rosa. Il risultato della sua politica, che prescinde da comunque vitali incassi di mercato, infatti, è che pochissimi dei tanti e identificati campioni che il River ha prodotto ultimamente rimarranno. Al loro posto, giocatori che dalla loro hanno certamente già parecchia esperienza ma che potrebbero essere ceduti esattamente come sono arrivati magari dopo appena un paio di semestri di vita ‘millonaria’. Giocatori, poi, che oltre a quanto detto e pur senza nulla togliere al piacere che hanno di vestire la banda costringono per forza a vedere il River come una macchina da soldi piuttosto che un club con una sua precisa identità e un vero e duraturo progetto. D’altra parte, considerati i suoi trascorsi più e meno recenti, da un presidente come il Kaiser sarebbe mera illusione aspettarsi altro. Aspettarsi, per esempio, la salvaguardia proprio dell’identità anche quando la qualità di chi la garantirebbe (calciatori giovani ma non solo, si pensi anche all’allontanamento di Cavenaghi e del Chori) è indubbia.</p>
<p>In mezzo a tanta perplessità, se non altro un fatto buono e incontrovertibile: la vittoria di sabato scorso sul campo dell’Estudiantes. Basta però pensare a chi l’ha suggellata, vale a dire Funes Mori che è uno dei possibili nuovi partenti, per ripiombare nella spinosa questione della sorte dei giocatori nati nel club. Sarà allora il tempo a dire se si potrà continuare a vincere (partite) pur perdendo (parti di sé e, con esse, un futuro doc).</p><p></p>
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          <title>Luna piena</title>
          <link><![CDATA[https://lapaginamillonaria.com/riverplate/Luna-piena-20120808-0012.html]]></link>
          <pubDate>Wed, 17 Oct 2018 00:35:43 -0300</pubDate>
          <description><![CDATA[il river plate acquista luna <p><em>(por/di Andrea Ciprandi)</em> E così, all’improvviso, ecco che Almeyda (e con lui, se non prima di lui, Passarella) ha dato una risposta concreta alle richieste a gran voce del Mondo River. Praticamente in chiusura di mercato e nello stupore generale, infatti, è arrivato il giocatore e in particolare il maturo attaccante che mancava. Si tratta di Carlos Luna, trentenne ex Tigre e soprattutto capocannoniere dell’ultimo torneo.</p>
<p class="column_row">I punti a favore di questa operazione sono parecchi. Innanzitutto il Chino segna. Lo ha sempre fatto, agli esordi in terza categoria col Deportivo Español e poi nelle tre esperienze col Matador e in quelle all’All Boys, al Racing, al Quilmes, all’Elche di Spagna e alla Liga de Quito. La sua formazione quindi è completa, viste le esperienze fatte anche all’estero. E il sapore del trionfo, come la maggior parte degli ultimi arrivati alla corte del Pelado, l’ha opportunamente già assaporato pure lui vincendo con la LDU – e in un certo senso anche sfiorando il titolo due volte col Tigre, cosa molto meno scontata quindi notevole.</p>
<p>Attenzione però. Proprio mentre si concludeva quest’operazione, giungeva voce che il Monaco di Ranieri sarebbe disposto a sborsare 12 milioni di euro per Ocampos (benché solo la metà andrebbe al River) e Passarella avrà certamente pensato a come ammortizzare il suo ultimo esborso. Inoltre, arrivato Luna potrebbe finalmente essere ascoltato il rappresentante di Rogelio Funes Mori, che da tempo prova senza successo a sottoporre al presidente le offerte ricevute per la giovane punta e che adesso potrebbe trovare l’accordo col club proprio in ragione del minor spazio che il suo assistito (nonché nipote) di sicuro troverebbe. Sul fatto che Luna e Trezeguet saranno la micidiale coppia d’attacco eletta, infatti, non ci sono praticamente dubbi.</p>
<p>A questo punto non resta che scoprire se l’arrivo di Luna finirà per trasformarsi in una coperta corta, che se tirata su una parte finisce fatalmente per lasciarne scoperta un’altra. Dal punto di vista economico, infatti, il suo acquisto e la contemporanea cessione di un giocatore potrebbe essere comprensibile. Non è però condivisibile l’indebolimento di una rosa che è giusto che sia sempre più di qualità se davvero si punta in alto, e vista l’indiscussa classe di Ocampos e del Mellizo (non per altro richiesti in Europa a suon di milioni) non si vede perché li si dovrebbe lasciare andar via. Restassero, poi, non sarebbero in molti in Argentina a poter vantare dal centrocampo in su giocatori del valore di Cirigliano, Ponzio, Lanzini, Trezeguet, Luna e appunto Ocampos e Funes Mori. E allora perché farsi del male? E perché dover ricorrere sempre e solo alle cessioni per risanare una situazione finanziaria che si potrebbe (e si sarebbe potuto, già da tempo) tenere sotto controllo in ben altri modi senza influire sul piano tecnico e sportivo? Vediamo se Passarella &amp; C. faranno la cosa giusta…</p><p></p>
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          <title>Almeyda, e adesso?</title>
          <link><![CDATA[https://lapaginamillonaria.com/riverplate/Almeyda-e-adesso-20120807-0011.html]]></link>
          <pubDate>Wed, 17 Oct 2018 00:35:43 -0300</pubDate>
          <description><![CDATA[almeyda deve prendere decisioni importanti per il river plate <p><em>(por/di Andrea Ciprandi)</em> La prima uscita stagionale del River, risultata nella sconfitta interna col Belgrano, ha gettato ombre su Almeyda che vanno ben oltre l’esito della partita. E tante perplessità hanno destato alcune scelte dell’allenatore, altrettante rapide risposte ovvero provvedimenti ci si aspetta da lui.</p>
<p class="column_row">Dopo la criptica gestione dell’<em>affaire</em> Cavenaghi-Dominguez, per cui erano state utilizzate pochissime e vaghe parole per sancire un fortissimo stravolgimento della rosa, ora in molti si aspettano che il Pelado risulti più coerente e comprensibile con riguardo al proprio operato. In particolare, dopo la partita di domenica gli si chiede di mettere subito mano un po’ a tutto.</p>
<p>Prima grana da risolvere è quella di un ruolo chiave per tutto il reparto arretrato, che sembra ancora il più deficitario. L’insicurezza di Vega e Barovero che viene dalla titolarità in un club importante ma per ora è panchinaro suggeriscono che venga al più presto sciolto il nodo del numero 1. Almeyda dice di voler conoscere meglio l’ex Velez prima di eventualmente lanciarlo e sostiene anche che lasciare fuori l’Indio, che viene da una buona campagna e ha solo sbagliato una partita, sarebbe controproducente. E’ come se mirasse a una scelta definitiva, il che è buono; fatto sta che non si può però tenere il piede in due scarpe troppo a lungo quindi deve decidersi rapidamente.</p>
<p>Il resto della difesa, poi, continua a dare problemi. Un po’ per via di svarioni e un po’ per l’utilizzo azzardato di alcuni giocatori in ruoli non loro, fatto sta che dev’essere trovato un rimedio. Vella, per iniziare, inopportunamente schierato a sinistra ha fallito sia in fase di copertura che di spinta. Almeyda ha ricordato che il titolare e il suo possibile sostituto (rispettivamente Arano e Ramiro Funes Mori) erano indisponibili e spiegato che Diego Martinez è per lui ancora troppo giovane e inesperto per dare la necessaria sicurezza, ma gli si può obiettare che è comunque sempre preferibile optare per un giocatore di ruolo o quasi quindi se non Martinez almeno Rojas (poi inserito chiedendogli di partire da appena più indietro del solito) poteva essere utilizzato dall’inizio. Al centro, quindi, Gonzalez Pirez e soprattutto Maidana hanno fatto acqua un’altra volta. In questo caso però la soluzione potrebbe essere dietro l’angolo: Bottinelli e il già citato Funes Mori (quest’ultimo di rientro dalla squalifica) andrebbero se non altro provati.</p>
<p>Si sa che dallo schieramento della difesa dipende gran parte dell’assetto del centrocampo. E con questo si viene a un altro punto cruciale. Lanzini, il più brillante all’esordio, ha dovuto per lungo tempo giocare sulla sinistra anche per supplire alla mancanza di spinta di Vella. Una volta entrato Rojas al posto del Tano, invece, è potuto tornato al suo ruolo naturale di trequartista risultando ugualmente efficace ma di certo consentendo movimenti alternativi a tutta la prima linea. Ecco allora che l’adeguata copertura della fascia potrebbe davvero avere il doppio vantaggio di rendere più propositiva, meglio messa e più incisiva l’intera squadra. Oltretutto nel rispetto della tradizione ‘millonaria’, che per la maggior parte della gente è fondamentale. Per di più, con la classe dei possibili interpreti della fase offensiva (più o meno giovani che siano) c’è materiale in abbondanza per seguire questa via – a maggior ragione adesso che il 4-4-2 non sta dando molti frutti e la maglia numero 10 è tornata a vivere proprio sulle spalle di Lanzini.</p>
<p>Per finire l’attacco. Trezeguet è un campione affermato che sta vivendo al meglio la sua seconda giovinezza e Rogelio Funes Mori, sapendo valutare le sue prestazioni al di là dei freddi tabellini, sta facendo molte più belle cose di quanto sembri. Mancano però vere alternative, soprattutto se si considera la gioventù un punto a sfavore: anche le altre punte, infatti, hanno più o meno gli stessi anni del Mellizo. Ma a poche ore dalla chiusura del mercato e col solo Facundo Ferreyra (per altro classe ’91) nel mirino, va rimarcato che la scelta di affidarsi forse in via definitiva praticamente solo a dei ragazzini (si pensi anche al nuovo arrivato Lescano) e di rinunciare contemporaneamente all’esperto duo d’attacco della scorsa stagione è stata condivisa se non addirittura proprio presa dallo stesso Almeyda. Insomma, viene spontaneo farsi delle domande…</p>
<p>Ad Almeyda, dunque, l’arduo compito di registrare al più presto un gruppo che in parte si è già rodato nel corso del torneo passato ma ha comunque bisogno di ritocchi. Per quanto visto finora, però, lo scoglio principale che l’allenatore dovrà superare resta quello delle decisioni nette, di fronte alle quali sembra trovarsi regolarmente in difficoltà.</p><p></p>
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          <title>River Plate 1 Belgrano 2</title>
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          <pubDate>Wed, 17 Oct 2018 00:35:43 -0300</pubDate>
          <description><![CDATA[il river plate perde contro il belgrano la prima partita dell'inicial <p>(por/di Andrea Ciprandi) Peggio non poteva iniziare. E di sicuro circostanze ed emotività non aiutano a lasciarsi alle spalle questo immediato passo falso di ritorno nella massima serie.</p>
<p>E’ stato proprio il Belgrano, la squadra che aveva condannato il River alla retrocessione, a decretare la prima sconfitta stagionale già in occasione della prima uscita. Un elemento, oltretutto, riporta ancor più fortemente alla memoria quel nefasto giorno di giugno 2011 in cui si perse la categoria ridando corpo a tutti gli incubi che ne conseguirono: come allora il risultato negativo è passato per un rigore sbagliato, questa volta da Rogelio Funes Mori. E così proprio allo scadere, quando la Banda sembrava poter riagguantare il pareggio dopo il doppio svantaggio, l’ipotetica e liberatoria rimonta ha lasciato invece spazio allo sconforto al che la palla calciata dal dischetto dal Mellizo sorvolava la traversa. E ora, andando oltre le sfide coi cordobesi, la maledizione dei tiri dagli undici metri – con 6 sbagliati degli ultimi 8 tirati – contribuisce a far pensare di non potersi riprendere.</p>
<p class="column_row">Almeyda dovrà meditare principalmente su tre fattori: il gioco da ritrovare, i ruoli da assegnare in campo e la gestione della rosa. Indipendentemente dall’occasione sprecata da Rogelio, è pressoché unanime il parere che pur al termine di una sfida tutt’altro che esaltante se un vincitore doveva esserci domenica quello era il Belgrano non foss’altro che per la capacità di concretizzare le occasioni avute e interpretare al meglio il proprio ruolo. Del River, infatti, di notevole si ricordano solo alcune iniziative isolate corrispondenti al gol di Lanzini, all’errore di Funes Mori e a un palo a testa preso sempre da Lanzini e ancora – sullo 0-0 – dallo stesso Mellizo, il cui credito nei confronti dei tifosi si sta esaurendo al di là del fatto che oltre a commettere degli sbagli è comunque perseguitato dalla cattiva sorte e ha coraggio da vendere (la volontà di calciare quest’ultimo rigore al posto di Trezeguet ne è una prova). Hanno poi sorpreso alcune scelte tattiche: Vella sulla sinistra, Ocampos sulla destra e Lanzini che (pur bene) ha dovuto agire un po’ da esterno e un po’ da rifinitore, oltre a poche alternative in attacco dopo l’epurazione di Cavenaghi e Dominguez, hanno lasciato perplessi in molti. Infine al Pelado converrà decidere una formazione titolare di base. A partire da Barovero, ex titolare del Velez relegato in panchina senza sapere per quanto sopporterà questa condizione (considerato anche che Vega ha deluso), passando per il centro della difesa per cui sembrano esserci troppe ma tutte poco rassicuranti alternative (almeno in attesa dell’esordio di Bottinelli) e arrivando agli esterni difensivi e quelli avanzati (questi ultimi che all’esordio sono stati inopportunamente invertiti), al Pelado toccano necessariamente scelte chiare e rapide.</p>
<p class="column_row">Da qui alla fine di agosto al massimo, allora, ci si aspettano prese di posizione ben definite. Se anche il Promedio ancora non preoccupa, è infatti superfluo ricordare come le cose possano precipitare nel breve volgere di poche giornate e quanto risulterebbe pesante il fardello di una media punti deficitaria. Le prossime gare, per giunta, corrispondono a due trasferte di fila seguite dal clásico interno (per quanto possa valere) col redivivo San Lorenzo dell’ostico Caruso Lombardi. E i fantasmi dell’ultima campagna in Primera Division è bene che non ritornino soprattutto ora che nel Mondo River, dopo tutto quel che è successo, si è portati a vederne anche dove non ce ne sono – ma anche a riconoscerli prima che si palesino chiaramente, quando potrebbe essere tardi. L’esperienza insegna: che se ne faccia tesoro.</p><p></p>
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          <title>Pronti a ripartire</title>
          <link><![CDATA[https://lapaginamillonaria.com/riverplate/Pronti-a-ripartire-20120731-0005.html]]></link>
          <pubDate>Wed, 17 Oct 2018 00:35:43 -0300</pubDate>
          <description><![CDATA[il river plate si avvicina all'esordio in primera division con trezeguet capitano <p><em>(por/di Andrea Ciprandi)</em> La nuova stagione sta per iniziare e al River non si nasconde di avere ambizioni da titolo. Archiviato nel migliore dei modi l’anno più difficile della storia, la Banda è rimasta nelle mani di Almeyda secondo i piani di Passarella e pur fra mille polemiche affronta la rinnovata Primera Division nell’entusiasmo generale.</p>
<p class="column_row">Unica e non certo trascurabile eccezione l’epurazione di Cavenaghi e del Chori Dominguez. Pur forzatamente archiviato questo capitolo, ognuno può ravvisare motivi di soddisfazione per quanto fatto in fase di preparazione. La presidenza, attaccata dalla maggior parte del movimento ‘millonario’ per la pessima gestione dell’allontanamento delle due punte protagoniste della rinascita, ha potuto guidare il tecnico in fase di ritocco di una rosa già forte. In base al saldo fra partenze e nuovi arrivi, i giocatori poi dovrebbero avere ognuno il giusto spazio. I tifosi, infine, in considerazione della qualità del gruppo possono essere ottimisti. E se davvero si hanno aspirazioni importanti non va trascurata la nuova formula del campionato, che tornando dopo più di vent’anni a prevedere un unico campione al termine dei due tornei corti permetterà di organizzarsi con tranquillità e, si partisse non troppo spediti, di recuperare.</p>
<p>A pochi giorni dal debutto, anche il passato dei principali nuovi arrivati rimanda alla gloria. Il rientrante Lanzini (reduce dal prestito annuale al Fluminense, a cui è stata affidata la maglia numero 10), i difensori Mercado e Bottinelli e il portiere Barovero hanno già vinto cose importanti con altri club; la giovane punta Lescano e l’esterno Ariel Rojas, dal canto loro, hanno comunque già vissuto momenti decisivi. Nel complesso quindi il nuovo apporto che verrà dato al River è di indubbia qualità sul piano tecnico ma anche con riguardo all’esperienza, il che non fa mai male.</p>
<p class="column_row">Resta da vedere come Almeyda schiererà la squadra, che è poi quanto più conta. Immuni per ora dalle pressioni europee, Cirigliano sarà il fulcro del centrocampo mentre Ocampos aspettiamo di vedere se continuerà a giocare sulla fascia, dove finora ha giocato bene al punto da essere considerato il Cristiano Ronaldo del futuro, o invece è destinato a fare la seconda punta accanto al nuovo capitano Trezeguet indipendentemente dalle presunte ambizioni di espatrio di Funes Mori (l’attacco, a proposito, nonostante i nomi che hanno cominciato a girare nelle ultime ore è ancora il reparto a cui non si è praticamente messo mano se non attraverso la rinuncia a Cavenaghi e Dominguez). Apertissima è poi la lotta per la titolarità fra i pali tra Vega e l’ex ‘velezano’ Barovero, come da definire in corso d’opera sarà l’assetto del reparto difensivo – che è il più affollato.</p>
<p>E proprio la cronaca riporta a pensieri inevitabili nel momento in cui si ritorna fra i migliori d’Argentina. Primo avversario (e ancora in casa, come nell’ultima uscita nella categoria maggiore) proprio il Belgrano che a metà 2011 condannò la Banda alla retrocessione. Ripresa più emozionante e stimolante non potrebbe esserci. Senza vergogna né alcun imbarazzo ricordando quel che è stato. Orgogliosi della propria storia comunque. Come si addice ai veri grandi.</p><p></p>
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          <dc:creator><![CDATA[aciprandi]]></dc:creator>
          <category><![CDATA[River Plate]]></category>
          
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          <title>Largo ai campioni</title>
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          <pubDate>Wed, 17 Oct 2018 00:35:43 -0300</pubDate>
          <description><![CDATA[il mercato del river plate porta baroveromercado lanzini e lescano <p class="column_row"><em>(por/di Andrea Ciprandi) </em>E’ paradossale che il mercato del River, vissuto finora di un numero di nuovi arrivi che si contano sulle dita di una mano, possa essere ugualmente definito agitato. Il fatto è che dopo l’epurazione di Cavenaghi e del Chori Dominguez si è più ansiosi del solito pensando al futuro immediato. E dall’abituale girandola di voci su possibili nuovi acquisti ci si augura che ne escano alcuni di peso perché ora come mai c’è bisogno di qualità in ragione proprio dei due citati sacrifici, enormi dal punto di vista tecnico oltre che chiaramente sentimentale.</p>
<p>Limitando l’analisi al mercato in entrata, a oggi delle quattro nuove incorporazioni tre sono reali mentre una è costituita dal rientro da un prestito. A tornare alla base è stato Manuel Lanzini, il giovanissimo e talentuosissimo trequartista reduce da un’esperienza annuale al Fluminense. Facce nuove sono invece quelle di Marcelo Barovero, ex numero uno del Velez che nonostante sia considerato da alcuni il miglior portiere d’Argentina si giocherà la titolarità con Vega, del difensore ex Racing ed Estudiantes (oltre che, ai tempi, Argentina Under-20) Gabriel Mercado e di Juan Carlos Lescano, un ragazzo di belle speranze pescato invece nel Central Cordoba.</p>
<p>Proprio il giovane attaccante proveniente da una delle squadre minori di Rosario è l’unico fra tutti a non avere ancora vinto nulla, nonostante sia reduce dalla conquista della finale-promozione di Primera C. Per il resto, invece, se un valore aggiunto si può trovare ai nuovi arrivati è proprio che si tratta di giocatori che di vittorie ne hanno già ottenute; sanno quindi cosa va fatto per arrivare a un trofeo e sanno sopportare la pressione che ne deriva. Lanzini, che in Brasile ha incantato tutti con le sue doti, ha vinto il campionato Carioca oltretutto accanto a campioni del calibro di Deco, Fred e Rafael Moura. Barovero, che iniziò a giocare nell’Atletico Rafaela sotto gli occhi di un ex grande portiere ‘millonario’ come Comizzo, è stato invece campione col Velez il semestre del finale al cardiopalma con l’Huracan (da cui fra l’altro proveniva); vanta oltretutto due titoli quale portiere meno battuto della Primera Division. Mercado, infine, oltre che un Mondiale con la selezione giovanile dell’Argentina ha vinto anche un campionato maggiore di club con l’Estudiantes capitanata da Veron e come Barovero ha già fatto esperienza in campo internazionale.</p>
<p>Dopo i tanti nomi fatti di fuoriclasse che avrebbero potuto portare di nuovo o per la prima volta la banda ma non lo faranno, ad Almeyda sono comunque già stati assicurati alcuni rinforzi di tutto rispetto. Certo, aspettando di vedere se Lanzini saprà trasformarsi in condottiero e con lui Cirigliano e Ocampos (quest’ultimo se non si cederà alle lusinghe che vengono dall’Italia) e dovendo confidare nella veloce maturazione dei tanti campioncini che infoltiscono la prima squadra, con la rinuncia al Torito e al Chori si è perso immensamente in termini di identificazione, carattere ed esperienza. Ma pensando ad alcune sessioni di mercato più o meno recenti va rilevato che se non altro si è provveduto a innesti nel complesso di qualità e peso. Come necessario.</p><p></p>
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          <title>Passarella è un alieno</title>
          <link><![CDATA[https://lapaginamillonaria.com/riverplate/Passarella--un-alieno-20120714-0011.html]]></link>
          <pubDate>Wed, 17 Oct 2018 00:35:43 -0300</pubDate>
          <description><![CDATA[il river plate nelle mani di passarella <p>Basta una parola per definire l’atteggiamento dell’attuale presidenza del River con riguardo alla vicenda di Cavenaghi e Alejandro Dominguez: osceno.</p>
<p class="empty">Ci si era illusi che qualsiasi successore di Aguilar, considerata l’infamia dell’ex presidente, sarebbe riuscito a migliorare l’ambiente. Invece no. E non c’entra che Passarella e il suo clan piacciano o meno a pelle. Sono i fatti a parlare per loro, inducendo chi ha davvero a cuore il River a prendere le distanze dal Kaiser, un tipo che col passare del tempo è passato a meritarsi il soprannome che ha in ragione della sua gestione dittatoriale e della fatale propensione all’epurazione.</p>
<p class="column_row">Possono esserci motivazioni tattiche, tecniche ed economiche che giustificano qualsiasi scelta a seconda della visione che si ha delle cose. Questo non implica alcuna scorrettezza, al massimo chi fa e chi commenta si ritrova su posizioni opposte. Quando però una società, forte della posizione privilegiata che ricopre, si permette di regolare i conti con dei suoi dipendenti attraverso la divulgazione di accordi riservati e prova a dare alla diffamazione un tono ufficiale, ecco che la sostanza della disputa perde importanza e a risultare decisiva è proprio l’adozione di questa risoluzione.</p>
<p>Il sostanziale tentativo di sbugiardare Cavenaghi e il Chori attraverso le pagine del sito ufficiale del River Plate è la riprova del carattere degli attuali padroni del club, dello spirito sinistro che li anima e dell’attitudine misera che hanno. Per un’intera stagione la gente del River ha dimostrato coi fatti e le oceniche presenze in ogni angolo del paese cosa significa identificarsi nei colori. Di recente, poi, qualsiasi iniziativa possa aver preso privatamente Ortega non ha offerto al mondo alcun appiglio perché si potesse spettegolare sulla squadra del suo cuore, turbandone l’ambiente. Passarella &amp; C. invece hanno agito per esclusivo interesse personale.</p>
<p>Non serve conoscere a fondo un ambiente né i dettagli di una particolare vicenda per definire ignobili certe scelte. Ed è triste, sconfortante, avere avuto l’ennesima conferma del fatto che l’aspetto sportivo è l’ultima delle preoccupazioni di chi dovrebbe garantire il meglio possibile per il club. Considerata la sostanziale e sempre crescente coesione esistente nel resto del Mondo River, mai come oggi viene da dire che di alieni mischiati agli umani ce ne sono davvero. E questi sono ostili.</p><p></p>
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          <title>Lanzini sarà profeta in patria?</title>
          <link><![CDATA[https://lapaginamillonaria.com/riverplate/Lanzini-sara-profeta-in-patria-20120708-0007.html]]></link>
          <pubDate>Wed, 17 Oct 2018 00:35:43 -0300</pubDate>
          <description><![CDATA[river plate mercato lanzini <p>Il mercato in entrata del River va a rilento e le ipotesi, al solito, per ora sopravanzano ampiamente le certezze. Il ritorno a casa di Manuel Lanzini, quindi, va salutato con entusiasmo da tutto l’ambiente.</p>
<p class="column_row">Il giovanissimo trequartista uscito dalle giovanili della Banda ha portato a termine il prestito annuale al Fluminense. Col club carioca impossibilitato a rinnovare il contratto per via dell’entità quasi proibitiva del riscatto, la sua destinazione automatica è la squadra in cui si è formato e nel 2010 aveva anche debuttato come profesionista.</p>
<p>Ai tempi, allenatore Angel Cappa, si diceva di lui bene tanto quanto di Erik Lamela. Anzi, in alcuni momenti Manuel aveva dimostrato anche maggiore continuità dell’ora giallorosso. Al termine della peggiore annata di tutta la storia ‘millonaria’ e dopo essersi caricato anch’egli sulle spalle parte del fardello derivato dalla gestione Aguilar nel corso delle 22 apparizioni fatte sul campo, era stato dirottato pure lui all’estero. La sua cessione, tuttavia, non era stata definitiva: scopo dichiarato quello di farlo maturare per poi riportarlo a Núñez oppure venderlo a un prezzo maggiore contando sul fatto che in Brasile le sue qualità sarebbero state notate e apprezzate ancor più.</p>
<p>Ed effettivamente, a Rio de Janeiro, ha fatto molto bene. Basti ricordare che, per talento, è stato avvicinato addirittura a Neymar che è la futura stella planetaria per antonomasia. A Laranjeiras, nel corso di un’intera stagione ha giocato 42 partite cioè più o meno la metà di tutte quelle disputate dal Tricolor, venendo schierato da titolare 20 volte. Ha segnato 5 gol, di cui uno storico al Flamengo, e soprattutto fatto esperienza in 3 diverse competizioni: il campionato Carioca, tra l’altro vinto, il Brasileirão e anche la Libertadores. Va quindi da sé che, di ritorno in Primera Division, il River avrà nella ‘Joyita’ un punto di forza ancor più che due anni fa, quando pure era già sbocciato.</p>
<p>Ora, senza che ci sia dato di stabilire quanto la campagna acquisti in corso dipenda dalle idee di Almeyda e quanto invece dai diktat di Passarella, resta il fatto che il reintegro di Lanzini è una fortuna. Almeno tecnicamente, infatti, il buco lasciato dal Chori (che era stato trasformato in suggeritore) potrà essere riempito proprio dal diciannovenne in modo forse addirittura più logico date le sue caratteristiche. E badando al pratico, una volta che il danno è stato fatto e oltre al Chori è stato liquidato pure Cavenaghi, si deve tener presente che il River potrebbe avere già il suo trio offensivo titolare: Lanzini, appunto, dietro a Trezeguet e Ocampos nella sua nuova-vecchia veste di attaccante.</p>
<p>Con sempre meno indicazioni di mercato e motivi di ottimismo in ragione dall’atteggiamento a riccio adottato dalla Presidenza, non resta che domandarsi se ancora una volta il River con le sue risorse tecniche infinite saprà bastare a se stesso.</p><p></p>
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          <title>La storia si ripete</title>
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          <pubDate>Wed, 17 Oct 2018 00:35:43 -0300</pubDate>
          <description><![CDATA[cavenaghi e il chori dominguez liquidati dal river plate <p class="column_row">Nemmeno il tempo di vincere il campionato e al River si parla già d’altro. Nella testa di tutti c’è il prossimo Apertura con la necessità di attrazzarsi a dovere, il che implica che si stiano considerando eventuali rinnovi contrattuali, nuovi acquisti e possibili cessioni. Detta così, niente di strano. Il fatto però è che alla base delle manovre più importanti c’è un vecchio porblema per certi versi mai risolto a Núñez vale a dire il trattamento riservato dal Club ai suoi idoli.</p>
<p>I presidenti e gli allenatori possono cambiare ma la solfa, ultimamente, è sempre la stessa. In altre parole chi di recente detiene il potere decisionale, chiunque sia, sembra essere caratterizzato dall’incapacità non solo di mediare ma addirittura di parlare con l’altra parte. Ed è talmente identificato con questo ruolo dittatoriale che viene da chiedersi se alla base non ci sia la cattiva fede.</p>
<p>Venendo al sodo, quel che in tempi recenti era toccato a Gallardo e a più riprese a Ortega oggi lo stanno subendo Cavenaghi e il Chori Dominguez. Indipendentemente dal fatto che il primo sia in scadenza di contratto e il secondo invece fosse già previsto che dovesse innanzitutto rientrare a Valencia prima di discutere una qualsiasi ipotetica forma di riscatto, è successo che sono stati entrambi liquidati. Quel che è peggio, tutto è accaduto indirettamente e nello specifico attraverso dichiarazioni unilaterali alla stampa.</p>
<p>Indiziato numero uno di questa conduzione è chiaramente Passarella, la cui indole non è certo un mistero. A colpire piuttosto è Almeyda, che durante la stagione aveva fatto intendere di apprezzare in assoluto i due attaccanti ma che adesso, fresco di parola del Kaiser circa un imminente rinnovo di contratto a lui e al suo staff, si è improvvisamente allineato alla presidenza dicendo che sotto la sua conduzione i due non giocheranno più nel River. Tante grazie per quanto fatto ma basta. Alla base di questa decisione starebbero ragioni tecnico-tattiche: il Pelado vuole una squadra più tonica e veloce ma il Torito sembrerebbe non garantirgli il sufficiente apporto in tal senso mentre invece al Chori sarebbe stato offerto un posto da rincalzo che il giocatore però avrebbe rifiutato.</p>
<p>Sarà. Nessuno di noi ha mai potuto intercettare alcuna conversazione privata fra i protagonisti, ammesso che ci sia stata. Fatto sta che dell’immagine offerta al mondo Almeyda e Passarella non possono non essere coscienti e, avendola creata proprio loro attraverso un certo comportamento, devono anche subirne le conseguenze: sostanzialmente, opposizione popolare.</p>
<p>Ai tempi la depressione di Ortega e la forma fisica di Gallardo potevano anche essere più preoccupanti di quanto già non apparissero a tutti e oggi l’età e le caratteristiche di Cavenaghi e Alejandro Dominguez devono essere forse considerate senza cedere al sentimentalismo. Fatto sta che è davvero insopportabile dover assistere per l’ennesima volta a un teatrino di accuse e controaccuse fini a se stesse, che prevalgono sulle ragioni che tutti vorremmo conoscere e di cui fra l’altro ai soci si dovrebbe render conto.</p>
<p>Tutto si può desiderare e tutto si può teoricamente pretendere, si possono avere visioni opposte e ad Almeyda potrebbe anche dover essere riconosciuta la capacità di gestire un rinnovamento necessario che passasse per scelte dolorose sul piano umano prima ancora che tecnico. Allo stesso modo, chissà, i giocatori potrebbero aver improvvisamente preteso garanzie tecniche ed economiche insostenibili, anche se suonerebbe strano vedergli improvisamente negare i principii che un anno fa furono alla base del loro rientro alla base. Ma quando il minimo comune denominatore dell’operato di chi comanda è sempre e solo l’arroganza allora s’inizia a temere che manchi innanzitutto la sostanza, circostanza che si è già visto a cosa può portare: un incubo da cui al River ci si è liberati appena da pochi giorni e che si deve evitare con ogni mezzo che si ripeta.</p><p></p>
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          <title>Tra presente e futuro</title>
          <link><![CDATA[https://lapaginamillonaria.com/riverplate/Tra-presente-e-futuro-20130704-0004.html]]></link>
          <pubDate>Fri, 19 Oct 2018 00:37:38 -0300</pubDate>
          <description><![CDATA[il mercato invernale rivoluzionerÃ la rosa del river plate <p>(por/di Andrea Ciprandi) Il nuovo River di Ramon Díaz, a detta dello stesso tecnico, ha portato a termine la missione che si era prefisso vale a dire lottare per il titolo. Il torneo Final si è infatti chiuso con un secondo posto.</p>
<p>Il sapore che la piazza d’onore ha lasciato sul raffinato palato dei tifosi, tuttavia, è agrodolce.</p>
<p class="column_row">Non si può prescindere dai recenti trascorsi del club, reduce da una stagione in B che nessuno avrebbe mai ipotizzato si potesse arrivare a dover vivere. E dopo un Inicial sotto la conduzione tecnica ancora di Almeyda, l’artefice della promozione, che era servito a riprendere contatto con la realtà della Primera, non si può sottovalutare il significato di una piazza d’onore conquistata mentre altre squadre sulla carta più attrezzate facevano peggio – su tutte il Velez campione uscente, finito a 18 punti dalla vetta, e il Boca addirittura penultimo.</p>
<p>I soli tre punti di ritardo rispetto al Newell’s, però, riportano inevitabilmente alla mente le tante occasioni perse nel corso del campionato. Scivoloni come il pareggio sul campo dell’Union, poi retrocesso, e addirittura la sconfitta su quello dell’Argentinos, che si è salvato solo all’ultima giornata, restano delle ferite ancora aperte. Altrettanto perplessi si rimane di fronte ai pareggi interni col Quilmes e soprattutto l’Arsenal. Poca importanza, se non sul piano dell’immagine, invece, la scoppola sofferta col Lanús alla penultima.</p>
<p>Senza che tutte le partite citate dovessero comunque essere vinte, resta il fatto che giusto un pungo di punti in più avrebbe significato niente meno che il titolo. Quindi il bicchiere appare mezzo vuoto.</p>
<p>Vediamo allora cosa farà Ramon Díaz in fase di mercato per fare meglio, quindi vincere. E con lui, se non prima di lui, ovvio, Passarella che all’orizzonte vede già le prossime elezioni ed è ipotizzabile che sia pronto a qualche sforzo pur di riconfermarsi presidente.</p>
<p>Di certo l’attacco è il reparto che maggiormente ha deluso e va ridisegnato. L’infortunio a Trezeguet e la forma calante di Mora, entrambi già cancellati dalla prossima rosa, hanno certamente influito. Non hanno fatto troppo bene nemmeno Luna, che pure è stato il miglior marcatore assieme a Lanzini, né Funes Mori (ed entrambi sono dati ugualmente in uscita). Appena 5 gol venuti dalla punta di riferimento, però, la dicono lunga sull’efficacia che ha avuto la prima linea. Si può obiettare che con un centrocampo chiamato a proporsi tanto come il tecnico chiedeva è normale che i gol siano stati venuti da più reparti, ma un dubbio sulla giustezza della formula adottata rimane perché alla fine quanto fatto non è bastato.</p>
<p>Alcuni dubbi li ha lasciati anche la difesa, ancora questa. Un paio di infortuni importanti hanno avuto il loro peso, ma dal resto della rosa non è venuta una valida alternativa: 22 gol subiti in 19 partite restano tanti, e troppi se raffrontati ai 16 dell’Inicial.</p>
<p>Nel complesso, a non convincere in molti casi è stato proprio il gioco su cui il Pelado tanto puntava come storicamente ha sempre fatto. E’ vero, la sua mano si è vista, esisteva un’idea di calcio diversa da quella raffazzonata di Almeyda che aveva puntato più che altro sullo spirito di gruppo. Ma troppe volte si è giocato solo un tempo e altre ancora gli undici in campo non sono proprio mai decollati. Alla fine quindi, complici anche alcune assenze forzate di Ponzio, si è fatto conto più sulle scorribande di Vangioni sulla fascia e le incursioni di Iturbe che su una costruzione vera della manovra. Talentuosissimi entrambi, ma da soli non potevano certo fare squadra.</p>
<p>Già, Iturbe. La nota forse più positiva in assoluto del semestre, la scintilla che da tanto mancava. Anche lui è andato via, per reincorporarsi al Porto che non ha rinnovato il prestito. Col suo nome, quelli già fatti degli attaccanti e per esempio quelli di Ledesma, ex perno contenitivo della Banda targata Díaz, s’infoltisce il gruppo dei partenti più o meno sicuri e s’infittisce il mistero circa la fisionomia del River che verrà. A maggior ragione se in vendita venisse messe pure Balanta, difensore rivelazione assoluta: non si capisce perché sostituirlo con qualcuno che difficilmente sarebbe meglio, spendendo magari tutti i soldi incamerati grazie alla sua cessione e quindi senza nemmeno tenersi in casa un tesoretto…</p>
<p>Insomma, è decisamente presto per fare previsioni ma mai troppo per sentire un minimo d’incertezza. Incertezza soprattutto all’idea che Passarella abbia dato un <span style="font-family: __">ultimatum</span> al suo allenatore: vincere e basta. Perché se non succedesse nemmeno nel prossimo semestre, indipendentemente da quanto dimostrato finora in questa sua nuova tappa potrebbe essere sacrificato il miglior condottiero possibile sulla strada del ritorno al successo. Con le conseguenze che nessuno auspica, visto quanto hanno pesato e ancora bruciano gli effetti di gestioni scellerate del recente passato.</p><p></p>
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          <dc:creator><![CDATA[aciprandi]]></dc:creator>
          <category><![CDATA[River Plate]]></category>
          
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          <title>Missione compiuta!</title>
          <link><![CDATA[https://lapaginamillonaria.com/riverplate/Missione-compiuta-20120624-0010.html]]></link>
          <pubDate>Wed, 17 Oct 2018 00:35:43 -0300</pubDate>
          <description><![CDATA[river plate promosso in primera division <p>Promozione! Al termine di un anno sofferto seguito a uno altrettanto difficile in cui il timore di una retrocessione poi avvenuta aveva paralizzato tifosi e giocatori, finalmente il sospirato premio. Il River vince il campionato cadetto precedendo in volata il Quilmes, evita le sabbie mobili di nuovi spareggi e torna alla dimensione che le compete per rango, storia e qualità (quella che era mancata la scorsa stagione). Ma quest’ultimo mese non è stato per niente tranquillo, anzi forse il più agitato di tutto l’anno con sorprese a ripetizione la cui combinazione, però, è stata magica. Ripercorriamolo.</p>
<p>Giugno era iniziato con la delusione dell’eliminazione in semifinale di Copa Argentina. Contro il Racing, ai rigori dopo lo 0-0 nei tempi regolamentari, era risultato fatale l’errore di Villalva. Proprio la presenza di Villalva e di tanti altri giovani, però, resta il marchio di una bellissima campagna ‘copera’ che Almeyda ha voluto parallela al campionato senza il rischio che a questo sottraesse troppe energie. Grande onore quindi a tutti i ragazzi che, diversamente da chi la finale invece l’ha raggiunta senza mai rinunciare come minimo a un’intelaiatura di giocatori esperti, hanno terminato per risultare scelte logiche al di là delle formazioni alternative a quelle titolari che il tecnico ha privilegiato e di cui sono stati gli ovvi protagonisti. Ma non c’è da stupirsi: numerosi elementi verdi, anche se non tanto quanto e tanti quanti quelli che hanno giocato la Coppa, onorando una tradizione senza pari fra le grandi d’Argentina e non solo Almeyda ha saputo lanciarli anche nel campionato di B – la competizione più importante del semestre se non dell’intera storia del Club.</p>
<p>Tornando proprio al campionato, alla terz’ultima giornata l’agognata anche se non definitiva svolta: vittoria sul Boca Unidos e contemporanee sconfitte di Rosario Central e Instituto, quest’ultimo addirittura in casa benché per mano della quarta in classifica Quilmes che aveva ancora speranze (fondate, come si sarebbe visto) di agganciare la zona di promozione diretta. Dopo questo terremoto, la classifica vedeva il River di nuovo primo da solo dopo molti mesi con 70 punti, uno più dei rosarini e 2 dei Cerveceros. Ma c’è stato da sudare, per vincere e vendicare così la sconfitta in extremis dell’andata. Solo un guizzo di Rogelio Funes Mori a una manciata di minuti dal termine, in un finale rocambolesco, ha infatti salvato la Banda risparmiando l’ennesimo mal di stomaco al Monumental stracolmo un’altra volta e tutto il cosiddetto ‘mondo River’. Di più: c’è stato bisogno che il tecnico apportasse le giuste modifiche a una formazione titolare che a dispetto dei nomi non stava dando i frutti sperati. E decisioni migliori non avrebbe potuto prendere. Ocampos, dentro per lo spento Villalva reduce dalla delusione del rigore fallito in Coppa, non ha fatto tempo a mettere piedi in campo che subito ha portato in vantaggio i suoi. Sembrava fatta, a meno di un quarto d’ora dalla fine, e invece gli avversari hanno saputo pareggiare. La buona stella dell’attacco di scorta, però, ha fatto sì che Funes Mori, che a sua volta aveva rilevato Cavenaghi poco prima della mezz’ora della ripresa, mettesse la zampata liberatoria quando ormai sembrava non esserci più tempo. Per il resto, c’ha pensato Vega a salvare la baracca con una serie di interventi, di cui uno di piedi davvero prodigioso, che più opportuni non avrebbero potuto essere in una giornata decisamente negativa per tutto il resto della difesa.</p>
<p>A tener banco sono però state anche notizie di contorno a quelle prettamente sportive, una delle quali addirittura di cronaca nera: un altro ragazzo, Gonzalo Saucedo di 21 anni, è stato infatti accoltellato prima della partita nel corso di un apparente regolamento di conti fra ultrà ‘millonarios’ affiliati ai Borrachos del Tablon. Con riguardo invece alla squadra, dopo questo trionfo tutto sembrava andare per il meglio a Núñez. E invece è scoppiata l’ennesima polemica stagionale, questa volta in seguito alle dichiarazioni del Chori il cui riferimento alla solitudine dei giocatori e del corpo tecnico in certi momenti dell’ultimo incontro come del resto del campionato è stato interpretato come un attacco velato a tifosi e dirigenza. Sempre difficile, il giudizio sulla gente: bisogna infatti distinguere fra il tifo organizzato e quello spontaneo, ma non possono nemmeno essere ignorate le presenze oceaniche a ogni uscita della Banda. Nel dubbio meglio badare ai numeri, che sono gli unici sui quali non ci si può sbagliare e a due giornate dal termine dicevano che il River era primo.</p>
<p>Fatto sta che proprio il Chori è stato l’involontario responsabile della possibile tragedia sportiva della giornata successiva. Quando si dice il destino… A Santa Fe, sul campo del Colon per l’occasione casa del Patronato, è infatti arrivata l’inopportuna, pesantissima seconda battuta d’arresto del semestre i cui effetti nefasti ha potuto limitare solo l’ancora più inopinata sconfitta interna del Rosario Central, il giorno successivo. Al termine di un incontro in cui si sono perse svariate occasioni per andare in gol (Cavengahi ha colpito un palo e Trezeguet è stato insolitamente impreciso), la rete di Acosta e soprattutto il rigore che Alejandro Dominguez si è fatto parare nel finale rischiavano di far risucchiare in classifica il River a soli 90 minuti dal termine del campionato. A giornata completata, invece, la classifica avrebbe detto River e Instituto 70, Rosario Central e Quilmes 69. Certo, niente di definitivo né tanto meno rassicurante visti i risultati alterni e spesso inaspettati che tutte le pretendenti alla promozione eccezion fatta per il lanciatissimo Quilmes avevano raccolto nelle ultime settimane, ma se non altro si era tornati padroni del proprio destino. Tornando all’andamento della partita, a lasciare increduli era stato il secondo tempo, coi giocatori della Banda spossati e spaesati dopo una prima frazione all’arrembaggio, forse troppo considerati gli errori causati dalla foga. Archiviato il turno con un enorme sospiro di sollievo, Almeyda in vista dell’ultima partita avrebbe comunque dovuto trovare l’assetto tattico giusto e imporre ai suoi calma e maggiore attenzione in certe situazioni di gioco come per esempio i calci piazzati e le palle alte che proprio contro il Patronato, per l’ennesima volta, erano stati fatali.</p>
<p>Contro l’Almirante Brown, quindi, vittoria avrebbe significato promozione senza bisogno di contare su altri risultati. Ma la vittoria era anche il risultato che praticamente la metà delle volte in cui era sceso in campo in questo torneo il River non aveva ottenuto (37 partite con 19 successi, 13 pareggi e 5 confitte). Per farcela, ci sarebbe stato bisogno innanzitutto di gol, a partire da quelli dei tre attaccanti principi (Cavenaghi, Trezeguet e Dominguez) che però erano a secco nel complesso da tre partite e mezzo. Avrebbe anche aiutato non subirne, come però in campionato era successo solo in una delle ultime cinque occasioni. E poi la gente, perché anche dell’appoggio dei tifosi ci sarebbe stato bisogno, ma in relazione a ciò un elemento non di poco conto è stata la chiusura dell’anello superiore della curva locale (che contiene 16.000 spettatori) in conseguenza dell’assassinio di Gonzalo Saucedo avvenuto due settimane prima che è l’ennesimo fatto di sangue difficile da riportare e poi superare quando si fa cronaca. Ma proprio perché questa è cronaca, diciamo che alla fine tutto (nonostante tutto) è andato come doveva a cominciare dall’apporto imprescindibile e decisivo di Trezeguet che è stato autore dell’ennesima doppietta e ha così fatalmente legato il proprio nome a questo evento felice più di qualsiasi altro protagonista. Per quanto possano risultare di contorno commenti tecnico-tattici in un frangente come questo, va però ricordata anche la mano di Almeyda che con l’inserimento di Rogelio Funes Mori a inizio ripresa contemporaneamente al richiamo in panchina di Cavenaghi ha trovato la chiave per sbloccare un incontro il cui risultato sembrava destinato come tanti altri prima a non schiodarsi. Il Mellizo è infatti stato l’autore di entrambi gli assist e per quanto il primo sia stato viziato da fuorigioco vien da pensare al di là di ogni simpatia o antipatia che la partita fosse comunque scritta – oltretutto Instituto e Rosario Central sono caduti per l’ennesima volta nelle ultime giornate e ogni speculazione sui piazzamenti finali, in ragione di ciò, cade a prescindere.</p>
<p>Ora che il River si è ripreso nel minor tempo possibile quel che gli spetta (e l’ha fatto non in base al nome ma a quanto dimostrato) gli tocca mantenere il rango riconquistato. E’ qui che tornerà in prima linea la dirigenza, è ora che sarà necessario onorare lo sforzo fatto sul campo con una conduzione finalmente degna di questo club. La mano, insomma, passa al Presidente. Tutto il River, tifosi vicini e lontani, le masse oceaniche che hanno seguito la squadra in ogni angolo d’Argentina e quelle che sono state incollate a televisori, radio e computer ovunque nel mondo, nel frattempo festeggia godendosi il meritato e sospiratissimo trionfo. E deve farlo pieno d’orgoglio, perché nello sport la categoria non è tutto.</p><p></p>
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          <dc:creator><![CDATA[aciprandi]]></dc:creator>
          <category><![CDATA[River Plate]]></category>
          
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          <title>Maggio, cambia tutto anzi niente</title>
          <link><![CDATA[https://lapaginamillonaria.com/riverplate/Maggio-cambia-tutto-anzi-niente-20120529-0006.html]]></link>
          <pubDate>Wed, 17 Oct 2018 00:35:43 -0300</pubDate>
          <description><![CDATA[il river plate a maggio compie 111 anni, raggiunge la semifinale di coppa ed è secondo in campionato <p>Dopo gli alti e bassi di aprile, maggio era iniziato col botto: vittoria sul Gimnasia de Jujuy, contemporaneo pareggio dell’Instituto e vetta a -1 benché il secondo posto rimanesse in coabitazione col Rosario Central. E alla sua conclusione le cose sono rimaste invariate con l’unica differenza che capoclassifica è adesso il Central.</p>
<p>Contro il Lobo meno prestigioso d’Argentina, penultimo in classifica, Almeyda aveva provato a ridisegnare la squadra. Sacrificato il Chori, poco efficace in fase di suggerimento, era stata rimessa in campo una difesa a quattro compatta al punto da consentire ai centrocampisti di dare l’apporto offensivo alle due sole punte confermate cioè Cavenaghi e Trezeguet. Alla fine proprio il francese col suo nono gol in campionato aveva dato la vittoria alla Banda, ma questo su cross del Chori, inserito nella ripresa dopo un primo tempo sterile. L’indicazione data da questa partita non ha riguardato tanto la scelta del modulo, quindi, quanto piuttosto la fortuna di poter disporre di una rosa ampia al punto da consentire i necessari aggiustamenti in corsa.</p>
<p>La giornata successiva ecco, dopo tanta attesa, il primato in classifica. Complice la brusca battuta d’arresto dell’Instituto in casa del Boca Unidos, infatti, River e Central hanno conquistato il primo posto. Artefice principale del successo ‘millonario’, il diciottesimo in campionato, ancora una volta l’ormai inarrestabile David Trezeguet: in casa dell’Atletico Tucuman ha segnato altri due gol che, sommati al primo del sempre più convincente Cesar Gonzalez e a quello di Sanchez, hanno fruttato al River una vittoria che in quel momento somigliava tanto a un punto di svolta della stagione. L’importanza di questo incontro va però al di là di quanto raccolto. Con l’abituale presenza in massa di tifosi ‘millonarios’ fra quelli al seguito e quelli della città in cui si è giocato, questa volta il 90% dei 25.000 totali, la squadra ha saputo rimontare lo svantaggio iniziale e soprattutto ha dimostrato grande capacità di adattamento. Dominguez è partito ancora dalla panchina ma una volta entrato ha dato un contributo imprescindibile – nonostante il 4-3-1-2 per cui Almeyda lo utilizzerebbe preferibilmente sia stato applicato solo negli ultimi minuti al che Villalva ha preso il posto del Maestrico dopo che proprio il Chori aveva rilevato Cavenaghi.</p>
<p>Archiviata in gloria la trentatreesima giornata, la Banda si è quindi rituffata nella Copa Argentina. Questa volta, per i quarti, di fronte c’era una squadra di Primera Division nonché una delle ‘grandes’ d’Argentina: quel San Lorenzo che sta lottando per non retrocedere esattamente come capitò al River l’anno scorso di questi tempi e che in panchina, da alcune settimane, ha uno dei nemici giurati dei ‘millonarios’ vale a dire l’ex tecnico del Quilmes (che in B non era mai riuscito a battere) Caruso Lombardi. E pur con molte seconde linee, al pari comunque degli avversari, a Salta è stato un trionfo. Il Chori e i tanti ragazzi che Almeyda gli ha affiancato non hanno mai perso il controllo del gioco, coi gol di Villalva in apertura di ripresa e Rogelio Funes Mori nel finale che hanno dato vita al più classico dei risultati. Da segnalare l’esordio del giovane Diego Martinez, che ha integrato una linea difensiva verde davanti a Chichizola, e l’inserimento a partita iniziata del promettentissimo Cazares. Lo scenario che si delinea dopo questo turno cattura di certo l’attenzione, con la semifinale contro il Racing e l’eventuale atto conclusivo che potrebbe vedere opposto il Boca, ma la ‘pratica San Lorenzo’ potrebbe non essere archiviata definitivamente: se in campionato le cose non dovessero andare come tutti si augurano, c’è infatti il rischio che si delinei un doppio confronto di Promocion proprio contro il Cuervo.</p>
<p>Le suggestioni di coppa hanno presto lasciato il posto alle urgenze del campionato. E ai soliti fantasmi. Come conseguenza di un irreale pareggio interno col Guillermo Brown capace di agguantare il risultato proprio allo scadere, infatti, la Banda è scivolata di nuovo al secondo posto, condiviso con l’Instituto tornato alla vittoria e dietro alla capolista Rosario Central che è sempre più lanciato. Dopo un primo tempo difficile ma reso comunque non troppo negativo dal gol di Cavenaghi che ha annullato il vantaggio degli ospiti, nella ripresa Almeyda ha inserito uno dopo l’altro tutti gli attaccanti che aveva a disposizione al posto di Vella, Cirigliano e Ocampos, col risultato che alla mezz’ora prima e seconda linea erano farcite addirittura di cinque punte: Trezeguet e Cavenaghi partiti titolari più il Chori, Rogelio Funes Mori e Villalva, quest’ultimo autore dell’illusorio gol della vittoria. Evidentemente però questa formula non è stata applicata com’era il caso, se è vero che a una certa contundenza offensiva ha fatto da contraltare l’inadattabilità di Dominguez al ruolo di regista arretrato e soprattutto filtro di centrocampo che l’allenatore gli ha affidato unitamente all’incarico di dare impulso all’attacco (il che, nel complesso, era davvero troppo). Non è un caso, infatti, che proprio da una sua palla persa sia scaturito il definitivo, pesantissimo pareggio. Questo dopo che Trezeguet aveva insolitamente fallito almeno quattro occasioni di cui l’ultima, fosse stata invece sfruttata, avrebbe chiuso i giochi. Tempo di riflessione, a Nuñez, ma anche di decisioni rapide e altrettanto rapide reazioni. Di lì a una settimana, infatti, la trasferta in casa del Central: se non una finale quasi, e in caso di mancata vittoria il rischio di scivolare al terzo posto cioè fuori dalla zona di promozione diretta.</p>
<p>L’atteso e temuto scontro col Central, quindi, è terminato a reti inviolate. E nel complesso l’esito della giornata può essere considerato positivo: il River ha fatto ancora punti contro una delle prime in classifica e in virtù del pareggio anche dell’Instituto resta secondo – questo oltre ad aver aritmeticamente conquistato come minimo il diritto a disputare gli spareggi per la promozione. Certo, l’obiettivo reale (e minimo) è se non la vittoria del campionato almeno il ritorno in Primera Division senza l’insidiosa coda dei citati spareggi, ma l’andamento di questo lungo torneo ha insegnato che mettere legna in cascina va sempre bene, anche poco alla volta. A Rosario le insidie c’erano, a partire dall’avversario che non aveva mai perso in casa e poteva contare sulla prolificità di Castillejos, capocannoniere cadetto, per finire ai dubbi sulla possibilità di schierare pedine importanti come Ocampos e soprattutto Trezeguet. Alla fine, con la punta ‘canalla’ rimasta a secco, in campo ci sono andati entrambi e il francese addirittura da titolare. Le note positive però sono venute dalla prova generale più che dalle individualità e se è vero che proprio Ocampos e Trezeguet ma anche il Chori e Maidana avrebbero potuto far meglio in fase realizzativa va anche detto che la squadra non ha mal figurato. I meriti maggiori, ad ogni buon conto, vanno certamente a un uomo per linea, ognuno dei quali è stato capace di tenere insieme il proprio reparto: Gonzalez Pirez in difesa, Ponzio a centrocampo e Dominguez in attacco.</p>
<p>Ora non restano che gli ultimi tre impegni. Avversari, tutte squadre che finiranno nella zona appena sotto quella che dà accesso agli spareggi quindi da un lato senza obblighi di classifica ma dall’altro certamente attrezzate. E a prescindere da quanto farà nel prossimo turno l’Instituto, al momento terza incomoda, che ospita il Quilmes forse all’ultima occasione per non allontanarsi irrimediabilmente dalla zona di promozione diretta e potrebbe quindi fare uno sgambetto ai cordobesi, è inutile dire che è d’obbligo vincere sempre. Anche (ma non solo) per onorare 111 anni di storia festeggiati il 25 maggio appena passato.</p><p></p>
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          <dc:creator><![CDATA[aciprandi]]></dc:creator>
          <category><![CDATA[River Plate]]></category>
          
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          <title>Un aprile incerto</title>
          <link><![CDATA[https://lapaginamillonaria.com/riverplate/Un-aprile-incerto-20120505-0012.html]]></link>
          <pubDate>Wed, 17 Oct 2018 00:35:43 -0300</pubDate>
          <description><![CDATA[il river plate resta secondo in un appassionanate finale di campionato <p>Aprile, mese tradizionalmente alterno nella meteorologia e di conseguenza negli umori, si è rivelato ricco di alti e bassi anche per il River.</p>
<p>Le cose erano iniziate malissimo. A Liniers, contro l’Atlanta, era arrivata la quarta sconfitta in campionato. Nell’ambito di una prestazione scialba, si è toccato il punto più basso col rigore (generoso) sbagliato da Cavenaghi quando i Bohemios erano già in vantaggio; il Torito ha poi aggravato le cose quando con l’ennesimo errore ha innescato un’azione avversaria che Ramiro Funes Mori ha potuto arginare solo con un fallo da espulsione. Peggio di Cavenaghi ha fatto il Chori e appena meglio Trezeguet, con Rogelio Funes Mori a cui non si poteva chiedere troppo visti i pochi minuti che è stato in campo nel finale: nel complesso, quindi, con prestazioni così deludenti era difficile che si potesse ricavare molto di più; addirittura impensabile che si replicasse il successo dell’andata, quand’era finita addirittura 7-1 e anzi se Vega non fosse stato in grande forma il rischio era che altrettanto nettamente si potesse perdere… Ovvia conseguenza di questa sconfitta le critiche all’attacco a tre tanto caro ad Almeyda sia in quanto tale che in ragione dei suoi interpreti. Il Beto Alonso, uno dei maggiori beniamini di sempre del River, ha sollevato dei dubbi sull’attitudine del Chori a ricoprire il ruolo di suggeritore; contemporaneamente hanno iniziato a girare voci circa la non accertata volontà del club di confermare Cavenaghi, tanto inquietanti quanto inspiegabili, ma certamente anche inopportune visto l’effetto nocivo sortito sulla tranquillità dell’attaccante e di conseguenza la sua efficacia. Unica nota positiva della giornata il pareggio dell’Instituto capolista, in conseguenza del quale il ritardo dalla vetta è stato limitato a quattro punti.</p>
<p class="column_row">Già tre giorni dopo, contro il Quilmes per la Copa Argentina, è però arrivata la boccata d’aria fresca che serviva: 2-1 e qualificazione ai quarti in cui avversario sarà il San Lorenzo, squadra nel frattempo affidata proprio a Caruso dopo l’addio che questi ha dato ai Cerveceros. A San Juan, Almeyda ha confermato di non voler rischiare troppi titolari in questa competizione la cui conquista per quanto prestigiosa avrebbe molta meno importanza rispetto al ritorno in Primera Division. Schierata una formazione alternativa, i protagonisti della serata hanno comunque ripagato il tecnico con una prestazione nel complesso convincente contro una rivale diretta per la promozione (allora seconda a pari punti) e quindi di valore, che non sta patendo troppo il recente e improvviso cambio di allenatore. I gol di Trezeguet e Villalva (risollevatosi dopo il furto subito la settimana precedente) e prima di essi le ottime parate di Chichizola sono risultati determinanti per un’affermazione di misura. Assenti sia Cavenaghi che Alejandro Dominguez, ancora una volta si è fatto trovare pronto Rogelio Funes Mori. Altrettanto positive le prove a centrocampo di Cristian Ledesma e Cesar Gonzalez.</p>
<p>Tuffatasi di nuovo nel campionato con le sue insidie, contro l’Huracan la Banda ha ritrovato il successo (per 2-0) anche nelle competizione più importante. Non è arrivato il gioco, ma tre vitali punti sì. E per ottenerli Almeyda ha dovuto correggere in corsa la formazione tornando, fra l’altro, a schierare contemporaneamente Trezeguet, Cavenaghi e Alejandro Dominguez dopo che, in partenza, il francese era stato lasciato in panchina. Non che l’attacco abbia subito uno scossone, nonostante il Torito abbia chiuso la partita col suo 18esimo gol, ma di certo l’inserimento di Martin Aguirre e Cesar Gonzalez, scatenato sulla fascia, sono risultati ben più efficaci del 4-4-2 iniziale. Unico rammarico della giornata, la vittoria nel finale dell’Instituto che sarebbe quindi arrivato allo scontro diretto del fine settimana seguente sempre con un vantaggio di 4 punti, sufficienti a garantirgli il primato anche in caso di sconfitta. </p>
<p>E nonostante sia rimasto primo, l’Instituto è poi stato effettivamente battuto. Rimasti a secco due dei massimi cannonieri del torneo (Cavenaghi, che pure ha giocato molto bene, da una parte e Dybala dall’altra), il nono gol di Trezeguet dal suo arrivo ha dato la 16esima vittoria in campionato al River assicurandogli il secondo posto solitario nonostante il successo ottenuto anche dal Rosario Central. Convincente, la prestazione della Banda. In attacco il tridente caro ad Almeyda, in difesa una linea a quattro sempre attenta su cui è tornato a spiccare Maidana ma soprattutto, a centrocampo, l’apporto imprescindibile del Maestrico Gonzalez che nella sua prima partita da titolare ha dettato i tempi di una partita da incorniciare. Il Monumental un’altra volta stipato (ennesima dimostrazione di oceanico affetto per la Banda che ha indotto molti giornalisti sportivi d’Argentina a mettere in dubbio il mito ‘xeneize’ della ‘mitad mas uno’) è stata la giusta cornice di questo meritato trionfo, l’ennesimo elemento perfetto in una formula che a Nuñez tutti vorrebbero poter utilizzare fino a giugno.</p>
<p>Battuti i primi della classe, però, il River ha poi subito riperso terreno. Mentre l’Instituto era corsaro a Jujuy, i ‘millonarios’ hanno perso altri punti contro l’Aldosivi. A Mar del Plata è stato pareggio, col gol del Chori a cui hanno replicato i padroni di casa sugli sviluppi di un calcio piazzato in una delle pochissime occasioni che per la verità gli sono state concesse. Insomma, convincente la prova del 3-4-1-2 scelto per l’occasione da Almeyda (ottimo soprattutto Cirigliano in mezzo al campo), ma tant’è: 1-1 e vetta di nuovo più lontana, questa volta 3 punti. La vera nota negativa però è l’aggancio al secondo posto effettuato dal Rosario Central, per cui a maggio, il mese mariano, sarà davvero il caso di giocare ma anche pregare: dopo lo scontro diretto proprio col Central che lo chiuderà e per giunta si giocherà in trasferta, resteranno infatti appena tre partite e nove punti in palio. Poi, l’estasi o l’agonia di un altro spareggio.</p><p></p>
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          <dc:creator><![CDATA[aciprandi]]></dc:creator>
          <category><![CDATA[River Plate]]></category>
          
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          <title>Marzo fra alti e bassi</title>
          <link><![CDATA[https://lapaginamillonaria.com/riverplate/Marzo-fra-alti-e-bassi-20120401-0007.html]]></link>
          <pubDate>Tue, 16 Oct 2018 23:20:21 -0300</pubDate>
          <description><![CDATA[il river plate non rallenta e cerca la formula perfetta <p class="column_row">Marzo è stato il mese con più partite giocate: 6 fra campionato e coppa. In particolare, 5 per la B Nacional e una per la Copa Argentina con un bilancio di 3 vinte e 3 pareggiate. Coinciso con un successo l’unico impegno di coppa, in campionato sono però arrivate 2 sole affermazioni col risultato che pur senza aver mai interrotto la propria marcia (l’ultima sconfitta risale ai primi di dicembre, 11 giornate fa), il River non ha ancora spiccato il volo e ad oggi è primo ma a paripunti con l’Instituto che ha giocato una partita in meno.</p>
<p>Contro il Quilmes, nell’ultima delle partite interne che si sono potute disputare al Monumental prima della serie di concerti di Roger Waters che avrebbero tenuto in ostaggio lo stadio per settimane, è arrivato uno 0-0 carico di polemiche. Pur nettamente superiore e sfortunato in occasione del palo di Ponzio, il River non ha saputo però superare la squadra più in forma del momento che era reduce da una stupefacente serie di 5 vittorie consecutive con 17 gol fatti e appena 2 subiti ma che evidentemente su disposizione di Caruso Lombardi ha giocato indietro tutto il tempo. E proprio il focoso allenatore degli ospiti, che tempo due settimane si sarebbe lamentato dello stesso atteggiamento difensivista a oltranza ma questa volta tenuto degli avversari di turno (il Ferro) e storicamente vede rosso di fronte ai ‘millonarios’, ha innescato una polemica sul campo col Chori Dominguez che si lamentava per un presunto fallo da rigore negato; di tutto ciò però ha finito per fare le spese Almeyda, entrato nella polemica e risultato unico espulso fra i tre. Per finire, tanto malaugurato quanto forse decisivo l’infortunio ad Arano, in seguito alla cui uscita la difesa è stata riorganizzata al meglio, come più affidabile non si sarebbe potuto nonostante a comporla fossero ben quattro Under 21: Abecasis, Gonzalez Pirez, Pezzella e Ramiro Funes Mori.</p>
<p>Ma la sfida stagionale col Quilmes non è finita qui. Dopo il 2-0 dato in Copa Argentina allo Sportivo Belgrano in Catamarca per i sedicesimi, infatti, sarà proprio la squadra del sud di Buenos Aires il prossimo avversario in questa insolita competizione parallela ai campionati. Il successo sull’ennesima formazione di Cordoba che ha incrociato il River è stato utile di per sé, per il morale ma anche in quanto occasione data alle seconde linee: Chichizola, Nicolas Domingo e Villalva dall’inizio con Trezeguet e Funes Mori (contemporaneamente all’assenza di Cavenaghi e Dominguez, nemmeno convocati), Cazares, Rios e Cesar Gonzalez dalla panchina hanno contribuito alla causa anche se decisivi sono stati soprattutto i gol di Aguirre e Rogelio Funes Mori.</p>
<p>E’ poi stato il turno del Defensa y Justicia, con un pirotecnico 3-3 che ha impedito alla Banda di guadagnare il primato in classifica approfittando del rallentamento dell’Instituto. A La Plata, una doppietta di Trezeguet (che pure era partito dalla panchina) ha parzialmente rimediato alle pecche di una difesa e un attacco disastrosi, niente a che vedere con quelle che esattamente dieci anni prima avevano schiantato il Boca alla Bombonera in occasione del 3-0 ‘de la vaselina’. Guardando all’oggi, però, la realtà dopo questo incontro era che in cima alla B Nacional c’erano troppe squadre (4, cioè Insituto, River, Quilmes e Rosario Central) in troppi pochi punti (appena 3): un rischio troppo grosso da correre fino al termine del campionato.</p>
<p>Evidentemente allarmati dalla prospettiva di veder dipendere la promozione piuttosto che la partecipazione agli spareggi da un solo punto in più o in meno fatto, tutti al River si sono improvvisamente ridestati e contro il Deportivo Merlo, sul campo considerato di casa di Liniers, è arrivato un sonante 3-0. Già capace di segnare 4 gol in appena 125 minuti entrando dalla panchina, finalmente titolare in campionato Trezeguet ha fatto ancora centro sbloccando il risultato in chiusura di primo tempo. Nella ripresa, poi, la validità del tridente d’attacco deciso da Almeyda (passato dal classico 4-4-2 al suo amato 4-3-1-2 col Chori dietro a Cavenaghi e appunto Trezeguet) ha dato i suoi frutti. Proprio un assist al bacio del Chori, infatti, ha messo Cavenaghi in condizione di realizzare un fantastico gol in volé per il 2-0, questo prima che ancora Cavegol (com’è giusto chiamarlo visti i suoi 17 centri stagionali) siglasse la rete che ha chiuso la partita su imbeccata di Ponzio.</p>
<p class="column_row">In casa del Gimnasia y Esgrima La Plata, quindi, un nuovo pareggio. Molto meno spettacolare di quella contro il Defensa, la partita giocata nella tana del lupo, nell’impianto del Bosque, ha deluso. Spuntato il tridente d’attacco riproposto da Almeyda: il Chori non è mai entrato nel gioco, Trezeguet si è battuto con volontà ma ha anche sbagliato un gol incredibile da pochi metri e Cavenaghi ha avuto il suo colpo migliore in un suggerimento per Aguirre, proprio allo scadere, che l’esperto centrocampista non ha però saputo sfruttare finendo per calciare sul portiere in uscita. Si sono distinti solo l’uruguaiano Sanchez, un’altra volta padrone della fascia destra e chiamato coi suoi polmoni a supplire alla vena scarsa di Ponzio al centro e insolitamente scarsissima di Ocampos sulla sinistra, e i due fluidificanti di difesa Vella e Juan Manuel Diaz. Per il resto poco o nulla, come fortunatamente però anche da parte dei padroni di casa. Complici l’ennesima vittoria dell’Instituto e i pareggi di Central e Quilmes, al termine della giornata (la 26esima) il River restava secondo solitario ma a 3 punti dalla capolista.</p>
<p>L’ultimo incontro del mese, quello col Ferro Carril Oeste, è stato preceduto da due polemiche. La prima circa una presunta quanto in realtà improbabile incompatibilità fra Cavenaghi e Trezeguet, a cui qualcuno ha pensato dopo l’ultima prova appannata di un attacco dai meccanismi apparentemente poco oliati; la seconda riguardo il campo del Monumental, rovinato per via dei concerti di Roger Waters al punto che si era pensato di giocare ancora una volta in un altro stadio quello che sarebbe diventato il settimo incontro casalingo su 13 lontano da Núñez. Invece no. E proprio sotto gli spalti dell’Antonio Vespucio Liberti la squadra ha dato la migliore risposta possibile a tutti i dubbi sollevati in settimana. Dopo un’ora di sofferenza e un’occasione a favore e una contro sfumate per pochissimo, Ramiro Funes Mori ha infatti segnato il sospirato gol che ha sbloccato la partita a cui in pochi minuti ha fatto seguito la seconda doppietta stagionale di David Trezeguet (spettacolare la seconda rete). Guardando a tutto l’incontro, il 3-0 finale è un risultato forse troppo rotondo ma comunque il giusto premio alla furia che la squadra ha messo in campo quando si prospettava l’ennesimo, frustrante pareggio. Merito certamente ai giocatori, compatti al di là di alcune sbavature, ma innanzitutto ad Almeyda che ha azzeccato in cambi giusti. L’inserimento di Rogelio Funes Mori al posto di un inconcludente Cavenaghi, in particolare, ha dato la scossa: oltre ad aver dimostrato una buona intesa coi compagni, dopo il gol del fratello gemello il giovane attaccante si è infatti procurato il rigore da cui è venuto il raddoppio dimostrando di avere ritrovato la concretezza in area che da lui si pretende. Con questa, su un totale di 27 partite di campionato il River ha chiuso l’undicesima senza subire gol e la decima in cui ha realizzato almeno tre reti.</p>
<p>Più passa il tempo, meno margini di errore ci sono. Ad aprile, poi, sono in programma due partite chiave: i quarti di finale di coppa col Quilmes e la scontro diretto con l’Instituto, al Monumental. Superfluo sottolineare come altrettanti successi potrebbero proiettare la Banda ai vertici del calcio nazionale.</p><p></p>
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          <dc:creator><![CDATA[aciprandi]]></dc:creator>
          <category><![CDATA[River Plate]]></category>
          
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          <title>Febbraio a tutto gas</title>
          <link><![CDATA[https://lapaginamillonaria.com/riverplate/Febbraio-a-tutto-gas-20120229-0007.html]]></link>
          <pubDate>Tue, 16 Oct 2018 19:40:19 -0300</pubDate>
          <description><![CDATA[il river plate vince tre partite di seguito ed è primo <p>Febbraio è stato il mese del rilancio. Dopo una preparazione tormentata e un crisi sfiorata in seguito al doppio ko col Boca, in verità più deleterio per via delle polemiche che dei risultati, il gruppo guidato da Almeyda ha saputo ricompattarsi per lanciarsi nel lungo sprint che nei piani dovrebbe portare all’immediata risalita in Primera Division.</p>
<p class="column_row">Rinforzi di grande qualità come Trezeguet e Ponzio non erano sembrati sufficienti a dare la scossa necessaria a una squadra certamente attrezzata e dalle grandi potenzialità ma anche inevitabilmente invischiata in una categoria dura ancor più perché mai affrontata prima. E così le polemiche del Chori Dominguez con Falcioni prima e addirittura con Cavenaghi in un secondo tempo, e più recentemente le voci sul rinnovo contrattuale proprio di Cavenaghi che non sarebbe scontato, parevano rappresentare al meglio la condizione di una Banda un po’ allo sbando. Le cose però stavano diversamente, o almeno dopo un reale momento di crisi hanno volto al meglio per merito sia del principale condottiero, il Pelado, che di un grande senso di responsabilità di tutti i giocatori.</p>
<p>La prima uscita di campionato del nuovo anno coincideva con l’ultima giornata del girone d’andata di un torneo, la B Nacional, che non è strutturato per semestri come la serie maggiore. E il pareggio sul campo dell’Almirante Brown, checché si sia avuto da ridire dell’erba esageratamente alta che avrebbe tagliato le gambe e inibito il gioco, non è stato certamente il tipo di risultato adatto alla principale candidata alla promozione – soprattutto in ragione della ripresa a razzo di Quilmes e Rosario Central, che ambiscono parimenti a tornare in Primera e soffiavano da tempo sul collo dei ‘millonarios’.</p>
<p>Poi, tre successi di fila esattamente come all’andata. Chacarita, Independiente Rivadavia e Desamparados nell’ordine sono state travolte dalla furia di un River capace di segnare nove gol e subirne appena uno, oltretutto a risultato già acquisito e comunque prima che anche Trezeguet mettesse il proprio sigillo. Insomma, meglio che lo scorso agosto quando, pur avendo ugualmente vinto ogni scontro, di gol ne erano stati fatti meno e soprattutto Chichizola aveva sempre preso gol.</p>
<p>Proprio Chichizola è uno dei nomi che non compaiono più fra le priorità di Almeyda. Fattori come il recupero fisico di Vega e Ocampos, le difficoltà di Vella, Arano e Nicolas Domingo, la crescita di Ramiro Funes Mori e l’arrivo di Ponzio e Trezeguet hanno indotto il tecnico a ridisegnare la formazione tipo che oggi, al di là delle contingenze, è il seguente 4-4-2: Vega fra i pali, Abecasis, Maidana, Ramiro Funes Mori e J.M. Diaz in difesa, Ponzio, Cirigliano, Sanchez e Ocampos a centrocampo e davanti due fra Dominguez, Cavenaghi e Trezeguet – sempre che non si opti per un 4-3-1-2 con tutti i tre gli attaccanti schierati contemporaneamente come Almeyda ha fatto intendere che amerebbe fare in ogni occasione.</p>
<p>Per quanto riguarda proprio l’attacco, va riscontrato che il francese sta raggiungendo la forma ottimale poco alla volta e per ora ha fatto solo sporadiche apparizioni partendo dalla panchina; considerato però che anche così ha già saputo segnare 3 gol fra amichevoli e partite ufficiali è chiaro che Almeyda tenderà a utilizzarlo il più possibile. Col Torito che è consolidato capocannoniere (15 gol di cui fra l’altro soltanto uno su rigore) va poi da sé che Rogelio Funes Mori a dispetto della doppietta di settimana scorsa sia destinato a fare da rincalzo – al pari del centrocampista Aguirre, che pure non ha mai demeritato ma ha davanti altri giocatori in grande forma.</p>
<p>Già doppiata la boa, il River guida la classifica a parimerito con l’Instituto di Cordoba ma rispettivamente a un solo punto e a due ci sono Quilmes e Rosario Central e il prossimo appuntamento è proprio coi ‘cerveceros’ di Caruso Lombardi, tecnico mai stato tenero col River – si pensi alla polemica che fece quando guidava il Tigre. Scenario della sfida che vale il primato il Monumental, ma solo in ragione di un anticipo di data per evitare che il primo di una serie di concerti già fissati a Nuñez obbligassero a rinunciare una volta ancora allo stadio dopo che in autunno era stato inevitabile per via della maxi squalifica.</p>
<p>Il Quilmes è la squadra più in forma del torneo, reduce da 8 risultati utili consecutivi e in particolare 5 vittorie nelle ultime 5 uscite e 7 nelle ultime 8. La sfida con questa squadra e quella col Ferro Carril Oeste, che punta a reinserirsi nel gruppo delle prime, apriranno e chiuderanno un marzo molto più fitto di appuntamenti di quanto sia stato febbraio: cinque gli impegni di campionato e uno quello di Copa Argentina. Sette punti che separano le prime quattro dalle inseguitrici e in particolare 10 a fare da cuscinetto fra il River che è primo e la quinta, che a fine giugno sarà la prima delle escluse dalla Promo, fanno ben sperare. Ma il pericolo viene proprio dalla compattezza del gruppo di testa: il fallimento della promozione diretta riservata alle prime due e la conseguente forzatura a uno spareggio magari col San Lorenzo, il Racing o anche il Newell’s – che sono le ennesime grandi in affanno nella Primera, e il Ciclon lo è al punto che attualmente si trova già in zona retrocessione – è un rischio troppo grosso per essere corso.</p><p></p>
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          <dc:creator><![CDATA[aciprandi]]></dc:creator>
          <category><![CDATA[River Plate]]></category>
          
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          <title>Superflop</title>
          <link><![CDATA[https://lapaginamillonaria.com/riverplate/Superflop-20120130-0007.html]]></link>
          <pubDate>Tue, 16 Oct 2018 16:20:24 -0300</pubDate>
          <description><![CDATA[il river plate ha perso entrambi i superclasicos estivi <p>I due Superclasicos della settimana appena conclusa sono stati i primi in cento anni di storia giocati coi due rivali in categorie diverse. Superfluo quindi sottolinearne l’importanza. Si trattava di eventi talmente delicati che si era anche ipotizzato di cancellarli per motivi di sicurezza pubblica da un lato e, per quanto si possa stentare a crederlo, di salvaguardia dell’onore dall’altro. L’apprensione maggiore, però, riguardava gli scontri che avrebbero potuto verificarsi tra le due tifoserie, alle quali è stato infatti imposto di raggiungere il Chaco, sede della prima partita, per vie diverse e ben distanti.</p>
<p>Alla fine non c’è stato alcuno scontro e col senno di poi viene da dire che i timori legati ai rischi a questa sfida avrebbero invece dovuto riguardare, almeno per quanto riguarda il River, le scelte poi fatte da Almeyda.</p>
<p>A Resistencia la Banda ha sofferto una sconfitta tanto netta quanto, di conseguenza, meritata. A compromettere le cose è stato innanzitutto il tecnico che, insolitamente ma nettamente, ha sbagliato formazione. Larghi in difesa ha schierato Vella ed Arano: il primo incapace di contenere l’autore delle due reti avversarie, il giovane Blandi, e il secondo rivelatosi un vero peso morto sia in copertura che in fase di proposizione. Considerato che il vantaggio ‘xeneize’ si è concretizzato già in apertura e che a metà del primo tempo il Chori Dominguez si è fatto incresciosamente espellere, una valida spinta sulle fasce sarebbe stata la necessaria alternativa a una manovra che per vie centrali ha fatalmente perso energia – tanto che nemmeno l’usuale apporto di Cirigliano, unico vero faro del centrocampo data l’assenza per infortunio di Ocampos, è bastato. E se si aggiunge la serataccia di Rogelio Funes Mori e Cavenaghi, che avrebbero addirittura potuto portare avanti i loro già in avvio e non hanno trovato maggiore lucidità nel corso dell’incontro, è presto detto come mai la partita è finita male. Dopo la sfuriata iniziale, evidentemente pianificata ma anche improduttiva, c’hanno provato anche Trezeguet e Rios, subentrati nella ripresa, ma lo squilibrio tattico era troppo evidente perché sparute e singole iniziative potessero raddrizzare la situazione.</p>
<p>Oltre alle polemiche legate alla formazione, a tener banco fin dall’immediato dopopartita è stata l’espulsione del Chori e la sua conseguente squalifica. Il rischio era che potesse compromettere anche il campionato, nel caso in cui le giornate di sospensione fossero state più di quattro. In attesa del pronunciamento definitivo dell’AFA, avrebbe comunque saltato la rivincita di Mendoza.</p>
<p>Conseguenza immediata della reazione scomposta di Dominguez sul campo, dopo la costrizione dei suoi a giocare tre quarti del primo Super con l’uomo in meno, è stato l’assetto tattico a cui Almeyda ha dovuto adattarsi per il secondo. Con tanti saluti all’idea del trio d’attacco costituito proprio dal Chori nel ruolo di rifinitore dietro a Cavenaghi e magari Trezeguet che, nel frattempo, era ogni giorno più vicino al raggiungimento della forma perfetta.</p>
<p>A Mendoza, quindi, le cose sono andate ancora peggio. La cosa migliore, i giocatori di entrambe le squadre l’hanno fatta prima di scendere in campo con una visita congiunta al locale Ospedale dei Bambini. La partita, invece, nonostante lo schieramento di tutti i titolari possibili, è stata giocata davvero molto male e gli avversari hanno portato a casa la vittoria sfruttando praticamente l’unica chiara occasione. A influire sulla prova negativa del River, già privo dello squalificato Dominguez e impossibilitato a schierare fin dall’inizio il convalescente Ocampos, l’infortunio nei primi minuti di Trezeguet e l’ennesima prova appannata di Rogelio Funes Mori, subentrato al francese e dimostratosi ancora una volta a disagio nella zona del campo dove invece dovrebbe risultare decisivo: davanti alla porta avversaria. Non meglio per la verità Cavenaghi, a cui però va dato credito per essersi già dimostrato in passato capace di reggere la pressione di un Superclasico e, anzi, anche di deciderlo. Per il resto, male anche la difesa nonostante il reinserimento di Abecasis e Diaz sulle fasce in sostituzione dei disastrosi Vella e Arano. Non ha convinto nemmeno Ponzio, da un errore del quale è scaturito il gol ‘xenieize’, e con lui Cesar Gonzalez. L’unico a dannarsi l’anima è stato Carlos Sanchez. Troppo poco.</p>
<p class="column_row">Nel complesso, due sconfitte su quattro in fase di preparazione possono anche starci, ma come sono venute fa riflettere. Non bastano, per consolarsi, il pareggio a reti inviolate con l’Estudiantes né la netta vittoria sul Racing che è il candidato numero uno alla vittoria del prossimo Clausura. Ad Almeyda ora non resta che raccogliere i cocci e cercare di rimetterli insieme nei pochi giorni che mancano alla ripresa del campionato. L’appuntamento è fissato per domenica 5 febbraio sul campo dell’Almirante Brown e tanto per cominciare non ci sarà Trezeguet, a cui è stata diagnosticata una forte contrattura e che al di là della forza è sembrato essere il più regolare ed affidabile del momento. Molte delle aspettative per il nuovo semestre vanno così in fumo prima ancora che si cominci. Non resta che aspettare di vedere come andranno le cose. La penserà così anche Passarella, in vacanza in Europa?</p><p></p>
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          <dc:creator><![CDATA[aciprandi]]></dc:creator>
          <category><![CDATA[River Plate]]></category>
          
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          <title>Il nuovo River 2012</title>
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          <pubDate>Tue, 16 Oct 2018 14:30:21 -0300</pubDate>
          <description><![CDATA[il river plate inizia la preparazione al primo semestre 2012 <p>E’ iniziata la preparazione al secondo semestre, quello che a Nuñez tutti auspicano che coincida con l’immedita risalita in Primera Divison.</p>
<p class="column_row">Il gruppo si è appena trasferito nel centro sportivo di Ezeiza dopo che la scorsa settimana si era riunito al Monumental in vista delle consuete visite mediche che precedono l’inizio vero e proprio dei lavori. Era stata quella l’occasione per conoscere ufficialmente i nomi dei ragazzi delle giovanili che si sarebbero allenati con la prima squadra e successivamente iniziare a definire alcuni rapporti – certi nuovi, altri giunti al termine, altri ancora in fase transitoria. Il tutto con in testa anche i due Superclasicos che, dopo accese discussioni sull’opportunità o meno di giocarli per motivi di sicurezza, finalmente si disputeranno l’ultima settimana di gennaio nel rispetto di una tradizione che non doveva interrompersi solo per l’attuale differenza di categoria fra i due club protagonisti. Ma c’è anche un secondo impegno imminente a cui si sta ugualmente pensando contemporaneamente alla ripresa del campionato: i sedicesimi della Copa Argentina, ennesima occasione di confronto in prospettiva con altre grandi, che andranno in scena in Catamarca con avversario lo Sportivo Belgrano.</p>
<p>Venendo al mercato, Trezeguet è stato finalmente presentato e sta già sgambando coi suoi nuovi compagni di squadra. E’ quindi arrivato anche Leonardo Ponzio, svincolatosi un’altra volta dal Saragozza e per questo risarcito dal River di parte di quanto perso in termini economici per rientrare in Argentina. Leo è l’ennesimo cavallo di ritorno, dopo la precedente esperienza sotto l’allora allenatore Passarella, ed ennesima tessera di un mosaico del cuore che assemblato poco alla volta sta rivelando uno dei River più amati della storia – a conferma del fatto che nelle difficoltà i ‘millonarios’ sanno fare realmente fronte compatto. Intanto i due difensori Ferrero e Roman hanno lasciato la squadra: il primo va in prestito per un anno ai brasiliani del Palmeiras (che hanno pagato solo 200.000 dollari ma dovranno sborsare in totale 3,5 milioni se vorranno riscattarlo), il secondo invece coi suoi 32 anni concluderà facilmente la carriera all’Huracan con cui, almeno per ora, continua a giocare nella B Nacional. In partenza anche un altro giocatore di grande esperienza ma che, arrivato solo di recente, non ha lasciato il segno: Alayes.</p>
<p>Non deve stupire che il reparto difensivo stia cambiando pelle: è stato quello più instabile delle ultime stagioni e Almeyda, che vede lontano, ha già pronto un terzetto di giovani campioni che hanno dimostrato di poter essere il presente e dovranno rappresentare il futuro della retroguardia ‘millonaria’: Pezzella, Gonzalez Pirez e Ramiro Funes Mori. A proposito di ragazzi, sul totale di 19 convocati di cui fa parte anche il 19enne centrocampista Quintulén (ex Sporting Lisbona e prima ancora San Lorenzo), i 6 che affronteranno la preparazione coi titolari sono il portiere Servio e l’attaccante Insaurralde, che avevano già partecipato al ritiro di Mar del Plata di sei mesi fa, il centrocampista ecuadoregno di grandi speranze Cazares, reduce dal debutto in Copa Argentina, l’altro centrocampista Kranevitter e per finire i due centravanti Vila e Andrada, quest’ultimo massimo goleador di sempre nella storia delle giovanili del club e per questo già messo sotto contratto (come l’altra punta Giovanni Simeone, figlio d’arte).</p>
<p>Sempre a proposito di difesa, ora è ufficiale che Chichizola dovrà giocarsi il posto da titolare fra i pali con Vega, tornato a essere schierato lo scorso dicembre una volta rimessosi dall’infortunio. Escluso invece che possa rientrare Carrizo.</p>
<p>Infine è stato presentato anche il futuro sponsor. Si tratta di BBVA, che a partire dal prossimo luglio inizierebbe a versare nelle casse del club parte dei 10,5 milioni di dollari da distribuirsi in 3 anni. Il dubitativo non dipende dalla validità del contratto quanto piuttosto da una disputa col Boca, di cui l’istituto bancario sarà ugualmente principale finanziatore, per cui i dirigenti di entrambi i club non hanno voluto confermare le cifre già fatte per vantare un presunto miglior accordo spuntato. Che sia la più importante di sempre nella storia ‘millonaria’ piuttosto che di tutto il calcio argentino, questa sponsorizzazione giunge comunque come manna dal cielo perché mai come negli ultimi tempi è stato chiaro che quello fra bontà tecnica e solidità finanziaria è l’unico connubio possibile per far funzionare una società – e che l’una senza l’altra non serve.</p>
<p>Tornando a guardare al presente, da qui al 4 febbraio (quando si giocherà la partita con l’Almirante Brown valevole per l’ultima giornata del girone d’andata) succederà ancora parecchio. La rosa potrebbe essere modificata ulteriormente e Almeyda deciderà che aspetto darle in vista della lunga volata che ha come traguardo la promozione. Quella del Pelado è una rivoluzione silenziosa capace però di scuotere l’ambiente come necessario in questo frangente: prova ne sia l’inserimento graduale di tanti giovani, pronti già ora e su cui la Banda a maggior ragione potrà fare affidamento nei prossimi anni. Superato lo choc dalla mancata reintegrazione di Ortega, non ci sono stati terremoti nel corso di questa gestione tecnica – con la benedizione della presidenza, va da sé. Ora come ora, al contrario, a Nuñez ci si ritrova con un mix esplosivo di campioni di levatura mondiale e talentini assoluti: c’era chi disperava dopo la partenza di Lamela &amp; Co mentre invece tempo un mese si è già entrati in una nuova era affidata a giocatori di grandissima personalità e presenza. E su questa strada si sta proseguendo. Il River ha davvero cambiato pelle e in considerazione anche degli ultimi ritocchi non è folle affermare che poche squadre in tutta Argentina sono altrettanto solide ed equilibrate.</p><p></p>
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          <dc:creator><![CDATA[aciprandi]]></dc:creator>
          <category><![CDATA[River Plate]]></category>
          
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          <title>Il regalo di Natale è Trezeguet</title>
          <link><![CDATA[https://lapaginamillonaria.com/riverplate/Il-regalo-di-Natale--Trezeguet-20111220-0004.html]]></link>
          <pubDate>Tue, 16 Oct 2018 13:00:28 -0300</pubDate>
          <description><![CDATA[il river plate acquista trezeguet <p>Quando la scorsa estate Cavenaghi e a ruota Alejandro Dominguez avevano fatto ritorno a Núñez non era pensabile che nel giro di pochi mesi potesse arrivare un altro campione vero – qualcuno che, se pur non ne ha mai vestito la maglia, del River è un tifoso dichiarato.</p>
<p class="column_row">Si tratta di David Trezeguet, un fuoriclasse tanto quanto il Torito e il Chori con la differenza però che nel corso della sua carriera ha anche vinto tantissimo. Da quando nel ’96, ad appena 17 anni, lasciò Buenos Aires, il francoargentino ha conquistato in Francia col Monaco 2 campionati e 1 Supercoppa, quindi in Italia con la Juventus 4 campionati di A (compresi i 2 vinti sul campo e poi tolti al club bianconero, corredati da 1 titolo cannonieri), 1 di B e 2 Supercoppe, e nel frattempo con la nazionale francese 1 Campionato Europeo Under-18, 1 Campionato del Mondo e 1 Campionato Europeo. Uniche esperienze nel corso delle quali non ha vinto nulla, ma era prevedibile, quella iniziale col Platense, delle cui giovanili è un prodotto, e quelle più recenti con gli spagnoli dell’Hercules e il Baniyas di Abu Dhabi. A mancargli solo la Champions League, che fu a un passo dal vincere nel 2003 quando nella finale dell’Old Tarfford contro il Milan sbagliò uno dei rigori decisivi. Era mercoledì 28 maggio, ma già domenica 1° giugno dov’era? Alla Bombonera ad assistere al Superclasico… Era appena terminata la partita quando lo vidi sgusciare via dalla tribuna nascosto sotto il cappuccio di una felpa tirato in testa. Quel Boca-River, a proposito, terminò 2-2 con un gol di D’Alessandro e l’altro proprio di Cavenaghi, con cui adesso giocherà forse come conseguenza diretta dell’esito negativo di un’altra partita importantissima a cui ha voluto presenziare: lo spareggio col Belgrano.</p>
<p>Ma che River trova, Trezegol? Quella di Almeyda è una squadra che ha dovuto reinventarsi nel segno di una qualità utile fin da subito, in B, ma che potrebbe fare la differenza anche in Primera Division e auspicabilmente la farà già fra poco più di sei mesi. In tal senso, poi, non è detto che con lui possa arrivare anche Ponzio, che sarebbe l’ennesimo cavallo di ritorno di grande talento ed esperienza.</p>
<p>Venendo ai risultati, a dicembre il River ha giocato appena 2 partite di campionato di cui una inopinatamente persa allo scadere in casa del Boca Unidos e l’altra, contro il Patronato, vinta. Nel mezzo, per la Copa Argentina, ha vinto anche sul neutro di San Juan contro il Defensores de Belgrano guidato da un tale Ariel Ortega e con quest’ultimo successo si è guadagnato l’accesso ai sedicesimi di finale, da giocarsi contro l’ennesima squadra dal nome sinistramente evocativo, lo Sportivo Belgrano di Cordoba, con la prospettiva in caso di passaggio del turno di un ‘clasico’ cittadino con la vincente fra Atlanta e Quilmes.</p>
<p>In occasione di queste tre uscite il gruppo ha dato segnali non entusiasmanti ma comunque positivi. Contro il Boca ‘correntino’ soltanto la sfortuna, l’annullamento di un gol e una serie infinita di occasioni sprecate gli avevano negato la vittoria – era anzi era arrivato uno stop ancora più beffardo perché verificatosi nello stesso fine settimana in cui il Boca vero, quello ‘xeneize, avrebbe vinto matemeticamente il titolo. Contro i rossoneri del Burrito, quindi, immediatamente dopo che il Boca Unidos suo recente carnefice era stato eliminato da una formazione di quinta divisione e pure di Cordoba, la città degli incubi ‘millonarios’ di questa stagione, il gol del Chori aveva risolto un confronto dall’esito mai in bilico per quanto finché le reti sono rimaste bianche esistesse ovviamente lo spettro di una soluzione ai rigori sempre rischiosissima. Col Patronato, infine, la notizia è stata innanzitutto il ritorno alla vittoria al Monumental, che fatta eccezione per quella della prima giornata col Chacarita e tenendo conto della squalifica del campo mancava addirittura dal 10 aprile scorso. Protagonista dell’impresa, agevolata da un palo degli ospiti che ha bilanciato la sfortuna della trasferta a Corrientes, l’uruguaiano Carlos Sanchez; conseguenza di questo successo la chiusura dell’anno al secondo posto, 2 punti dietro l’Instituto ma con la consapevolezza di potersi giocare il titolo del girone d’andata, che si chiuderà alla ripresa del campionato a inizio febbraio, con Trezeguet.</p>
<p>Venendo alle prestazioni dei singoli, una delle conferme più gradite è stata quella di Ramiro Funes Mori, giovanissimo difensore centrale gemello della punta Rogelio. Rimessosi dall’ennesimo infortunio e con le voci di mercato che vorrebbero Maidana in partenza a gennaio, è certo che il suo impiego potrebbe farsi più frequente sempre che per quel ruolo cruciale Almeyda non preferisca affidarsi a un giocatore dall’esperienza enorme, quindi diametralmente opposta a quella dell’altro ‘Mellizo’, e cioè niente meno che a Gabriel Heinze. Arrivasse anche il ‘Gringo’, uscito dal Newell’s e poi ex fra gli altri di Manchester United, Marsiglia, Real Madrid e Roma, la Banda acquisirebbe una struttura di impensabile qualità per la B.</p>
<p>Quel che succederà è tutto da verificare, a cominciare dalla firma di Trezeguet programmata in questi giorni a cui la presentazione farà però seguito soltanto più avanti. Tra la fine di dicembre e tutto gennaio, col mercato e alcune tradizionali sfide in programma nell’estate argentina, tutto potrebbe cambiare e soprattutto ci sarà spazio per ogni tipo di commento. Quel che non può cambiare è il passato – e di quello recente, coi suoi risultati, segue un resoconto.</p>
<p><strong>Partite giocate per il campionato: </strong></p>
<p class="column_row">Boca Unidos – River Plate 1-0<br>River Plate- Patronato 1-0 (Sanchez)</p>
<p><strong>Classifica del campionato (prime posizioni):</strong></p>
<p>1) Instituto 35 p.ti, 2) River Plate 33, 3) Rosario Central 31, 4) Quilmes 30, 5) Boca Unidos 29.</p>
<p><strong>Classifica marcatori del campionato (prime posizioni):</strong></p>
<p>1) Piriz (Defensa y Justicia) 14, 2) Cavenaghi (River Plate) 13, 3) Castillejos (Rosario Central) 10, 4) Dybala (Instituto) 9.</p>
<p><strong>Partita di Copa Argentina (32esimi di finale):</strong></p>
<p>River Plate – Defensores de Belgrano 1-0 (Dominguez)</p><p></p>
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          <dc:creator><![CDATA[aciprandi]]></dc:creator>
          <category><![CDATA[River Plate]]></category>
          
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          <title>Novembre nel segno di Cavenaghi</title>
          <link><![CDATA[https://lapaginamillonaria.com/riverplate/Novembre-nel-segno-di-Cavenaghi-20111129-0005.html]]></link>
          <pubDate>Tue, 16 Oct 2018 10:50:18 -0300</pubDate>
          <description><![CDATA[il river plate chiude novembre secondo in classifica <p class="column_row">Il River chiude novembre meglio di ottobre: sempre secondo in classifica in ragione di una sconfitta, ma a -1 dalla capolista Instituto. L’andamento delle ultime quattro settimane è stato migliore rispetto a quello delle precedenti essendosi collezionati sempre 8 punti ma giocando 4 incontri e non 5. Caduto già contro l’Aldosivi nell’ultima partita casalinga giocata in esilio, il River questo mese ha poi ceduto anche all’Atletico Tucuman nel giorno dell’agognato rientro al Monumental dopo la lunga squalifica – era quella la settima volta nelle ultime otto che non vinceva sul suo tradizionale campo. E nemmeno sabato contro il Rosario Central, in uno dei principali duelli d’Argentina che questa stagione impreziosisce la serie cadetta, è arrivato il successo che tutto l’ambiente attendeva dall’esordio in B, contro il Chacarita lo scorso 17 agosto, a sua volta seguito a quello del lontano 10 aprile col Banfield, valevole ancora per la massima categoria e a cui avevano fatto seguito 3 pareggi e altrettante sconfitte. Questa infausta serie, così, ora si allunga sorprendentemente a otto.</p>
<p>Venendo ai risultati, due le trasferte e due le vittorie, entrambe sonanti e identiche nei numeri, contro Gimnasia Jujuy prima e Guillermo Brown poi – con protagonista assoluto Cavenaghi, che in queste occasioni ha segnato complessivamente 6 reti e grazie alle altre 6 fatte tra settembre e ottobre e quella di sabato, la prima realizzata a Núñez dopo le due dell’aprile 2004 contro il Colon, è il momentaneo capocannoniere con 13 (media per partita addirittura 0,86). Nel mezzo l’infausta sconfitta con l’Atletico Tucuman; a seguire il pareggio col Central. Entrambe le volte in un Monumental la cui capacità è scandalosamente mantenuta a due terzi senza ragione e senza che il governo cittadino – con l’ex presidente del Boca, Mauricio Macri, al suo capo – provvedano a ristabilirla in 60.000 spettatori.</p>
<p>Un po’ per via degli infortuni e un po’ per decisioni puramente tattiche, Almeyda ultimamente ha proposto una serie di schieramenti alternativi. In difesa ha lanciato il giovane difensore Ramiro Funes Mori, gemello di Rogelio, che ha fatto bene ed è un peccato che si sia subito infortunato; ha rilanciato Abecasis, che da un lungo infortunio si è invece ripreso e a novembre ha giocato sempre; ha quindi confermato la fiducia a Gonzalez Pires, reduce dalla partecipazione ai Giochi Panamericani. Infelice, invece, la riproposizione di Roman. A centrocampo sono tornate a brillare le stelle di Ocampos, che contro il Gulliermo Brown ha pure segnato il suo quarto gol, e di Cirigliano, un altro dei reduci dalla competizione continentale di ottobre. Interessante, infine, il saltuario utilizzo di Dominguez come rifinitore: il ‘Chori’ si sta dimostrando un irrinunciabile jolly offensivo. In attacco, a proposito, accanto all’inamovibile Cavenaghi continua a trovare spazio Rios, altro formidabile ragazzino che da titolare o sotituto a novembre ha comunque sempre giocato e contro il Central si è visto negare solo dal palo un gol che a tempo scaduto avrebbe dato ai suoi una vittoria in rimonta meritata prima ancora che esaltante.</p>
<p>Per concludere, un dato sui confronti inediti che il River si sta trovando ad affrontare per via della partecipazione alla B. Fino a questo momento sono stati quattro e solo in un caso sono venuti i 3 punti. Prima della vittoria in Patagonia sul Guillermo Brown, infatti, erano arrivati i pareggi con Defensa y Justicia e Deportivo Merlo e la sconfitta con l’Aldosivi. La storia sportiva del River, insomma, si arricchisce di nuovi e suggestivi capitoli e con un occhio al prossimo futuro non può passare inosservata la sfida di Copa Argentina col Defensores de Belgrano: a colpire, in questo caso, non sono tanto i precedenti né il fatto che siano vicini di casa, quanto che il loro giocatore più rappresentante è Ariel Ortega. San Juan, sede dell’incontro, già freme. Come tutto l’Interior argentino, che da qualche tempo è lo scenario di rare, attesissime e acclamate esibizioni della Banda.</p>
<p>Di seguito i risultati di novembre e le classifiche.</p>
<p>Gimnasia y Esgrima Jujuy – River Plate 1-4 (Cavenaghi, 4)<br>River Plate – Atletico Tucuman 0-2 <br>Guillermo Brown – River Plate 1-4 (Ocampos, Dominguez, Cavenaghi, 2) <br>River Plate – Rosario Central 1-1 (Cavenaghi)</p>
<p>Classifica dopo 16 turni (prime posizioni): 1) Instituto 31, 2) River Plate 30, 3) Rosario Central 27, 4) Quilmes e Boca Unidos 26.</p>
<p>Classifica marcatori (prime posizioni): 1) Cavenaghi (River Plate) 13, 2) Piriz Alvez (Defensa y Justicia) 12, 3) Castillejos (Rosario Central) e Dybala (Instituto) 8.</p><p></p>
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          <dc:creator><![CDATA[aciprandi]]></dc:creator>
          <category><![CDATA[River Plate]]></category>
          
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          <title>Un ottobre dalle due facce</title>
          <link><![CDATA[https://lapaginamillonaria.com/riverplate/Un-ottobre-dalle-due-facce-20111030-0006.html]]></link>
          <pubDate>Tue, 16 Oct 2018 08:00:23 -0300</pubDate>
          <description><![CDATA[il river plate perde la prima partita e chiude ottobre al secondo posto <p class="column_row">Prima o poi sarebbe potuto succedere. Ed è successo: il River ha perso la prima partita di campionato. Ad aggarvare le cose, per la prima volta dopo undici giornate di leadership ha contemporaneamente perso la testa della classifica – pur mantenendosi in una posizione che oggi gli garantirebbe la promozione diretta, vale a dire la seconda. Più in alto solo l’Instituto (ennesima squadra di Cordoba a sbarrargli la strada dopo il Belgrano in Promocion), in casa del quale la Banda aveva recentemete dato prova di solidità e molto altro, che avremo modo di considerare ripercorrendo questo mese dalle due facce.</p>
<p>Partiamo dai numeri: 5 partite giocate con 2 vittorie, 2 pareggi e 1 sconfitta. I gol fatti 10, quelli subiti 4. In generale, 3 le trasferte e 2 soli gli incontri casalinghi, ancora al Nuevo Gasometro che era subentrato al Ducò e verrà a sua volta abbandonato già in occasione del prossimo impegno interno, il 12 novembre. Prima della sconfitta con l’Aldosivi il bilancio stagionale delle partite corrispondenti a turni interni, benché giocati lontani dal Monumental e in alcuni casi a porte chiuse, era stato confortante; resta però il fatto che tornare sul prato e sotto gli spalti di casa, soprattutto se verranno nuovamente quanto correttamente abilitati per 65.000 spettatori e non solo 41.000, non potrà che dare una mano a una squadra che è ancora in cerca di stabilità.</p>
<p>Proprio il pubblico è una delle note positive di questo ottobre ‘millonario’. Anzi, è l’aspetto più notevole. Dopo che a Mendoza per la prima volta era stato dato libero accesso alla massa dei tifosi in trasferta della Banda, per quanto non ufficialmente ma solo in ragione di un escamotage del presidente dell’Independiente Rivadavia, il ‘fenomeno River’ è letteralmente esploso negli stadi d’Argentina prima e sui giornali poi. A Cordoba contro l’Instituto, in occasione della partita che valeva la vetta della classifica, si è giocato di fronte a 57.000 spettatori metà dei quali erano del River. Roba che nemmeno per un Superclasico alla Boca…</p>
<p>A proposito di grandi numeri, impossibile prescindere dal 7-1 rifilato all’Atlanta in uno dei due ‘clasicos’ cittadini di quest’ultimo mese (l’altro quello col Ferro, terminato 0-0 al Nuevo Gasometro in quanto lo stadio dei biancoverdi, squadra di casa, non è abilitato a ricevere tifoserie ospiti straripanti come quella ‘millonaria’). Quel che colpisce della goleada contro i Bohemios è che si è trattata della ventiduesima volta nella storia in cui il River ha fatto 7 o più gol, l’ultima risalente al ’99, e che di queste altre 4 avevano già visto soccombere i gialloblù di Villa Crespo. Guardando invece al calcio argentino nel suo complesso, un risultato così roboante non si otteneva dal 2007, quando toccò all’Independiente Rivadavia battere il Belgrano per 7-0.</p>
<p class="column_row">Nel corso di River-Atlanta aveva messo a segno una tripletta Fernando Cavenaghi, che a oggi dopo il gol all’Aldosivi ha raggiunto in campionato quota 6 reti – bottino che non fosse stato per pali e traverse averebbe potuto essere ben più cospicuo e valere più del momentaneo terzo posto nella speciale classific adei bomber. Partendo da questo dato possiamo analizzare l’andamento degli attaccanti che, più di tutti, sono i protagonisti di un assetto tattico non ancora definitivo, che Almeyda stenta a trovare dopo che nelle prime uscite aveva voluto, saputo o potuto confermare sempre la stessa formazione. La coppia Cavenaghi-Dominguez non è più necessariamente quella di riferimento né in sé né per l’impiego specifico dei due giocatori: qualche infortunio, il rientro di Funes Mori, il rilancio di Rios e l’occasionale utilizzo del ‘Chori’ da rifinitore dietro altre due punte hanno più volte rivoluzionato la prima linea generando varietà di marcature ma costringendo anche sempre a sperare che la formula scelta nell’occasione fosse in grado di funzionare subito. Insomma, c’è stata poca continuità.</p>
<p>I gol sono arrivati da Cavenaghi ma anche da Aguirre (detereminante la sua doppietta contro l’Huracan), Rios, l’oggetto misterioso della penultima campagna acquisti Bordagaray e ancora Ocampos, che col centro contro l’Atlanta ha raggiunto quota 3 – niente male per un centrocampista oltretutto di 17 anni, ma d’altra parte se Lanzini che ne ha 18 e Lamela che ne ha 19 segnano in Brasile e Italia mentre Cirigliano, Pezzella, Rey e Gonzalez Pirez hanno appena guidato l’Argentina Under-22 alla Finale dei Giochi Panamericani forse non bisogna stupirsi più di tanto della bravura dei ragazzi ‘millonarios’.</p>
<p>Se i 22 gol fatti fin qui sono venuti da 8 giocatori diversi a testimonianza di una grande partecipazione al gioco, i 9 subiti (oltre alle 4 occasioni in cui la porta è rimasta inviolata) rappresentano un dato incoraggiante e soprattutto sottolineano la giustezza della scelta, a molti apparsa avventata, fatta dal tecnico al che aveva confermato la fiducia al giovane Chichizola preferndolo al più esperto Vega.</p>
<p>Si diceva della partecipazione al gioco. Sì, c’è. Ma il River funziona a corrente alternata e di passaggi a vuoto ce ne sono stati parecchi. Bene il mese scorso col Gimnasia La Plata e ancor meglio contro l’Huracan a ottobre, quando in pochi minuti ha saputo ribaltare il risultato sfavorevole, la squadra non ha però continuità e talvolta sembra soprattutto non sapere come prendere in mano dall’inizio le partite dato che invece, nei casi in cui è andata sotto, ha dimostrato se non altro buona reattività. Ed è proprio sulla continuità che dovrà lavorare Almeyda, che ha appena definito i suoi ‘freddi’. Dovrà farlo perché se dopo una sola caduta a un terzo del torneo il River è soltanto secondo e con 3 miseri punti di vantaggio sulla rischiosissima zona che porta agli spareggi, allora non si possono avere più indugi.</p>
<p><strong>Di seguito i risultati ottenuti dal River a ottobre:</strong></p>
<p class="column_row">Ferrocarril Oeste- River Plate 0-0<br>River Plate- Atlanta 7-1 (Cavenaghi 3, Aguirre, Ocampos, Bordagaray e Rios)<br>Huracan-River Plate 1-2 (Aguirre 2)<br>Instituto- River Plate 0-0<br>River Plate- Aldosivi 1-2 (Cavenaghi)</p>
<p><strong>Questa la classifica (primi posti):</strong></p>
<p class="column_row">Instituto 25 punti, River Plate 23, Rosario Central, Quilmes e Boca Unidos 20, Ferrocarril Oeste 19, Almirante Brown 18.</p><p></p>
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          <dc:creator><![CDATA[aciprandi]]></dc:creator>
          <category><![CDATA[River Plate]]></category>
          
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          <title>Un settembre tormentato</title>
          <link><![CDATA[https://lapaginamillonaria.com/riverplate/Un-settembre-tormentato-20110926-0005.html]]></link>
          <pubDate>Tue, 16 Oct 2018 05:13:14 -0300</pubDate>
          <description><![CDATA[il river plate ritrova funes mori e i suoi gol <p class="column_row">L’ultimo mese ha rappresentato il purgatorio che tutti avevano prospettato per il River alla sua prima esperienza in una dimensione che storicamente non gli appartiene, la B. E’ questa però una realtà che proprio la storia recente sta insegnando che può toccare a tutti indistintamente: si pensi allo scenario della Primera Division con San Lorenzo, Velez, Estudiantes e l’Independiente da poco nelle mani di Ramon Diaz alle prese con un’attualità difficile e, chi più chi meno, prospettive analoghe a quelle che l’anno scorso di questi tempi aveva proprio la Banda.</p>
<p>Dopo un agosto alla grande, conclusosi con un percorso netto e il conseguente primo posto in classifica, il gioco del River si è involuto e alcuni deludenti, striminziti risultati ne sono stati l’inevitabile conseguenza. Vuoi per le partite interne giocate su campo praticamente neutro, prima il Ducò e poi il Nuevo Gasometro, comunque mai lo squalificato Monumental, vuoi per l’aggravante dell’assenza del pubblico negli stessi impegni casalinghi in seguito alle ormai note sanzioni decise dalla Federazione, complice l’amalgama del gruppo ragionevolmente non ancora trovato e i primi infortuni, Almeyda e i suoi si erano impantanati: tre pareggi e addio primato. Poi, quest’ultimo sabato, la provvisoria riconquista della vetta grazie all’agognato ritorno alla vittoria in occasione della riapertura ai tifosi nelle gare interne e del contemporaneo schiramento dall’inizio di Funes Mori.</p>
<p>Il recupero del Mellizo è certamente la notizia del momento. E’ andato di nuovo in gol – dopo che col Defensa y Justicia aveva evitato la prima sconfitta stagionale realizzando una rete allo scadere – e pare ritrovato, definitivamente rimessosi dall’infortunio. Oltretutto non avrebbe potuto trovare momento migliore per fare il suo grande rientro dato che era necessario che qualcuno prendesse il posto dell’acciaccato Cavenaghi.</p>
<p>Proprio dal Torito, a proposito, nelle ultime settimane erano finalmente arrivati segnali di vitalità più concreti della costante partecipazione alla manovra: i suoi primi due gol dal romantico ritorno alla base, cui va aggiunto uno sfortunato palo, non erano però mai coincisi a un’affermazione del River. Contemporaneamente, anche Alejandro Dominguez e Carlos Sanchez, i due principali punti di riferimento dell’inizio stagione, avevano perso continuità. Per giunta Almeyda, che ad agosto era riuscito a schierare sempre la stessa formazione di partenza coi vantaggi che questo comporta, ha dovuto rimediare a infortuni e squalifiche alterando la formula perfetta trovata e utilizzata nelle prime tre uscite.</p>
<p>Ecco allora che in settembre si sono affacciati alla ribalta i vari Vella, Ferrero, Ledesma, Affranchino e Cirigliano. In quanto ai principali altri protagonisti, già detto delle prestazioni improvvisamente altalenanti del Chori e di Sanchez, la giovanissima stella di turno che ha recentemente iniziato a brillare nell’universo ‘millonario’ come succede ogni anno, vale a dire Ocampos, continua a dominare la fascia sinistra e, gol o non gol, a meritarsi i gradi di titolare. Tutto sommato bene anche Juan Manuel Diaz, che pur commettendo ancora parecchie ingenuità (vedi il fallo da rigore fatto contro il Gimnasia La Plata) dà sempre l’anima e le due reti già messe in cascina ne sono la dimostrazione. A proposito del citato rigore, il portierino Chichizola, respingendolo, ha ripagato la fiducia ormai incondizionata che il tecnico ha riposto in lui relegando contemporaneamente il più esperto Vega al ruolo di secondo. E con riguardo alla difesa, per concludere, il futuro rientro di Abecassis non potrà che comportare il recupero dell’elemento necessario a rendere questo delicato reparto nuovamente come deve: compatto o propositivo a seconda delle esigenze.</p>
<p class="column_row">Un’ultima, importante osservazione: dopo due mesi di attività, il River è comunque una delle tre sole squadre fra le 61 che partecipano alle prime tre serie professionistiche argentine a essere ancora imbattute. Le altre sono Boca e Racing, a oggi le due principali candidate al trono di Primera Division come il River lo è della propria categoria. Che la neonata Copa Argentina possa un giorno non troppo lontano metterle una di fronte all’altra permettendoci di decretare attraverso un confronto diretto chi è il numero uno? La prospettiva è quanto mai allettante, bella quanto le nuove e fiammanti maglie di ispirazione storica lanciate nel corso di questo ottobre altrimenti abbastanza smorto per celebrare il 110° anniversario di vita della Banda.</p><p></p>
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          <dc:creator><![CDATA[aciprandi]]></dc:creator>
          <category><![CDATA[River Plate]]></category>
          
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          <title>Un agosto da favola</title>
          <link><![CDATA[https://lapaginamillonaria.com/riverplate/Un-agosto-da-favola-20110830-0009.html]]></link>
          <pubDate>Tue, 16 Oct 2018 05:13:14 -0300</pubDate>
          <description><![CDATA[il river di sanchez e ocampos <p>L’inizio della stagione più inedita di tutte le 111 vissute dal River Plate non poteva andare meglio: tre partite, altrettante vittorie e vetta solitaria nel campionato di B Nacional.</p>
<p class="column_row">Almeyda ha voluto e potuto schierare sempre la stessa formazione di partenza, certamente un vantaggio, però a lui si devono innanzitutto alcune scelte tecniche apparentemente azzardate ma in realtà encomiabili, che il campo non a caso ha dimostrato essere anche vincenti. Su tutte, il lancio del giovane fenomeno Lucas Ocampos, diciassette anni e già 2 gol freschi freschi da professionista.</p>
<p>Ma le attuali fortune della Banda hanno origine dal mercato, che è stato un misto di emozionanti ritorni e fiammanti acquisti. La maggior parte dei nuovi arrivati sta già scrivendo le prime pagine della storia di quella che in molti non hanno tardato né esitato a definire ‘Maquinita’ avendo in mente la famosa ‘Maquina’ degli anni Quaranta. E chi l’avesse fatto ironicamente potrebbe pentirsi di avere schernito un gruppo potenzialmente letale, pronto a dimostrartsi all’altezza dei migliori magari anche contro di essi in Copa Argentina, chissà.</p>
<p>In tutto sono arrivati otto giocatori. Innanzitutto i due ex Fernando Cavenaghi e Alejandro Dominguez, attuali punti fermi della prima linea, quindi la coppia di ferro già padrona del centrocampo costituita dall’uruguaiano Carlos Sanchez, forse addirittura miglior giocatore d’agosto di tutti i tornei argentini, e Martin Aguirre, e ancora i difensori Alayes e Vella. Sul finire, si sono aggiunti anche Cesar Gonzalez e Cristian Ledesma, altro cavallo di ritorno – che in questi giorni sta risolvendo i problemi legati al suo transfer – dopo che era tornato alla base anche se solo da un prestito Nicolas Domingo. Nel frattempo sono partiti Buonanotte, Lamela, Lanzini (benché in prestito) e Pereyra e, cessioni temporanee a parte, se ne sono andati per non aver trovato un accordo economico i vari Carrizo, Pavoni, Ferrari e Nasuti. Ortega, lui, l’aveva già fatto.</p>
<p>Dicevamo delle vittorie. Convincente soprattutto quella sull’Independiente Rivadavia (2-1 in trasferta) e a modo suo rassicurante quella di carattere sullo Sportivo Desamparados (3-1), questo dopo l’esordio col Chacarita (1-0). Proprio quella contro il Funebrero era stata l’ultima partita disputata al Monumental prima che il Club venisse sanzionato con 5 turni di squalifica all’Antonio Vespucio Liberti in seguito ai disordini nel ritorno degli spareggi di Promocion. Oltretutto, due gli impegni interni da disputarsi a porte chiuse, il primo dei quali comunque già scontato contro la rappresentativa di Santa Fe. E così l’Adolfo Ducò, campo dell’Huracan, è divenuto la casa provvissoria della Banda esattamente come il José Amalfitani del Velez lo era stato in occasione della precedente maxi squalifica. Nemmeno quest’ennesima penalizzazione, però, sembra aver arginato la follia di alcuni esagitati: settimana scorsa, infatti, si è verificato un altro accoltellamento all’interno delle strutture del Club…</p>
<p>Sempre con riguardo ai tifosi, comunque, per fortuna il River è anche stato l’artefice di un’inversione di tendenza della Federazione circa le trasferte nelle Serie inferiori del calcio nazionale. Che la Banda fosse destinata a dare una scossa a tutto l’ambiente era scontato, ma che potesse anche favorire – benché senza un intervento mirato – una nuova risoluzione federale dopo quattro lunghi anni di acceso agli stadi vietato ai supporter in trasferta va al di là delle più rosee previsioni. A dare il via a tutto, dieci giorni fa, era stato l’escamotage del presidente dell’Independiente Rivadavia di accettare anche fantomatici tifosi neutrali con conseguente invasione della cittadina preandina da parte di appassionati poi dimostratisi ‘millonarios’. E se questi sono inarrestabili e anzi ben accetti – al punto che sabato il Quilmes ne accoglierà quasi cinquemila – come non si sarebbe potuto riservare lo stesso trattamento anche a tutti gli altri, benché solo in presenza di strutture adeguate?</p>
<p>Quel che conta maggiormente, però, sono i risultati e per quanto manchino ancora 35 battaglie resta il fatto che al momento tutto sta andando per il meglio, come non era per niente scontato che fosse. Questi punti già messi in cascina infatti contano tantissimo, in eccesso o meno che finiscano per essere fra nove mesi – soprattutto ora che il maxi torneo di Primera a 38 squadre, che avrebbe garantito la promozione a mezza serie cadetta invece che solo a un pugno di aspiranti grandi, non si farà (forse) più.</p><p></p>
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          <dc:creator><![CDATA[aciprandi]]></dc:creator>
          <category><![CDATA[River Plate]]></category>
          
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          <title>Il mercato</title>
          <link><![CDATA[https://lapaginamillonaria.com/riverplate/Il-mercato---20110801-0007.html]]></link>
          <pubDate>Tue, 16 Oct 2018 05:13:14 -0300</pubDate>
          <description><![CDATA[il mercato del river plate comprende cavenaghi e dominguez <p>Si sta concludendo questa sessione di mercato e, complice lo scossone dovuto alla retrocessione o forse l’attacco sferrato dai più a Passarella, individuato come causa prima del recente tracollo e la cui iniziativa è imprescindibile quando si tratta di comprare, a Nuñez sono arrivati tanti nuovi giocatori.</p>
<p class="column_row">La bellezza di 6 acquisti e 1 rientro dal prestito rappresentano un’attività ancor più notevole se raffrontata all’immobilismo di sei mesi fa, quando arrivò il solo Bordagaray a cui, fra l’altro, non si pensava e poi non si ritenne di offrire un posto da titolare.</p>
<p>Di certo il contemporaneo ritorno a casa di Fernando Cavenaghi e Alejandro Dominguez ha rubato la scena, ma non vanno dimenticati gli altri rinforzi.</p>
<p>Sistemato forse definitivamente l’attacco coi due citati ex, il Torito trasferitosi a titolo definitivo mentre il Chori in prestito per un anno, per il centrocampo sono invece arrivati Martin Aguirre e l’uruguaiano Carlos Sanchez, col primo divenuto a tutti gli effetti un giocatore del River e il secondo di cui è stata acquistata solo la metà del cartellino. Vista la bontà delle ultime campagne di Olimpo e Godoy Cruz, dove rispettivamente militavano, c’è da augurarsi che il reparto in cui agiranno, orfano di Almeyda fresco allenatore e Acevedo passato al Banfield, mantenga spessore. In più, oltretutto, è rientrato dal prestito al Peñarol vicecampione del Sud America il giovane e talentuoso Nicolas Domingo.</p>
<p>Per la difesa, invece, i nomi nuovi sono quelli dell’esperto Augustin Alayes, poco efficace al Colo Colo ma dal buon passato con Estudiantes, Quilmes e Newell’s e Luciano Vella, che invece dal Newell’s proviene direttamente e sarà chiamato a sostituire un altro ex rosarino benché di militanza Canalla quale è Paulo Ferrari, che disgraziatamente non ha trovato l’accordo col Club.</p>
<p>Al pari del Loncho e di Walter Acevedo, anche se per motivi diversi non vedremo più con la maglia della Banda nemmeno l’affezionatissimo Juan Pablo Carrizo e Mariano Pavone, desideroso di restare ma destinato a trasferirsi – sembrava in Messico e poi in Inghilterra, anche se probabilmente finirà al Lanus. Se ne sono andati anche Buonanotte e Lamela, a suon di euro e in squadre dalle grandi ambizioni come la nuova Roma americana di Luis Enrique e il Malaga dello sceicco Al Thani; e poi Manuel Lanzini, in prestito al Fluminene campione del Brasile, a colmare il vuoto lasciato dall’altro ex Dario Conca, Leandro Caruso di proprietà dell’Udinese che, a proposito, ha appena ceduto l’ennesimo ex, Alexis Sanchez, al Barcellona, e Maxi Coronel andato invece a quell’All Boys in cui nell’ultimo semestre aveva giocato Ortega.</p>
<p>Per finire, mentre Ballon e Abelairas guidano la lista di coloro che, mai protagonisti di recente, si stanno defilando senza troppo rumore, una schiera di ragazzini si sta pian piano ritagliando spazio in prima squadra secondo la più radicata tradizione ‘millonaria’. E’ il caso, fra gli altri, di Gaspar Servio, Santiango Gallucci Otero e Lucas Ocampos ma soprattutto delle già quotatissime punte Cristian Gary Insaurralde e Luis Vila, che sperano di avere la stessa opportunità di chi li ha preceduti di poco: in generale i convocati per i Mondiali Under 20 e poi i compagni di reparto Bou, Villalva e, inutile dirlo, quel Rogelio Funes Mori che, si rimettesse, rappresenterebbe un grande rinforzo pur trovandosi già in casa.</p><p></p>
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          <category><![CDATA[River Plate]]></category>
          
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          <title>Il calendario del prossimo campionato</title>
          <link><![CDATA[https://lapaginamillonaria.com/riverplate/Il-calendario-del-prossimo-campionato-20110720-0016.html]]></link>
          <pubDate>Tue, 16 Oct 2018 05:13:14 -0300</pubDate>
          <description><![CDATA[uscito il calendario del campionato di B nacional in cui giocherÃ il river plate <p>Già uscito da una decina di giorni il calendario del prossimo campionato di B Nacional, nelle ultime ore si è stabilito quando il River giocherà la partita d’esordio contro il Chacarita: martedì 16 agosto.</p>
<p>In ragione della partecipazione agli spareggi che ne aveva prolungato l’ultimo semestre, infatti, il Club aveva chiesto un posticipo del primo impegno, che si sarebbe comunque dovuto riprogrammare in una data precedente alla seconda giornata.</p>
<p>Digerita, forse, la retrocessione, il campionato cadetto si preannuncia duro e intrigante allo stesso tempo. Andranno in scena sfide tradizionali che avevano caratterizzato i decenni passati, quando c’erano altre gerarchie prima che a fare la differenza fossero i grandi capitali a disposizione solo di poche Società.</p>
<p class="column_row">Oltre proprio a quello inaugurale col Chacarita del doppio, leggenadario ex Renato Cesarini, spiccano i confronti col Ferro Carril Oeste e i più recentemente decaduti Rosario Central, Gimnasia y Esgrima La Plata e Huracan. Ma anche partite inedite o quasi come quelle contro Deportivo Merlo e soprattutto Guillermo Brown di Puerto Madryn, con quest’ultima che ci permette di considerare quanto la stagione che aspetta il River sia, contemporaneamente a un appuntamento che non si può fallire, l’occasione per una tournée argentina che potrebbe fare da collante fra realtà fino a oggi costrette per lo più a muoversi in compartimenti stagni. Nell’ottica di questa auspicabile riunificazione sportiva nazionale, che forse non a caso e nonostante il sacrificio spetta al Club più rappresentativo del Paese, la contemporanea inuagurazione della Coppa potrebbe fare il resto.</p>
<p>Di seguito gli appuntamenti della Banda nel girone d’andata della B Nacional, che a differenza della Primera Division si disputa nell’arco di due semestri e gli uomini di Almeyda concluderanno in casa, dove pure lo inizieranno, contro l’Almirante Brown.</p>
<p><strong>CALENDARIO:</strong></p>
<p>16 agosto (C) Chacarita Juniors<br>20 agosto (F) Independiente Rivadavia<br>27 agosto(C) Sportivo Desamparados<br>3 settembre (F) Quilmes<br>10 settembre (C) Defensa y Justicia<br>17 settembre (F) Deportivo Merlo<br>24 settembre (C) Gimnasia y Esgrima La Plata<br>1° ottobre (F) Ferro Carril Oeste<br>5 ottobre (C) Atlanta<br>8 ottobre (F) Huracán<br>15 ottobre (F) Instituto de Córdoba<br>29 ottobre (C) Aldosivi<br>5 novembre (F) Gimnasia y Esgrima de Jujuy<br>12 novembre (C) Atlético Tucumán<br>19 novembre (F) Guillermo Brown<br>26 novembre (C) Rosario Central<br>3 dicembre (F) Boca Unidos<br>10 dicembre (C) Patronato<br>17 dicembre (F) Almirante Brown</p><p></p>
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          <dc:creator><![CDATA[aciprandi]]></dc:creator>
          <category><![CDATA[River Plate]]></category>
          
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          <title>I primi convocati</title>
          <link><![CDATA[https://lapaginamillonaria.com/riverplate/I-primi-convocati-20110716-0006.html]]></link>
          <pubDate>Tue, 16 Oct 2018 05:13:14 -0300</pubDate>
          <description><![CDATA[la lista dei giocatori del river plate che faranno il precampionato a mar del plata <p class="column_row">Sono giornate particolari, quelle che precedono l’inizio della preparazione al campionato. E al River, questa volta, si stanno svolgendo in un clima ancor più singolare in ragione della presenza di una nuova guida tecnica e dell’urgenza che proprio essa ha di rimettere insieme i cocci.</p>
<p class="column_row">L’unicità di questo periodo risiede nella relatività di ogni progetto proprio quando si è alla ricerca di equilibrio, di un assetto. Dimenticando per un attimo i fatti e soprattutto misfatti dei dirigenti – che, Passarella in testa, sono appena stati attaccati nel corso della loro prima uscita del nuovo semestre davanti ai soci – principali responsabili di tanta incertezza sono gli eventuali rinnovi contrattuali e il mercato.</p>
<p class="column_row">Quest’ultimo in particolare, con le sue voci, i suoi tempi e le sue sorprese, fa sì che quel che è vero oggi già domani potrebbe essere smentito, e viceversa.</p>
<p class="column_row">Facendo i conti con tutte queste variabili, Almeyda ha diramato la lista dei convocati per il soggiorno a Mar del Plata, più precisamente Chapadmalal, coi lavori già programmati sul campo del Kimberley. A oggi il tecnico ha alcuni dubbi, parecchie certezze e altrettante aspettative. </p>
<p class="column_row">Dopo Cavenaghi, Alejandro Dominguez e Alayes, in arrivo potrebbero esserci i due centrocampisti Martin Aguirre e Carlos Sanchez, entrambi del Godoy Cruz benché il primo sia reduce da un’esperienza all’Olimpo. In partenza Mariano Pavone, che alla fine andrà in Inghilterra al Blackburn, anche se potrebbero andarsene pure Nasuti, in cerca di una collocazione, Mauro Diaz che invece pare destinato al Lanus e Acevedo che a dispetto della fiducia ricevuta dal Pelado sembra irremovibile sulla questione degli arretrati e opterebbe quindi per la rottura. Tutta da verificare, nel frattempo, la possibile permanenza di Ferrari, atteso a ore da colloqui decisivi.</p>
<p class="column_row">Rammarichi? Non potendo entrare nella testa né tanto meno leggere nei cuori di chi decide, ne hanno di certo i tifosi. Senza più Ortega e dopo le cessioni di Buonanotte e Lamela, c’è da augurarsi che la rinuncia alla fantasia porti a un valido investimento di quanto incassato.</p>
<p class="column_row">Tornando espressamente alla lista dei convocati, sono 29. Non sono stati inclusi causa di forza maggiore, ovvero la loro partecipazione agli imminenti Mondiali Under 20 in Colombia, il giovane portiere Rodrigo Rey, Leandro González Pirez, Germán Pezzella, Ezequiel Cirigliano e Roberto Pereyra. Almeno inizialmente, però, faranno parte del gruppo altri 5 giovanissimi: Gaspar Servio, Santiago Gallucci Otero, Lucas Ocampos, Luis Vila e Gary Insaurralde.</p>
<p class="column_row">Di seguito tutti i nomi:</p>
<p class="column_row"><strong>Portieri (4): </strong>Leandro Chichizola, Daniel Vega, Gonzalo Marinelli e Gaspar Servio.<br><strong>Difensori (10):</strong> Jonatan Maidana, Alexis Ferrero, Agustín Alayes, Adalberto Román, Juan Manuel Díaz, Carlos Arano, Luciano Abecasis, Ramiro Funes Mori, Maximiliano Coronel e Lucas Oban.<br><strong>Centrocampisti (6):</strong> Facundo Affranchino, Nicolás Domingo, Santiago Gallucci Otero, Mauro Díaz, Manuel Lanzini e Lucas Ocampos.<br><strong>Attaccanti (9):</strong> Alejandro Domínguez, Fernando Cavenaghi, Gabriel Funes Mori, Fabián Bordagaray, Daniel Villalva, Andrés Ríos, Gustavo Bou, Gary Insaurralde e Luis Vila.</p>
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          <dc:creator><![CDATA[aciprandi]]></dc:creator>
          <category><![CDATA[River Plate]]></category>
          
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          <title>Si ricomincia</title>
          <link><![CDATA[https://lapaginamillonaria.com/riverplate/Si-ricomincia-20110711-0006.html]]></link>
          <pubDate>Tue, 16 Oct 2018 05:13:14 -0300</pubDate>
          <description><![CDATA[il nuovo river plate di almeyda inizia la preparazione in vista del campionato <p>A due settimane dalla retrocessione e un mese e rotti dall’inizio del campionato di B Nacional, il River del nuovo tecnico Matias Almeyda ha iniziato ufficialmente la preparazione. Senza clamore.</p>
<p>Dall’ultima partita col Belgrano a oggi, in meno di quindici giorni e spesso in maniera sorprendente, si sono conclusi tre acquisti: quelli degli attaccanti Cavenaghi e Alejandro Dominguez, dolcemente tornati alla base, e dell’esperto difensore centrale Augustin Alayes, ex Estudiantes, Quilmes e Colo Colo. Si sono concretizzati però anche la cessione eccellente di Lamela alla Roma, che ha fatto seguito a quella di Buonanotte al Malaga, e i rientri dal prestito di Cristian Nasuti, Nicolas Domingo e Andres Rios.</p>
<p class="column_row">Il nuovo gruppo si sta pian piano componendo, ma per avere un’idea precisa degli uomini su cui potranno contare il Pelado e tutti i sostenitori della Banda vanno sciolti ancora alcuni nodi. Innanzitutto bisogna capire cosa sarà di Paulo Ferrari, ma resta da definire anche il futuro di Mariano Pavone, Jonatan Maidana, Walter Acevedo, Carlos Arano e Roberto Pereyra. In quanto a quest’ultimo, sarebbe prossimo a firmare col Benfica e in tal caso nelle casse di Núñez arriverebbero altri soldi: fra la sua cessione e quella di Lamela, il River potrebbe incassare fino a 26 milioni di euro.</p>
<p class="column_row">Fatto sta che poco alla volta ci si sta ritrovando, con l’idea di compattare il gruppo il più velocemente possibile. Già al lavoro Alayes, fra le assenze di rilievo alla convocazione di stamane quelle del Torito e del Chori, che hanno iniziato ad allenarsi separatamente, del Loncho, che è in attesa di accordarsi magari per un nuovo ciclo ‘millonario’, e di Roman, fermato in Paraguay dalle condizioni atmosferiche.</p>
<p>Ora giusto qualche giorno fra i campi e le palestre del Monumental e del centro sportivo di Ezeiza, poi il trasferimento a Mar del Plata.</p><p></p>
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          <dc:creator><![CDATA[aciprandi]]></dc:creator>
          <category><![CDATA[River Plate]]></category>
          
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          <title>ArRivederci</title>
          <link><![CDATA[https://lapaginamillonaria.com/riverplate/ArRivederci-20110627-0010.html]]></link>
          <pubDate>Tue, 16 Oct 2018 04:44:52 -0300</pubDate>
          <description><![CDATA[il river plate pareggia col belgrano in promocion e retrocede in B <p class="column_row">Ci vuole coraggio a sostenere quanto segue, ma dopo tanta disonestà, incompetenza e incapacità di reagire equamente distribuite fra protagonisti più o meno diretti del Mondo River recente, il tutto senza precedenti, ci voleva una tragedia per tornare a sperare nella resurrezione. E tutti sappiamo che per resuscitare bisogna prima morire, che è quanto accaduto ieri al Monumental.</p>
<p>Della cronaca si potrebbe, anzi si dovrebbe fare a meno. Non fosse che da essa sono venute le conferme ai risultati della conduzione del Club da anni a questa parte, sia dentro che fuori dal campo. Sì, perché le radici stanno nell’interminabile presidenza delinquenziale di Aguilar e dei suoi per passare poi a quella di Passarella, che anche a coloro che l’hanno sostenuto adesso dovrebbe risultare evidente quanto sia stato un semplice palliativo dopo i precedenti, infami otto anni – durante i quali si è anche vinto ma si sono innanzitutto accesi fuochi di paglia e nulla più, destinati a estinguersi come puntualmente è accaduto.</p>
<p>La cronaca, dicevamo. Fatta eccezione per una dimostrazione di volontà apparsa encomiabile principalmente perché era mancata negli ultimi mesi, la squadra ha comunque girato bene giusto una ventina di minuti nella seconda metà del primo tempo. Per il resto, se le due squadre si fossero scambiate le maglie non sarebbe cambiato molto. Il gol di Pavone e la miseria di un paio di conclusioni pur fuori di pochissimo hanno ricalcato il copione seguito dalla squadra durante tutto il semestre. Così come, va detto, le sviste dell’arbitro, nell’occasione Pezzotta: su tutte un nettissimo rigore su Caruso, negato, e un rosso risparmiato a Lollo, entrambi episodi che avrebbero potuto accrescere il vantaggio della Banda, già avanti nel risultato, e che la dicono lunga sui presunti appoggi in alto di cui godrebbe il Club, come anche in Italia qualcuno in settimana aveva avuto l’impudenza di scrivere con una retorica che si commenta da sola. In quanto al gioco, però, siamo alle solite: scarsissima contundenza e altrettanta jella. Ma si sa, la fortuna è gli audaci che aiuta… Veniamo così al gol del pareggio, subito a metà della ripresa ma che avrebbe potuto arrivare anche prima su un buco di Arano, scaturito dall’ennesima papera difensiva, questa volta un inconcepibile quanto sciagurato rinvio di J.M. Diaz addosso a Ferrero con rimpallo che ha liberato al tiro Farré. E poi il rigore fallito da Pavone, con cui personalmente mi sento comunque di solidarizzare, che è stato la secchiata d’acqua capace di spegnere definitivamente il fuoco di paglia di cui sopra.</p>
<p>Diciamocelo, dopo l’ottava partita consecutiva senza vittorie in una stagione che prevede poco più del doppio degli impegni bisogna arrendersi. </p>
<p>A monte però, per venire ai disastri combianti fuori dal campo, le solite scelte sconclusionate di J.J. Lopez che, dopo i ragazzini gettati nell’arena all’andata, questa volta ha penasato di affidare la manovra di centrocampo alla coppia Arano-Affranchino… e non solo per l’indiponibilità forzata di Almeyda e Ferrari. Inoltre, di nuovo escluso Funes Mori dopo che Buonanotte già non faceva più parte del gruppo da due settimane e, andando indietro nel tempo, a Ortega col suo genio si era già rinunciato a gennaio.</p>
<p>Ma alla fin dei conti cosa si poteva pretendere da una cozzaglia come questa? Giusto un paio di campioni oltretutto al limite delle proprie forze, un’infornata di giovani talenti che per mancanza di esperienza sono stati però troppo spesso annientati da avversari magari scarsi ma navigati e per finire altrettante mezze figure a cui tutto sommato non si può rinfacciare di averci potuto solo provare. Si vergogni chi li ha scelti, semmai! La realtà è che sotto le undici maglie con la banda rossa che di volta in volta sfilavano sui campi d’Argentina non c’erano giocatori che nel complesso potessero animare un vero River, l’ultimo di 110 anni di storia durante i quali mai ci si era allontanati tanto da un’identità.</p>
<p>A poco vale pensare a illustri, anche recenti predecessori in questa discesa all’inferno che tanto sollazzo dà agli avversari. Dei nomi di Milan, Manchester United, Corinthians, Vasco da Gama e Juventus a cui proprio nelle ultime settimane se ne sono sommati altri un po’ meno gloriosi ma pur sempre clamorosi, dal Monaco al Deportivo La Coruña, al West Ham, alla Sampdoria, nessun ‘millonario’ se ne fa nulla in queste ore. Ma alla luce di tanti casi che sembravano impossibili sono proprio i superstiti di oggi, coloro che da qualche ora stanno godendo di una gioia impensabile, a dover vigilare. Del River in B si potrà ridere, ma del Club nel suo complesso e della sua storia, della sua importanza imprescindibile nel calcio praticamente da sempre, no. E se nemmeno queste hanno potuto qualcosa di fronte alla pessima gestione di una misera manciata di anni rispetto a un secolo abbondante di fasti e cultura sportiva allora sarà davvero il caso che gli altri vadano oltre gli sfottò e inizino ad ammettere tutto il male che trasversalmente sta attraversando l’ambiente calcistico, al di là dei titoli di certi giornali favorevoli e dei panni sporchi nascostanmente lavati nei corridoi di numerosissimi Club. Il River è collassato, ma gli è solo andata male rispetto a tanti altri.</p>
<p>Detto questo, ci sarà molto di cui discutere da qui in poi a partire da una situazione finanziaria deficitaria che potrebbe aprire scenari anche peggiori, ma al momento, oggi, data anche l’emozione, resta poco da aggiungere.<br>Solo un’ultima considerazione: che cadano le teste che devono, ma che quelle di chi da sempre giura fedeltà alla causa ‘millonaria’ nel bene e nel male, ora che si è arrivati al peggio, restino bene alte!</p>
<p>Per i numeridella partita vi rimando a http://www.riverplate.com/Noticias/futbol-profesional/Torneos-Locales/Torneo-Clausura-2011/10344-sintesis-ficha-river-vs-belgrano.html</p><p></p>
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          <category><![CDATA[River Plate]]></category>
          
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          <title>River Plate 1 Colon 1</title>
          <link><![CDATA[https://lapaginamillonaria.com/riverplate/River-Plate-1-Colon-1-20110606-0002.html]]></link>
          <pubDate>Tue, 16 Oct 2018 04:44:52 -0300</pubDate>
          <description><![CDATA[river plate e colon pareggiano 1-1 per il clausura 2011 <p>I presupposti erano pessimi. Dopo la vittoria ottenuta venerdì sera dall’Arsenal sull’Olimpo, qualsiasi risultato il River avesse fatto contro il Colon ieri sera e avesse poi fatto fino alla fine del Clausura i contemporanei successi delle due protagoniste della citata sfida di Sarandì negli ultimi due turni di campionato sarebbero stati sufficienti a condannare la Banda agli spareggi. Sempre che non crollasse il Tigre, quarto protagonista della lotta per la salvezza diretta. Ad aggravare le cose, in chiave psicologica, il timore che potessero allungarsi due serie: quella delle ultime 4 giornate senza vittoria e dei 4 ultimi precedenti casalinghi col Colon, ugualmente senza successi.</p>
<p class="column_row">La settimana era stata anche agitata dalle discussioni sul modulo tattico da adottare, con JJ Lopez criticato per la sua presunta incapacità di dare impulso all’attacco, di gran lunga il reparto che meno ha reso negli ultimi mesi. Risultato, davanti alla difesa titolare un centrocampo arricchito dall’insolito innesto di Lanzini in sostituzione di Acevedo (quindi con propositi più offensivi che di contenimento) e una prima linea dinamica con Lamela dietro ai mobili Buonanotte e Caruso, nella speranza dell’ennesima prestazione sorprendente dell’ex Velez e Godoy Cruz. Sacrificato Pavone, relegato in panchina in attesa del suo probabile trasferimento in Messico.</p>
<p>Alla fine, ad eccezione di Almeyda e Ferrari, proprio Caruso è stato praticamente l’unico a fare il proprio dovere: un gol l’ha messo. Peccato però che sia stato solo quello del pareggio dopo che Fuertes, ancora lui, sempre lui, aveva portato in vantaggio gli ospiti spingendo la Banda sull’orlo del baratro. E dire che con la sconfitta del Tigre, maturata giusto un’ora prima, la serata avrebbe potuto concludersi con un sospiro di sollievo… Cosa ci sarebbe voluto perché andasse così? Di sicuro una prova corale di maggiore spessore, qualcosa che al di là dei giri a vuoto di Lamela non obbligasse il tecnico a togliere in corsa due cervelli dai piedi buoni ma le idee confuse come Lanzini e Buonanotte – le novità del momento, i presunti artefici di una possibile svolta – per inserire altrettanti attaccanti alla disperata ricerca di una conclusione vincente qualsiasi. E invece, per quanto i nuovi entrati Funes Mori e Pavone abbiano confezionato l’azione culminata nel gol dell’1-1, questa mossa si è dimostrata estrema quanto inutile, complice anche la sfortuna che sotto forma di palo ha negato la gioia personale al Tanque e il successo alla Banda.</p>
<p>Morale, quinta partita senza vittoria e 3 soli punti raccolti degli ultimi 15 in palio. Ma anche quarto incontro casalingo senza la posta piena – appena 2 punti su 12 quelli fatti in quest’ultimo scorcio di campionato al Monumental e, in generale, solo 3 le vittorie ottenute di fronte al pubblico amico in 9 occasioni. Poco, troppo poco per questi tifosi, fedeli fino in fondo e che da ieri sera devono anche accontentarsi delle esternazioni col contagocce della squadra, con JJ Lopez che ha financo annullato la conferenza stampa del dopo-partita.</p>
<p>Adesso le cose si fanno dure, durissime. Soprattutto in considerazione dei prossimi avversari dell’Olimpo, il rivale da temere maggiormente: Newell’s in casa e Quilmes fuori, con l’allenatore di questi ultimi che per di più minaccia di schierare i ragazzini se ora di allora i Cerveceros fossero già matematicamente retrocessi. Forse quindi è il caso di far conto sul Tigre, sconfitto in quest’ultima giornata e che il prossimo fine settimana potrebbe perdere altri punti vitali contro l’Independiente, a sua volta in caccia della qualificazione alle Coppe. Ma soprattutto il River dovrà battere i campioni uscenti dell’Estudiantes…</p>
<p>Per i numeri di questa partita vi rimando a http://www.riverplate.com/Noticias/futbol-profesional/Torneos-Locales/Torneo-Clausura-2011/10138-ficha-sintesis-resumen-river-vs-colon-17-fecha.html</p><p></p>
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          <category><![CDATA[River Plate]]></category>
          
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